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“In questa sezione troverete tutte le ultime notizie, mostre, partecipazioni alle manifestazioni , i relativi report e quelle che spesso sono considerazioni o riflessioni sulla professione, sulla realtà che ci circonda e sul mondo, insomma il mio piccolo e personale speak corner”.

    BLOIS, FIRENZE E L'AUTUNNO DI UNA VOLTA

    Ultima trasferta dell'anno, che credevo fosse verso i caldi venti del Santa Ana californiano, e che invece avrà la caratteristica delle gelide temperature della Francia centrale.
    Infatti non ricordavo più di avere questo ultimo impegno promozionale, e meno male che l'editore mi ha inviato una email per ricordarmelo, altrimenti avrei fatto una pessima figura, perché avevo programmato un viaggio nello stesso periodo per andare dal CTN a Burbank. Tuttavia BDBOUM, dove sono diretto, è un festival tra i più grandi e con moltissimi autori (credo che siano intorno ai 200) e svariati eventi, per cui andare non è mai un sacrificio ma una piacevole consuetudine, perché è un avvenimento importante e ben organizzato, di cui Bruno Genini è il perfetto responsabile.

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    Il manifesto del Festival realizzato da Emmanuel Lepage.

    A conti fatti però, tra due giorni di lezione a Firenze, quelli della manifestazione ed ancora due giorni all'Accademia Nemo per le lezioni della prossima settimana, sarò fuori casa per quasi dieci giorni. Avevo previsto con l'abbondare dei giorni, un ampliamento del mio report con estensione fiorentina, includendo anche le mirabolanti avventure nel capoluogo toscano, avventure però, che con l'intensità delle lezioni e la scarsità del tempo, sono rimaste nella tastiera. E adesso sono qui a scrivere mentre col volo Air France (insieme al mio amico e collega Gradimir Smudja) siamo indirizzati verso Parigi Charles De Gaulle, come sempre.

    Il tempo non è splendido, ma rimane un'oasi di tranquillità all'interno di un periodo meteorologicamente instabile, che ha riportato alla memoria di tutti quello che rappresenterebbero gli standard del periodo autunnale, se per anni non ci fossimo abituati al tempo mite, riportando come protagonista: la pioggia.
    Ma siccome siamo nei tempi dell'abbondanza e dell'esagerazione, per mancanza endemica in ogni cosa della giusta misura, ne ha portata fin troppa, per cui sono
    proliferati allarmi di ogni colore, sono esondati fiumi, sono state chiuse scuole, sono caduti alberi, e si alzato il livello del mare affogando una delle più belle città d'Italia, della serie quando si devono fare le cose, che vengano fatte al meglio; e nella scala negativa dei valori, questo Paese non lo batte nessuno, neanche allo scatenarsi di eventi di cui non è neanche il diretto responsabile.

    Dopo anni in cui siamo stati quasi indivisibili, tra mostre e festival, io e Gradimir, il mio compagno di viaggio, abbiamo avuto un intervallo di qualche anno in cui, per vari motivi, mancando le coincidenze necessarie, abbiamo diradato le nostre partecipazioni insieme, vedendosi solo di sfuggita. Ma a Lucca, saputo che avremmo avuto le stessa destinazione (e da pochi giorni gli stessi orari e i medesimi mezzi di trasporto), abbiamo concordato l'incontro all'aeroporto Amerigo Vespucci.
    Gradimir è un serbo molto simpatico, che con la famiglia è fuggito dall'ex-Jugoslavia per tempo, girando l'Europa e stazionando in Germania prima e in Svizzera poi, per finire con l'intera famiglia, in quel di Capannori, vicino a Lucca, dove abita da molti anni. È un autore completo e un incredibile artista, ed uso il termine "artista" (per me cosa abbastanza rara) perché le sue tavole sono davvero una gioia per gli occhi, belle, multicolori, ricche di dettagli e infinitamente suggestive, al punto che lavora moltissimo con la vendita dei suoi originali, molto ricercati quanto apprezzati. È amato dai suoi lettori e da molta altra gente, ma come succede con autori molto bravi che realizzano opere con un alto valore commerciale, alcune di queste usano la loro presunta "amicizia" per scroccargli qualcosa o per cercare di avere prezzi e offerte di favore, finendo così spesso vittima della propria bontà e generosità. Con me ha un curioso rapporto di fiducia, che negli anni si è consolidato e che mi fa apparire ai suoi occhi un po' come una sorta di "grillo parlante" che gli da dei consigli (spero utili),  non sapendo che anche il sottoscritto in realtà, ne avrebbe molto bisogno. Così ci apprezziamo molto, ci lega una certa complicità, ore di chiacchiere insieme (specialmente quando un tempo andavamo ai festival in auto) e un amicizia sincera.
    Non essendo però vicini di posto in aereo, causa un check-in on-line fatto direttamente dall'organizzazione, ci troviamo a tre file di distanza e questo mi ha permesso di iniziare questo report, mentre dal finestrino un bel sole risplende sulle Alpi innevate di una neve che sicuramente farà felice legioni di gestori di stazioni sciistiche dell'arco alpino, preludio a una stagione invernale che è iniziate con tempistiche perfette.

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    Firenze si fa natalizia, la grande mela in via Tornabuoni.

    A Parigi abbiamo due ore di tempo prima di prendere il TGV in direzione di Bordeaux, ci sediamo a un baretto e mi mangio un panino, la conversazione scorre tranquilla: i problemi di lavoro, la famiglia, la politica.
    Una mezz'ora prima della partenza ci avviamo verso il terminal dei treni, il nostro pare in orario, ma avendo le aperture verso l'esterno, il freddo e la nebbia che nel frattempo ha catturato la città, si sente tutto e riprendiamo giacconi e sciarpe, la Francia è tutta qui, spiegabile in una dozzina di gradi celsius di differenza.
    Sul treno veloce ci separiamo di nuovo, io ho il 23 mentre Gradimir il 101, anche se la vettura è la stessa.
    È ovvio che non tutte le ciambelle riescono col buco, la coincidenza che dovremmo prendere a Saint Pierre de Corps ha un intervallo di ben 11 minuti tra il nostro arrivo col TGV, e il regionale che dovremmo prendere ma, come si dice, il problema non si pone, perché pur arrivando in orario, seppur con minimo scarto, scopriamo che il nostro treno è stato soppresso. Da un lato è quasi un sollievo constatare che anche in Francia qualcosa va storto, i treni ritardano e vengono soppressi è il tutto si avvicina al nostro paese, dall'altro però, prende forma il reale giramento di coglioni.
    Scopriamo che il treno successivo che potremmo prendere parte quasi mezz'ora dopo, in fondo non è una tragedia: aspettiamo.
    Il fatto è che anche questo comincia ad accumulare ritardo, prima dieci, poi quindici, fino ad arrivare a quaranta minuti di ritardo, telefoniamo all'organizzazione per avvisare del nostro ritardo ma poi, alla fine, ci accorgiamo che esiste un'altra opzione sulla stessa linea funestata da problemi, è in transito infatti un altro treno in direzione Orleans che ferma a Blois-Chambord.
    Increduli aspettiamo e, con mille titubanze, alla fine lo prendiamo, è carico di pendolari che rientrano a casa, alcuni di loro muniti anche di biciclette e dobbiamo perciò stare in piedi condividendo spazi angusti, ma alla fine con un'oretta e mezza di ritardo ce la caviamo.
    Scopriamo di non avere le camere nello stesso hotel, Gradimir alloggia al Novotel, io all'Ibis, facciamo intanto il check con lo chauffeur che ci attende paziente, per portarci in seguito al ristorante Monarque, dove è prevista la cena del giovedì.
    È freddo, ma il calore degli ospiti ci accoglie con entusiasmo e facciamo subito la conoscenza con nuovi e vecchi amici, gli organizzatori Bruno Genini, Tomás, Julie, Jean-Pierre, Jean-Charles e Valeriè, il nostro contatto logistico, poi ci sediamo e ceniamo, accanto a me Michel Jans di fronte Barbaud, nel tavolo opposto Serge Le Tendre e Emmanuel Lepage.
    La giornata, lunghissima e stancante si può dire che finisce qui, sia io che Gradimir lasciamo a poco a poco scemare la conversazione, non ne abbiamo più, è l'ora di andarsene a letto e noi, docilmente ci ritiriamo.

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    La scalinata dedicata a Lucky Luke e comprimari, i personaggi di Morris e Goscinny che ancora oggi cavalcano da protagonisti le classifiche di vendita del mercato franco-belga. 

    Sveglia con il sole, e non è poco, visto che vengo da giorni e giorni di pioggia, ispira quasi fiducia.
    Mi dirigo alla scalinata che riporta Luky Luke, Saltafossi e uno dei fratelli Dalton, per chi conosce il personaggio di Morris e Goscinny, scatto una foto e mi dirigo verso la piazza principale dove sono allocati la tenso-struttura e il fulcro della manifestazione.
    Sono nel padiglione all'interno del palazzo Halle aux Grains lo stand Mosquito è situato qui, insieme ai grandi, quei pochi che ci sono (io ho visto solo Futuropolis), al piano superiore la mostra di Boucq, e quella di Noctambule, faccio un veloce giro ma sono un po' in ritardo e non mi piace farmi aspettare, per cui vado a posizionarmi e, inutile dire, comincio per non fermarmi più fino alle 13,00 e oltre.
    Vado diretto al Novotel (tre minuti a piedi) dove saranno serviti pranzi e cene per l'intera durata del festival, ma qui mi trovo di fronte a buffet già assaliti e tavoli con pochi posti liberi (i tavoli da otto posti disseminata al piano terra dell'hotel sono davvero tanti) , del resto la tribù da foraggiare è enorme, mi siedo in uno dei pochi tavoli dove ancora rimangono qualche posto libero.
    Gradimir non si vede all'orizzonte, non so dove sia anche perché non ho visto nulla, potrebbe anche essere allo stand di fianco a dove sono io (in realtà non molto distante). Sono al tavolo di Achdé, il disegnatore di Lucky Luke (ironia del destino) quello cioè che ha preso il posto di Morris alla sua morte, è simpatico e ci conosciamo da tempo, a dire il vero c'era anche la sera prima e ha tentato di salutarmi ma evidentemente non l'avevo visto. Poi accanto a me siedono una giovane coppia simpatica di benevoles, Tomàs e Julie, che mi era stata presentata la sera prima, e in loro scambiamo quattro chiacchiere amabilmente, fino a che non arriva Gradimir con Darko Perovic, un serbo che lavora anche per Bonelli e che conosco dai tempi di Makraska, e terminiamo il pranzo siete.

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    Un italiano tra balcanici, Ivan Stojkovic, Darko Perovic, l'italico e Gradimir Smudja.

    Poi ci dirigiamo alla biblioteca pubblica per vedere la mostra organizzata da Mosquito: "Il western italiano", che comprendono riproduzioni di Battaglia, Toppi, Serpieri, Vianello, Serpieri, Tisselli e il sottoscritto, qui incontriamo Baru con la moglie con cui amabilmente conversiamo e che dimostra di apprezzare le mie opere.
    Un breve giro nel padiglione esterno sotto la tenso-struttura, per vedere ulteriori postazioni di disegnatori e ulteriori espositori, poi di nuovo a lavoro.
    Sarò monotono ma qui devo staccare inevitabilmente, perché riprendo alle 15,00 e vado sparato fino alle 19,00, per poi dirigermi da Gradimir che deve terminare (è un classico), mentre rischiamo che spengano le luci dell'esposizione, poi con Jean Charles, Gani andiamo diretti fino al Chateau de Blois dove si inaugura il festival.
    Arriviamo in tempo per vedere la parte finale e per dirigerci come tutti verso il buffet, e qui è un proliferare di personaggi e colleghi che conosco, Lax (Christian Lacroix), Baru, Loisel e consorte e scambiamo due parole tra tutti.
    Poi con leggero anticipo ci dirigiamo verso il Novotel, qui verrà servita la cena e quando arriveranno tutti (non a caso molti se ne sono già andata) ci sarà l'accaparramento dei posti per andare "con chi". Al Novotel scambiamo quattro chiacchiere con Zidrou, e Gregoire  Sagan (Gradimir in questo è una calamita, s'intrufola tra le persone con battute e sorrisi, ha una grande capacità di condivisione che un po' gli invidio, io anche se non mi tiro mai indietro ad ogni conversazione, sono molto più orso), il primo è un famoso sceneggiatore mentre l'altro un editor di Delcourt, poi andiamo a sederci al tavolo di Hermann due organizzatori di mostre e poi arrivano Etienne Le Roux un disegnatore e Gregoire, e con quest'ultimo è molto simpatico conversare per tutta la sera, essendo editor e librario al tempo stesso, è interessante scambiare opinioni su molte cose, spesso finendo per convenire sulle stesse considerazioni.
    C'è da dire che a tutti invidio un po' dell'entusiasmo che dimostrano nel fare, nell'esserci e nel parlare, io sto al gioco (vi giuro che non si percepisce, anzi) ma talvolta faccio tutto solo per legittimare la mia presenza, a volte mi sembra di essere estraneo, a volte meno, alla fine mi convinco di essere nel posto giusto, ma mi pare una convinzione più accettata che sentita.
    Io sono alloggiato all'Ibis, non è lontanissimo ma devo uscire e imbarcarmi in una camminata, e approfittando in un momento di stanca, prendo la palla al balzo e, come spesso mi accade, improvvisamente saluto tutti, mi alzo e me ne vado (anche Gradimir approfitta e mi segue).
    Ecco, in certe occasioni ho la netta sensazione di non essere capace di sfilarmi dalle situazioni con eleganza, quando mi accorgo che mi sto rompendo le palle non faccio discorsi: mi alzo e me ne vado. Sono incorreggibile, lo so, ma faccio sempre lo stesso, non riesco a modificarmi, ho il timore di essere preso per scontroso anche se un minuto prima conversavo con chiunque, ma poi al momento che mi scatta il momento dell'addio, non mi perdo in convenevoli inutili.
    Spero di non apparire scortese.
    Ad ogni modo: buona notte.

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    La mostra "Le western italien" organizzata da Mosquito presso la Bibliothèque Abbè-Grégoire.

    Mi sveglio riposato, il letto dell'Ibis devo riconoscere che è comodo, fuori si capisce che la notte non si è risparmiata e ha gettato acqua su Blois a dintorni, e il cielo minaccia ancora pioggia.
    Ma per fortuna al momento di uscire la minaccia è rimasta tale, e tranquillamente arrivo alla piazza della manifestazione, un breve giro e un saluto a tutti per ricominciare come se non avessimo mai terminato.
    E va così fino alle 13,00.
    A pranzo sono con Michel e "Cisco" Francisc Grimalt, autore catalano di Mosquito, è simpatico e parliamo amabilmente per l'intero pranzo, io alla fine li lascio per dirigermi verso la biblioteca, voglio fare un paio di foto all'esposizione con la mia camera. Prima di rientrare allo stand faccio un giro al padiglione esterno, qui trovo Gradimir e Darko allo stand di autori serbi, ed insieme andiamo a prenderci una birretta.
    Poi il valzer ricomincia a suonare intorno alle 15,00 e da qui fino alle 19,00 non smetterà più di intonare la sua melodia: una faticaccia.
    Mi metto ad aspettare Gradimir che non è felice fino a quando non vede le luci spegnersi, e invece di andare al cinema Lobis dove consegneranno i premi, ci dirigiamo al Novotel dove anche stasera sarà servita la cena, e ben presto scopriamo che alla premiazione ci deve davvero essere poca gente, perché alla spicciolata arriva un sacco di persone, che si mette a sfumacchiare fuori dell'albergo in attesa di entrare.
    All'interno dell'hotel c'è chi si fa l'aperitivo, a Gradimir viene offerto una bevuta ed a me pure, e dovendo scegliere scelgo uno Champagne, che mi viene offerto da Gregoire, l'editor Delcourt, scroccandoglielo vilmente (giuro, pensavo fosse offerto dall'organizzazione e comunque non pensavo che l'offrisse lui).
    Ci sediamo allo stesso posto della sera prima, accanto però ho Gani Yakupi un simpatico sceneggiatore di origine kosovara e oltre lui c'è di nuovo Hermann con la moglie, e sull'altro un Gradimir stanchissimo (come se io fossi fresco come una rosa). La cena scorre in modo  piacevole anche se molto lentamente, si è dovuto attendere chi realmente era andato alla premiazione (oltre ai premiati), poi mentre Gani si era alzato per andare a salutare un collega, con Hermann ci mettiamo a parlare... non ricordo più di cosa, ma a un certo punto, avendo accanto a me uno dei miei miti di disegnatore dell'età adolescenziale, non posso fare a meno di dirgli della prima volta che vidi il suo Comanche, pubblicato in bianco e nero sul Corriere dei Piccoli, e di come mi lasciò a bocca aperta. E il ricordo è così nitido che lo riverbero ancora: Red Dust con la sella a terra alza il braccio col fucile per fermare la diligenza, esattamente come John Wayne interpretando Johnny Ringo in Ombre rosse (Stagecoach) di Ford, dietro una collina piena di alberi di basso fusto": una folgorazione.

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    La cena del sabato presso il Novotel, da destra: Gradimir Smudja, il sottoscritto, Gani Yakupi e Hermann.

    Hermann ride consapevole e di gusto dopo la mia circostanziata descrizione, e si lascia scappare un "...erano bei tempi" che dice tutto, e poi mi soffermo sul veloce duello di Red Dust con Hondo poche vignette dopo, un pistolero evidentemente assoldato per fare sloggiare Comanche dal suo ranch, un duello mitico perché si consuma senza che il lettore veda sfoderare le pistole perché lo si legge unicamente attraverso gli spari e il volto stupito del postiglione. Tanto è veloce Red Dust che nella vignetta dopo lui ha già la pistola nel fodero e sull'avversario ancora in piedi, con la pistola in mano ma col volto stupito di chi è stato fregato in velocità
    Nell'aria solo un po' di polvere.
    Mitica.
    Anche qui Hermann sorride compiaciuto ( al contrario di chi lo definisce un burbero scontroso), ma io credo che l'idea fosse tutta di Greg, altro gigante della sceneggiatura.
    La cena continua lentamente portata dopo portata, ma dopo il formaggio, pietanza imprescindibile per ogni pranzo francese, io e Gani decidiamoci allontanarci, siamo tutti e due ospiti dell'Ibis e ci attendono cinque minuti di passeggiata che scorre tranquilla in una serata mite e senza pioggia.
    Stop.

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    La Halle aux Grains, la struttura centrale dove si svolgeva la manifestazione. Nella foto centrale la tenso-struttura esterna con ulteriori stands.

    La sveglia della domenica suona su un giorno stranamente limpido, con un cielo senza una nuvola, quando dalle previsioni doveva dare acqua... segno che il meteo non è una scienza esatta neanche qui.
    Prima di dirigermi alla manifestazione, e complice il sole che fa risplendere anche le cose più grigie, vado verso il castello per scattare alcune foto, la sera di venerdì in occasione della inaugurazione avevo il cellulare spento e non ho potuto farvi delle foto.
    Il castello, la piazzetta e l'architettura francese è inconfondibile, e non mi meraviglierei se vedessi uscire da una porta un moschettiere, potenza delle convenzioni.
    Poi di nuovo al festival, e cominciamo come sempre, allo stand ho già tre persone che mi aspettano, ma vanno a dormire questi?
    Alla fine della mattina, con Michel che mi aveva già invitato ad andare a pranzo, mentre sto terminando l'ultima dedica, mi ritrovo di fronte un bambino di circa otto o nove anni con un padre giovane e teneramente attento, si mettono a sfogliare un mio libro, il bambino mostra un interesse fuori dall'ordinario, gira e si rigira le pagine osservandole con attenzione, e il padre lo asseconda parlandogli amorevolmente e spiegandogli molte cose: sono meravigliosi. Alla fine si fanno fare una dedica (ma è ovvio che è per il figlio, davvero innamorato di ciò che aveva visto), io non posso fare a meno di confermare al padre lo stupore e la bellezza di vedere un bambino di quella età così interessato (in Italia ne ricordo solo uno che venne portato via con decisione dal padre, neanche fossi un pusher di metanfetamine) ma non gli dico che il suo amore e la sua attenzione mi hanno colpito altrettanto, e lui mi confessa che dall'età di quattro anni il figlio divora fumetti e disegna con amore e passione e che lui asseconda questa sua vocazione, chiudendo così un quadro talmente edificante da sembrare quasi finto.
    Fare dei paragoni diventa antipatico ma sopratutto autolesionista, ad ogni modo avere un figlio in quel modo può essere possibile solo in un paese dove alla cultura non è riservato lo sgabuzzino ma un posto di primo piano, dove le maestre e le scolaresche (venute in gran numero il venerdì mattina) sanno di cosa parlano e sanno cosa dire, e dove uno spazio permanente è destinato al fumetto dove periodicamente si allestiscono mostre di autori, e realizzate come Dio comanda.
    E poi avere un figlio così è possibile solo con un padre del genere, vi garantisco che vederli uniti in quella complicità mi ha riscaldato il cuore, e sono andato a pranzo più felice, anche perché ho pensato che, probabilmente, quelle pagine potrebbero rappresentare per quel bambino un ricordo esattamente come quello che è stato per me quelle di Hermann, e la cosa mi ha fatto piacere, sopratutto pensando a quanto seppure col nostro piccolo, infinitesimale contributo, possiamo modificare nella vita degli altri, magari migliorandola.
    Poi, saltato il momento libro Cuore, con Michel ci dirigiamo al Novotel, qui ci accomodiamo ad un tavolo a sei con Gani, Francisc Grimalt, un autore libanese e un critico di ActuaBD, Didier Pasamonik, un sito tra i più importanti del panorama francese, di questi non ce n'è uno della stessa nazione, neanche fossimo una delegazione delle Nazioni Unite. Qui la conversazione è piacevole, ma alla fine mi stacco da tutti per andare a vedere la mostra alla Maison de la BD di Emmanuel Lepage, un amico e collega di rara perizia grafica e raffinata tecnica, uno dei più bravi disegnatori francesi in circolazione.
    Ritorno allo stand e trovo un giovane italiano di nome Vasco (ricordo la dedica), che insegna Storia della Musica all'Università di Tours e vive in quella città da quindici anni, è un appassionato di fumetti e il padre è stato l'artefice di questa passione, sia lui che il genitore sono miei appassionati lettori e mi conoscono dai primi Nathan Never. Ancora non si è formata la fila e ci mettiamo a parlare, mi racconta le sue vicissitudini e mi descrive la facilità di entrare all'università in un concorso per cinque aspiranti, di cui tre francesi (prima gli italiani!!! tanto per non fare paragoni), evidentemente era il migliore e qui, come per magia, le qualità vengono premiate, do you remember something?
    Purtroppo devo lasciare la conversazione, arrivano altri lettori e non si può cazzeggiare, il tutto procede tranquillamente, il pomeriggio è meno intenso degli altri giorni e arriviamo all'ora di chiusura senza patemi.
    Un saluto agli autori in partenza che ci capita di incontrare, e una birretta giusto per sfruttare gli ultimi tickets rimasti che regalo a Gradimir che decide di rimane per aspettare i compari serbi, io mi dirigo di gran carriera all'albergo, alle 19,00 inizia la partita di Volley di mia figlia e non mi voglio perdere lo streaming Facebook, visto il prospettarsi dell'inaspettata possibilità di vederla.
    E infatti non lo è, al seguito della squadra manca l'accompagnatore che detiene la telecamera che viene posizionata per fare la riprese, per cui salta tutto mi ritrovo solo nella camera.
    Motivo in più per rilassarsi.
    (PS La partita è finita 3 a 2, perdevano di due set a zero de hanno rimontato di due set per finire al tie-break vincendola 15 a 13, mi sono perso probabilmente la più bella partita di questo scorcio di stagione, esattamente come la gag di Raimondo Vianello che durante una partita di calcio alla TV che naviga su uno stanco 0 a 0 gli si spegne il televisore al 43imo minuto del secondo tempo, e quando il video gli riappare è terminata con un 5 a 4, e il contrasto diviene esilarante).
    Alla cena stasera siamo molti meno, solo pochi autori (quelli che partiranno il giorno dopo) e tutti i benevoles che, anche se ancora devono terminare alcune cose, si godono il meritato relax di fine festival. Ma sono stanchi e poco ciarlieri, lo si legge nei loro magri interventi, il down dopo l'adrenalinica pressione dei giorni precedenti si fa sentire.
    Al tavolo con un simpatico Fabrice Meddour, Bruno, Jean Pierre, Jean Marc ed altri, Gradimir trattiene tutti con l'ascolto di una sorta di personale playlist di musica (e dentro c'è davvero di tutto, dai Daft Punk a Dalla, alla musica galiziana, da Ennio Morricone fino a Brassens) poi, come il giorno prima, arriva la mia adunata, alzo il culo e mi permetto (sicuramente per merito della riflessione del giorno precedente) di salutare tutti i presenti al tavolo (e non solo), ma mi guardo bene di andare nell'altra stanza, per poi dirigermi diretto all'uscita, con un senso incondizionato di liberazione, vivendo il mio arrivo all'hotel come un grande traguardo.
    Lo so che sembro esagerato, ma in certe situazioni ci sguazzo con tanta tranquillità da rasentare la consuetudine quanto riesco a stufarmi in un nanosecondo e abbandono il convivio. Che volete che vi dica?

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    Alcune immagini di Blois, nell'ultima foto il tranquillo scorrere della Loira.

    È lunedì mattina, e oggi che posso dormire di più mi sveglio alla stessa ora, ovvio.
    Faccio colazione e cazzeggio col Wi-Fi, scribacchio e mi angoscio, controllo la partenza e le coincidenze dei treni e sono in ambasce per Gradimir che è alloggiato altrove, deve venire al mio hotel, ma deve anche disegnare qualcosa alla manifestazione e, conoscendolo, so che può perdere la cognizione del tempo e arrivare in ritardo, e non riesco ad agganciare il suo cellulare, mi suona a morto.
    Ora, la nostra tranquillità ce la guadagneremo una volta seduti sul TGV a Saint Pierre de Corps, ma fino a lì tra partenza da una stazione minore e che all'andata non è stata così sicura avendo soppresso un treno ed essere arrivati con un'ora e mezza di ritardo, e i soli venti minuti di tempo per prendere il TGV, autorizzano il mio stress non solo a sguazzare in un'orgia di divertimento ma a garantirsi una piena realizzazione.
    Staremo a vedere.
    Adesso, seduto nella hall dell'Ibis in attesa del compare e del successivo trasporto, non mi resta che osservare lo scorrere della tranquilla vita cittadina della provincia francese, nel grigiore di questa giornata piovosa, uggiosa e anonima.
    Arriva Valerie con la sua vettura privata, gli altri chauffeurs oggi lavorano e tocca a lei, è in perfetto orario e almeno questo step lo abbiamo superato brillantemente.
    Al binario 6 della stazione di Blois-Chambord il treno ha cinque minuti di ritardo, che recupera tranquillamente arrivando in orario, ma qui assistiamo alla gestione dei "furbetti" locali, il controllore (che curiosamente qui controlla) arrivato di fronte al wc, trovandolo chiuso, bussa per verificare che chi è all'interno gli mostri il suo biglietto, questo tergiversa un po' troppo, e dopo averlo richiamato più di una volta ha chiamato un suo collega e hanno aspettato che uscisse, appena è uscito ha giustificando i suoi bisogni corporali e tirato fuori un abbonamento che evidentemente era scaduto, questi avranno chiamato la locale Polifer e poi non ho visto l'epilogo perché alla stazione successiva siamo scesi.
    Che c'è di curioso? È che sulle linee che frequento io, spesso, in una percentuale altissima non vengono controllati i biglietti e quindi specialmente su alcuni orari i "furbetti" proliferano ed hanno campo facile, i controllori spesso sono soli, per cui l'esito di certe operazioni dipendono sempre da chi ti trovi di fronte e da quanta resistenza fa, anche se c'è da dire che quelle rare volte a cui ho assistito chi ha gestito la situazione lo ha fatto egregiamente, ma temo che le maglie della rete (i controlli) qui siano dannatamente più strette.
    Adesso sono sul TGV in direzione Charles De Gaulle, e osservo il mio stress arroccato in un angolo che si fa grigio e sta diventando sempre più piccolo, e so che appena ritorno con lo sguardo su di lui sarà scomparso definitivamente per mancanza di ossigeno. A dire il vero, stare con Gradimir riduce almeno quel tipo di stress, poi lui ti bombarda con le sue riflessioni come fosse un fighter che ha stringo all'angolo l'avversario, ma questa è ad ogni modo tutta un'altra cosa.
    All'aeroporto dobbiamo attendere quasi tre ore, spizzichiamo io una specie di torta salata e un panino, dopo aver fatto il check-in on-line a Gradimir, spendiamo un po' di tempo e ci dirigiamo al gate dopo i relativi controlli. Tra una chiacchiera e l'altra arriviamo all'imbarco ed è qui in fila che mi sorge un dubbio: l'arrivo dei miei amici a Firenze dagli States era previsto alle 19,30, e qui mi sovviene un pensiero: non è che per caso fanno scalo a Parigi e siamo sullo stesso volo?
    È in quel momento che mi guardo intorno, magari sono proprio qui, osservo le persone in attesa di passare il gate e scopro a tre metri da me la chioma bianca di Luca, e poi scorgo Federica e Fabrizio, facciamo effettivamente il viaggio insieme, neanche a farlo apposta.
    Ma non c'è tempo per parlare, la fila scorre e tutti siamo presi dalle pratiche d'imbarco, ci parleremo in attesa delle valige, perché quasi a voler agevolare la nostra réunion, tra tutte per persone scelgono proprio me per caricare il mio bagaglio in stiva, e sia, non ho nessuno che mi rincorra.
    A Firenze saluto Gradimir e ci ritroviamo in sala bagagli, ma ai miei soci non sono arrivati a causa il poco tempo della coincidenza a Parigi, ci lasciamo lì (tanto ci rivedremo l'indomani) e io mi dirigo in taxi all'albergo che mi ospiterà per i prossimi due giorni. Dopo quattro giorni di sapori francesi ho bisogno di una full immersione nella tradizione toscana, il concierge mi consiglia una trattoria tipica a cinquanta metri, e io dopo avere lasciato il bagaglio in camera mi dirigo a spron battuto verso di lei.
    Non mi voglio abbuffare, mi basta solo un tuffetto nei vecchi sapori, e ordino insieme ad un buon Chianti, dei crostini col pecorino e cipolle caramellate è una sana è vecchia carrettiera, come solo a Firenze sanno fare.
    Nel locale non prende internet, e nell'attesa spesa a guardarmi intorno come si faceva una volta, tra foto alle pareti di celebrità che hanno lasciato dediche e testimonianze, in un locale pieno di giapponesi e di habitué italiani (lo si vede dalla confidenza con cui vengono trattati), mi metto a guardare la litografia del cavallo esposto di fronte a me, che seppur non del tutto orribile mi ricorda quanti scempi sono stati fatti in nome di una presunta "arte", mai tanto disconosciuta.
    Non vi dico la gioia con cui il mio palato ha accolto il tripudio dei sapori delle portate, è ancora qui che mi ringrazia e vorrei che smettesse perché vorrei anche andare a letto, ma tra l'armonia dell'agrodolce della cipolle col pecorino caldo, e l'equilibrio della cottura degli spaghetti tra peperoncino e aglio, il tutto era da applausi.
    Mi sono alzato felice, e per la strada qualcuno mi pare perfino che mi abbia indirizzato un ben augurante: "Benvenuto in Italia", terra piena di stronzi e di difetti ma che sa stare a tavola.
    Ma quanto sono banale!
    Poi, sarà stato il vino, sarà stata quell'atmosfera che non mi capita di rado (se non fosse per una cosa che mi ha un po' guastato il tutto), questi momenti di nullafacenza, senza troppi pensieri, in cui ti prendi cura solo di te stesso, non avendo impegni e obblighi a cui sottostare e che se anche durano poco, ti rendi conto di quanto siano importanti, e di quanto poco tempo dedichi a te stesso con quel' egoismo e quell'amore totale che sono fondamentali per ritrovare un equilibrio fatto di niente.

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    Un paio di dediche realizzate al festival.

    Siamo all'ultimo di questi giorni di trasferta franco-fiorentina, e sono su un treno che parte più tardi dell'orario abituale, alla fine mi sono detto che aveva poco senso partire a un'ora così mattutina, quando già sapevo che nella mattina non avrei combinato niente di rilevante.
    Sono circondato da stranieri che quasi sicuramente mi lasceranno a Pisa, meta turistica appetibile, a scapito di una Livorno che diventa turisticamente meta di transito e scalo solo nel periodo delle crociere, e questo non lo è.
    Dopo quasi dieci giorni con la valigia in mano, ho davvero voglia di tornare a orari più tranquilli, il viaggio in Francia è stato piacevole, tanto lavoro nei giorni di festival, ma anche tanti incontri, tante conferme all'interno di una tra le manifestazione più importanti del settore, tra molti colleghi e la necessità di ritrovare certezze che talvolta latitano.
    Lo devo dire con un certo rammarico, sentirei più la mancanza di festival francesi che di quelli italiani, accusatemi di esterofilia, fate come volete, ma la professionalità, la serietà, e l'interesse generale che si respira oltralpe, oltre al disagio di ammettere questa supremazia dei cugini, non ha paragoni in terra italiana.
    A parte alcune realtà, attive da anni e con una solida esperienza e credibilità, in molti casi e per molti festival per lo più locali, oltre che sembrare di partecipare alla "sagra della porchetta", il disinteresse per il medium fumetto è l'unico legame (a parte alcuni cosplayer che si agitano dentro a costumi colorati a volte non conoscendone neanche l'origine), spesso è totale e relegato solo alla semplice curiosità da passeggiata domenicale.
    Non mi piace ammetterlo, ma è così.
    È per questo che devo anche riconoscere che torno più "gratificato" da un qualsiasi festival francofono piuttosto che da manifestazioni come Lucca, dove oramai i lettori interessati pare siano solo dei semplici follower prima conquistati sul web, per poi vendergli il relativo cartaceo, in dinamiche che, seppur comprensibili, trovo estranee.
    Sono un nostalgico? Sicuramente sì, per quanto sguazzi da anni dentro le logiche del web, non riesco ad estendere la mia consapevolezza a questo aspetto del mio lavoro che, inevitabilmente, mi piace antico.

    Vedo scorrere la campagna solcata dall'Arno e protetta da un cielo grigio ma al momento senza pioggia, mi sembra essere via da non so quanto tempo e,  anche se per diversi giorni sono stato lontano dai miei problemi, preso a fare altro, il ritornare a casa mi è di conforto.

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    LUCCA, LA PIOGGIA E I COSPLAYER NAZISTI

    Andata anche quest'anno.
    Oramai è come spuntare un calendario o togliere i petali ad una margherita, ogni anno che passa, nonostante in certi casi (come questo) non avessi novità da supportare e promuovere, non sono riuscito a non venire, e le motivazioni sono le solite: la nostalgia, la breve distanza, il senso di appartenenza, gli amici, i colleghi, la curiosità.

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    BD EN PERIGORD

    Il fatto stesso di aver creato l'evento su FB la mattina stessa della partenza per questo festival, per ricordarne agli amici francesi la mia partecipazione, la dice lunga sullo stato di questo periodo, la poca enfasi che mi circonda riguardo fatti di questo genere, non per sminuire la portata del festival, dove sono già stato ed ho amici che mi aspettano, ma proprio perché come si dice: non ci sono, e se ci sono vorrei essere altrove.
    Del resto per ora va così.

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    EVREUX 

    Distogliermi dall'estate e dal suo svilupparsi nei soli tre mesi a disposizione, è una pratica tanto sadica quanto colpevole, alla quale però quest'anno mi sono voluto sottoporre, non fosse altro perché l'invito a questo festival mi è arrivato così tanto tempo fa, che mi sono lasciato sorprendere dalla premura e le attenzioni dell'invito.

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    GRENOBLE, E POI L'ESTATE...

    Ero quasi tentato di non scrivere questo report, tanto sono stanco per l'essere arrivato alla fine di quest'anno di lavoro oberato di impegni e viaggi, ma non mi sembrava giusto, per l'editore

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    NANJING, AGAIN CHINA -3a Parte

    Giovedì

    Il tempo non è decisamente dalla nostra, anche oggi piove, non si può dire di avere visto Nanjing sotto il sole, è capitato davvero, poche volte, peccato, perché con i molti viali alberati il gioco di ombre sarebbe stato molto bello.

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    NANJING, AGAIN CHINA - 2a Parte

    Lunedì

    Ci alziamo un po' più tardi ma è tutta un'illusione, l'orario del risveglio è lo stesso, ma il sonno almeno è stato continuo, o ci abituiamo ad orari e consuetudini o siamo semplicemente più stanchi.
    Colazione con Nicolas, neanche ci mettessimo d'accordo, e partenza verso il lago interno alla città, sembrava che oggi la giornata fosse migliore ed invece è grigia come il giorno prima e comincia anche a piovere seppur debolmente.

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    NANJING, AGAIN CHINA - 1a Parte

    Un titolo in inglese per sottolineare il nostro essere internazionali of course, che è invece inversamente proporzionale alla realtà, o almeno, come ci sentiamo realmente.

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    TORINO, IL SUO SALONE E IL FASCIO

    Terza settimana di fila, e dopo Napoli e Albissola adesso tocca a Torino ed il suo Salone del Libro, la più importante manifestazione dell'editoria italiana. Quest'anno, causa il clima politico teso e incattivito e la polemica dell'editore fascista inserito all'interno della manifestazione, non si è parlato altro che di questa aspetto, tanto fastidioso quanto strumentale.
    Già che ci sono voglio dire la mia.

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    ALBISSOLA TRA TERRE DI MARE E PONTI CROLLATI

    Il titolo è catastrofista e ingiusto per l'occasione, ma devo dire che è utile per contestualizzare il mio primo pensiero, e cioè come bypassare il ponte Morandi crollato a Genova, e non incorrere in inutili perdite di tempo ottimizzando il viaggio.

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    NAPOLI COMICON &C.

    Come natura vuole, la primavera è l'artefice di ogni risveglio letargico, anche il mio, anche se a dire la verità io avrei dormito volentieri ancora un po' ma, come oramai è consuetudine, il nostro lavoro ci impone tour e partecipazioni promozionali per i nostri libri. Tanto è difficile venderli che prima o poi dovremmo trasformarci in venditori porta a porta.
    Sono reduce da una simpatica inaugurazione di una mostra flash a Grosseto, inaugurata il 24 Aprile all'interno del Festival Resistente che si concluderà il 27 Aprile, cioè sarà già conclusa al momento della pubblicazione di questo report. Una mostra fatta in collaborazione con l'ISGREC, l'istituto degli studi storici di Grosseto, ente con il quale avevo già collaborato in occasione del libro "Di altre storie e di altri eroi".

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    Manifesti della mostra organizzata da l'ISGREC a Grosseto.

    A lato dell'IPad vedo l'elenco dei report fatti e le date che si susseguono mi ricordano l'incalzante frequenza con la quale ho partecipato a festival e manifestazioni nel periodo autunnale, e mi stresso soltanto a leggerle; l'ultima in ordine cronologico è Angouleme, fine Gennaio, quasi tre mesi fa, e un ricordo che al di là dell'ottimo andamento del libro promosso (Mimbrenos, il mio primo western), non è memorabile.
    Ma cerchiamo di girare pagina, anche se il mio status non è entusiasmante e, a dire la verità, sarei rimasto volentieri a casa, ma oramai questo tipo di lamenti fanno parte del tedioso momento che sto attraversando, mentre invece l'agenda vede un Maggio con molti impegni e con probabile sorpresa finale, una presenza addirittura extra-continentale.
    Ma vedremo, e ad ogni modo dovrò, come sempre , fare buon viso a cattivo gioco, ammesso che poi il gioco sia così cattivo.

    In realtà a Napoli vado sempre volentieri, non essendo una tappa abituale, ogni volta entrare nella città partenopea coincide con una sorta di piacevole condizione turistica, ma sono proprio io che in questo periodo di totale indeterminazione faccio fatica ad appassionarmi, a trovare stimoli convincenti e progettualità lavorative. Si va, in balia della corrente, aspettando un approdo che al momento non è visibile all'orizzonte, e non è neanche spiacevole come condizione, se non fosse come un limbo asettico.
    Asettico come la giornata di questa mia partenza, conseguente seguito della precedente, che era partita con i migliori auspici sotto i raggi di un bel sole primaverile, e terminata con qualche goccia e un'anemia lattiginosa che sbianca il cielo anche stamani.
    L'Intercity proviene da Sestri Levante e arriverà diretto a Napoli dopo cinque ore filate e poche fermate, il treno è già piuttosto pieno, e i miei compagni di viaggio sono una improbabile coppia di mezza età che fino a questo momento si è lamentata solo di rapporti familiari difficili: lei sembra una zietta inglese con un cesto d'insalata di capelli rossi in testa, lui ha la faccia non propriamente vispa con un mento a grondaia, e da come si agita dimostra una notevole difficoltà a stare fermo e, se non ricordo male, è sceso proprio a Cecina per accendersi una sigaretta al momento della sosta del treno, segno evidente di una dipendenza da cronico tabagista.
    Accanto a me invece, sono salite a Campiglia una coppia di napoletane veraci della serie "gemelle diverse", nel senso che pur condividendo delle analogie, sono diverse per età e taglia, una extra-large, l'altra extra-minimum, ma entrambe super truccate e dai capelli corvini, sopracciglia rasate ma accuratamente disegnate, oltre che una maniacale attenzione alle unghie, rigorosamente curate e laccate. Su una di loro, tatuata sull'avambraccio tra decori floreali, ombrellini, ciliegine, ferri di cavallo e bocce di profumo spicca un'ode degna del miglior D'Annunzio Ti amo perché io ho te, tu hai me, ed insieme abbiamo tutto, sono commosso da cotanta profondità e genuina condivisione, e a stento mi rimetto a scrivere.
    Sono in buona compagnia, il viaggio può cominciare anzi, è già cominciato.

    Mi metto a leggere un libro di un amico scoperto tardi ma che si sta rivelando una persona preziosa.
    Del resto meglio leggere qualcosa, se continuo a scrivere per l'intero viaggio (e ne sarei anche capace), finirei per uccidervi definitivamente.
    Ma per fortuna il libro mi piace e poco prima di arrivare, mi accorgo di essere a poche decine di pagine dalla fine.
    A Napoli Centrale, poco prima di scendere chiedo ad una signora napoletana quale linea di metro prendere per andare a Campi Flegrei, si tratta della Linea 1, mi dice amorevolmente e carica di entusiasmo. Sicuro dell'indicazione, appena trovo la relativa biglietteria, immaginando un certo viavai, acquisto senza battere ciglio cinque biglietti (convinto, erroneamente, che mi serviranno), salvo poi scoprire che la linea da prendere è la 2, non è una metro ma un trenino gestito dalle Ferrovie e che non utilizza i biglietti acquistati dal sottoscritto, adatti quindi ad altra linea e altro gestore. Scendo nel piano a livello della linea, dove per fortuna la biglietteria mi riprende i biglietti, dirigendomi di nuovo alla linea giusta, incontro Loris Cantarelli di Fumo di China, ci mettiamo a parlare e prendiamo il solito treno, scendiamo nella stessa stazione, per la cronaca: Piazza Leopardi, perché abbiamo alberghi vicini, ci aspettiamo a vicenda per un veloce check-in-in e ci incamminiamo verso la Fiera d'Oltremare, sede della manifestazione.
    Sono in orario anzi in tempo per una bevuta nella zona PRO, dove con stupore scontro che il mio pass Artist però, non ha accesso. Dovrà essere una questione da sistemare, mi dico.
    Mi faccio portare la birra dal gentile Cantarelli e mi metto a parlare con qualche collega, incontro il buon Alfonso Rizzo, notorio cacciatore di disegni  che, giocando in casa ripasserà per farsi fare un nuovo disegnino, trovo Glauco Guardigli editori della Bonelli con cui ci ripromettiamo di vederci la sera e poi, di ritorno allo stand Tunuè dove ero aspettato, incontro Raffaele De Falco, amico prezioso e gentilissima persona, con cui mi fermo a fare quattro chiacchiere insieme allo sceneggiatore Giuseppe De Nardo, poi mi metto a lavorare, anche se interrotto da molti amici e conoscenti che si fermano a parlare. Uno tra questi è Mauro Uzzeo, giovane rampollo che conosco da quando era pischello ed oggi come sceneggiatore si sta facendo strada nella Nuova Bonelli.
    Incontro finalmente Sergio Brancato, che mi ha scritto una bellissima ed appassionata prefazione per "Hasta la Victoria!" edita da Mondadori Comics, ci conoscevamo ed apprezzavamo a distanza ma non ci eravamo incontrati de visu.
    Faccio il mio tour di firme e poi mi dirigo verso Magic Press al quale ho promesso qualche firma per "La lama e la croce", ultima fatica pubblicata da Mondadori Comics. Ma allo stand Bonelli mi metto a parlare con Michele Masiero direttore Bonelli, Riccardo De Marino e di nuovo Glauco, due saluti a Ivo Milazzo incontrato casualmente e poi  Giancarlo Soldi, il regista degli ultimi due documentari sul fumetto italiano più interessanti, la sua bella faccia sorridente da puttino seicentesco mi mette sempre molta allegria, ed adoro parlare con lui, è una di quelle persone che con dal primo momento è scaturita una sintonia immediata.
    Incontro anche il duo più felice del mondo, perché sono i soli che in Bonelli godono di una relativa tranquillità, che di questi tempi di vacche magre e al limite dell'anoressia, non è poco, perché il loro Dragonero ha vendite stabili e una programmazione accurata, e sono il duo Vietti -Enoch, accompagnati da Marina Sanfelice della casa editrice di via Buonarroti.
    Ma la giornata è finalmente finita, ci ritroviamo con Glauco e, seppur tentati da una festa organizzata dal Comicon all'Istitute Français, decidiamo entrambi prima di farsi una bella pizza da Ciarly, per poi raggiungere gli altri con un taxi.
    Riusciamo di straforo a farci regalare due posti e mangiamo una fantastica pizza condita in modo leggero e composta di una pasta magnifica.
    Poi all'Istituto dove arriviamo a buffet già assaliti, ma io e Glauco siamo già pieni come otri e ci accontentiamo solo delle bevute mentre gli altri si accalcano ai buffet tra tartine, affettati e mozzarelle di bufale.
    Qui indicherò, con un elenco della serva tutte le persone che abbiamo incontrato e parlato: Igort, De Felice, Barbara Baldi, Alino, Alina, Claudio Curcio, Sualzo, Bilotta, Cantarelli, Soldi, Laura Scarpa e molti altri.
    Ci sarebbe anche il tempo per un'altra festa, ma mi sono alzato alle 5,50 di mattino, e non fa per me.
    La Suite Partenopea mi aspetta.
    Good night.

    Il sabato mi sveglia con un bel sole cristallino, è meno caldo e l'aria è sicuramente più leggera.
    È piacevole fare colazione sotto la tenso-struttura del bar convenzionato con il B&B, un bel cornetto alla crema  ed un cappuccino ed iniziamo la giornata di slancio, come diceva una pubblicità di decenni fa.
    Di fronte agli ingressi della Fiera d'Oltremare, molto numerosi come quelli dello stadio San Paolo di fianco alla struttura, le fiumana di gente in attesa è impressionante.
    Da domandarsi se, a farli entrare tutti, la struttura li potrebbe contenere... la risposta è sì, li contiene.

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    L'enorme folla di visitatori di fronte ai cancelli d'ingresso della Fiera d'Oltremare.

    Incontro gente e vedo persone, elencarle in ordine cronologico sarebbe lungo, mi ricordo soltanto che Marco Gasperetti, gentilmente mi offre un caffè che io accetto volentieri, ho ancora diversi minuti che mi separano dall'orario alle firme concordato, e traccheggio volentieri fino a quel momento.
    Poi si comincia, accanto a me per l'intera manifestazione oramai c'è Khalina Muhova una bravissima illustratrice bulgara che disegna splendidamente, ed insieme condividiamo le innumerevoli dediche della mattina.
    All'ora di pranzo insieme al buon Guardigli, eletto a maggioranza a mio pigmalione della manifestazione, decidiamo all'unanimità di andare a pranzo insieme da Ciarly, il Ristorante-Pizzeria fuori la fiera che ci ha ospitato il giorno prima, insieme a Italo Mattone, Davide Rigamonti e Mariano De Biase tutti componenti del nuovo progetto Odessa della Bonelli. Qui spero di non aver tediato sulle mie teorie sul futuro del fumetto il buon Mattone che, pazientemente ha ascoltato i miei sproloqui, spero di non averlo né annoiato troppo, né avvilito; è un giovane fumettaro che si è affacciato alla professione in un momento non troppo brillante, ma non per questo deve rovinarsi l'umore per colpa del sottoscritto. L'orario è probabilmente troppo presto per i miei appetiti, ma perfetto per coordinamento sugli orari popolari, per cui non fatichiamo a trovare il tavolo libero a differenza di quelli che arriveranno da lì ad un'ora. Una delle abitudini del ristorante però, sono un paio di zonzelle e stuzzichini prima dell'ordine effettivo, con relativo rilassamento da parte del nostro famelico appetito, per cui avvedutamente invece dell'ingolfante pizza (seppur buonissima), opto per uno spaghetto ai frutti di mare che mi delizia ma non mi intasa. Tanto per parlare fino.
    Si rientra e sfruttiamo il cambio del pass.
    Allora, come vi avevo già detto nell'area PRO, curiosamente, col pass "artist" mi avevano vietato l'ingresso allo spazio riservato agli addetti ai lavori. Non ne conosco il motivo, ma sono propenso ad immaginare che, visto il proliferare degli "artist " (veri o presunti tali), l'organizzazione abbia optato per un ulteriore stretta di cinghia, onde operare una revisione sostanziosa delle uscite per bevute gratis che, seppur sembri una malignità, proprio per l'intrinseca cattiveria, potrebbe avvicinarsi al vero.
    Io, per non saper né leggere né scrivere ma, muovendo le pedine giuste, mi sono fatto cambiare il pass da artist a pro (cosa che pareva impossibile), potendovi così accedere, non chiedetemi come, perché ho giurato fedeltà e sono pronto ad usare la pillola al cianuro pur di non rivelarla.
    Incontro Marco Grasso, organizzatore di Etna Comics con cui scambiamo quattro chiacchiere, poi di nuovo la sessione di firme del pomeriggio.
    Una breve sosta, e poi una sosta all'area PRO giusto per ristorarsi, una chiacchierata con Luca Scornaienchi e Stefano Piccoli per poi andare allo stand Magic Press e finire la giornata con dediche su Cuba e "La lama e la croce".
    Alla fine della giornata tutti pronti per il gran finale, le premiazioni del Comicon sono un l'momento importante perché, gioco-forza (e qui l'area "chiusa" della manifestazione aiuta), non si accede al buffet finale senza prima essersi sorbiti la cerimonia di premiazione che, si sa, è una gran rottura di coglioni per chi NON vince. Il gran cerimoniere è il nuovo direttore artistico della manifestazione: Matteo Stefanelli coadiuvato da una buona regia con filmati, schermate ed ospitate.
    Le premiazioni non sono fondamentali e se volete saperne di più andate ad informarvi sul sito del Comicon.

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    La passerella finale dei premiati, e un bel gruppo di intervenuti in un interno: Silvia, il sottoscritto, Fabio Genovesi ed Elena.

    Alla fine del cerimoniale, vedo vicino a me Fabio Genovesi (che era uno dei membri della giuria), è uno scrittore che leggo e apprezzo da sempre, per avere letto molte delle sue cose, non ultima il bel "Il mare dove non si tocca", siamo amici su Facebook e lui, al tempo, mi fece posto tra i suoi contatti pur avendo il full sul suo account. Io non amo intromettermi, odio l'invadenza, che spesso sconfina nella cafonaggine quando entri a gamba tesa nella vita delle persone, ma è lì a pochi passi da me, e decido di presentarmi. E come spesso accade in queste occasioni, lui si ricorda di me, mi conosce e ci troviamo subito on-line, come si dice oggi, la frequenza è la stessa e ci intendiamo o al volo. Due convenevoli e la promessa di tornare a parlare tranquillamente al piano di sopra.
    Poi, tutti al buffet che, i più avveduti, si sono premuniti di assalire subito dopo la fine della cerimonia e qui, obiettivamente, bisogna essere dei professionisti di questi attacchi da guerrigliero. La fila era lunga, ma in compagnia del buon Loris Cantarelli, siamo riusciti a non farci fregare il nostro vettovagliamento finale, e a sfangare la serata, almeno sotto la voce: cibo ed alimentazione.
    C'è da dire che per accedere al buffet, c'era un ulteriore step da superare, uno step bypassabile con un braccialetto che, se non posseduto, inficiava l'accesso alla sala al piano superiore, in questo ambiente come in quasi tutta questa idiota società fatta di piedistalli ridicoli e gerarchie inutili, c'era quella degli eletti, degli Dei, delle divinità inarrivabili e VIPS e non per i comuni mortali che, miserrimamente, sono dovuti tornare nelle squallide ed umili pizzerie dei dintorni.
    Al piano nobile c'erano gli altri, tutti gli altri, quelli che contano, devo farvi i nomi? No, non ve li faccio, sarebbero troppi e molti forse vi direbbero anche poco.
    Mi apparto in un angolo per gustarmi la scelta alimentare e non parlare di fumetti, per qualche minuto vorrei mangiare il risotto o le orecchiette, la mozzarella e la crostata salata che mi ero fatta servire poi, in un modo o nell'altro (ma sempre piacevolmente) sono arrivati nell'ordine Emanuele Di Giorgi, Silvia Bellucci, un editor de il Castoro con cui abbiamo parlato di premi e non, e poi Vietti e Ticci, di nuovo Cantarelli, Federico Bertolucci e Antonio Vincenzi in arte "Sualzo", Max Clemente, i gemelli Cestaro e poi mi metto a cercare Fabio Genovesi, con cui finalmente mi metto a parlare compiutamente dopo la promessa che ci eravamo fatti qualche tempo prima, ci scambiamo cellulari e foto ed è un piacere poter conversare con una persona gradevole e di spessore, con cui si percepisce una unità di condivisioni (territoriali e non) che ci accomunano. Poi torniamo a parlare con altri colleghi fino allo sfinimento, ma la serata è finita anche se vorrei bruciare qualche altra cartuccia, ma mi astengo da ulteriori sforzi, contro ogni pronostico la serata è stata piacevole (il trucco è non aspettarsi mai troppo), ma sono stanchissimo e, uno dei vantaggi, è avere la camera soli cinque minuti dalla mostra.
    Saluto tutti e me ne vado, e so che rimpiangeranno la mia assenza, ma dovranno farsene una ragione, e pur rammaricato per loro, me ne vado a letto. Tardi.

    Mi sveglio con la stessa considerazione di sempre, sbuffo e impreco quando devo partire, perché la mia pigrizia la fa sempre da padrona, ma poi quando ci sono non mi dispiace di esserci. Del resto in queste occasioni, indipendentemente dagli impegni fissati e gli orari da ottemperare, tutto il resto è un incognita, non sai mai chi incontri e che relazioni intraprendi. Non è che non lo sappia, ma ogni volta è come se dovessi averne una riprova.
    Mi preparo ed esco per fare la colazione al Sandomingo, il baretto convenzionato col B&B, mi rilasso un po' e mi dirigo verso la fiera. Agli ingressi non c'è la monumentale calca del giorno prima, ma c'è pur sempre molta gente, dal punto di vista numerico mi pare che gli organizzatori non possano che essere soddisfatti.

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    Porto la valigia allo stand e cazzeggio un po' con amici e colleghi, e mi accorgo di quanto non abbia né visto mostre, né cercato novità o quant'altro, la cosa non mi piace molto ma non posso che prenderne atto, e non che gli stand non siano riforniti, è proprio che mi manca il richiamo della foresta, non sento più ululare i lupi: è silenzio.
    Mi metto allo stand a fare dediche, non che la gente si accapigli, ma qualcosa si fa, la mattinata non è tonica ma, considerazione fatta anche durante la mia partecipazione di sette anni fa, non c'è proporzionalità tra la gente che c'è e le vendite dei libri, il rapporto è estremamente deficitario.
    Le ragioni si prestano a tutte le possibili interpretazioni, io sono propenso a credere che il rapporto tra la domanda (un pubblico in recessione) e l'offerta (sempre maggiore e sproporzionata alla domanda), portino tutto il gioco al ribasso. Fetta della torta più piccola con maggiori competitors, uguale a meno vendite di singoli volumi.
    Ma non è detto che sia così.
    Accanto a me c'è ancora Khalina ma dopo un po' si alterna Simona Binni, ricomponendo così, anche in questo caso, la coppia lucchese.
    Tra una dedica e l'altra, Simona mi chiede che ne penso di un libro considerato un capolavoro, un autore di sicuro successo e dal segno originale ed innovativo, e in un colpo solo ho la risposta al mio non sentire più l'ululato, il richiamo all'acquisto, la pulsione verso la/le novità. Ho sempre pensato di essere un lettore piuttosto onnivoro e riuscire a digerire molte cose, talvolta anche obbligandomi a spuntini indigesti pur di aggiornarmi e cercare di capire, e credo anche di avere delle conoscenze estetiche e artistico-tecniche che che mi permettano di amalgamare il tutto, ma sarà la vecchiaia, l'assoluta mancanza di empatia con quello che vedo, e di conseguenza di soggiacere solo a quell'idea di spendere il tempo in maniera più gradevole possibile, che non vedo perché debba iniziare un libro che ha un disegno che non mi dice niente, non evoca nessuna emozione e sembra un gioco di cartellonistica stradale. Certo, la storia sarà sicuramente bellissima e memorabile, ma perché il disegno deve fare necessariamente cacare?
    Non attendo risposte, perché non me ne frega niente.
    E, diplomatico, mi tengo sul vago.
    Terminate le firme, dopo avere mangiato un quarto di pizza gentilmente offerto dalla casa editrice, mi faccio una birretta nell'area pro insieme ad Elena e a ..., una telefonata, qualche chiacchiera e poi mi dirigo verso lo stand. Ormai l'occhio va a l'orologio, c'è ancora tempo ma è cominciato il count down.
    Vicino allo stand incontro Italo Mattone, il disegnatore al quale il giorno prima ho letteralmente assassinato tutte le speranze di un futuro migliore, perché sulla constatazione dell'attuale stato delle cose, la mia visione diciamo pure che non sia rosea. Mi scuso con lui, che è intelligente ed ha capito le mie constatazioni, ma gli confermo che, di fronte ai problemi, piuttosto che negarli, la soluzione migliore è quella di prenderne atto e guardarsi intorno per sapere come muoversi.
    Il collega però mi mette sull'avviso, visto l'orario di partenza del treno, mi conviene partire per tempo, il trenino che collega Campi Flegrei con piazza Garibaldi (la fermata della Stazione Centrale), al tempo del Comicon rischia, ad una certa ora, di intasarsi per la troppa affluenza di persone e per la regolamentazione che il personale spesso attiva, bloccando i flussi di passeggeri e quindi facendo sballare orari e coincidenze.
    Per cui prendo il bagaglio, saluto tutti e mi dirigo verso la stazione, per me il Comicon 2019 è terminato, direi confermando però tutte le aspettative.
    Preferisco aspettare in stazione Centrale, piuttosto che rodermi l'anima per ritardi e complicazioni. Adesso sono su l'Intercity  dove pare che le Ferrovie abbiamo fatto un po' di casino cambiando il numero del treno e riposizionando i numeri delle poltrone assegnate per i passeggeri con il risultato che in certi caso, i posti assegnata sono perfino doppi. Ma la cosa pare non riguardarmi.
    Continuo a scrivere questo report cullato dal rollio del treno e, neanche a farlo apposta, mi addormento. Ma è Renato Chiocca che mi sveglia, l'organizzatore di Lievito, un festival molto importante nel programma culturale della città di Latina, nel quale sono stato inserito la giornata di Lunedì.

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    Il libro di Fabrizio Gargano e il depliant con gli innumerevoli appuntamenti del festival Lievito.

    Arrivo a Latina, e appeno vedo Renato Chiocca mi scappa da ridere, è uno dei ragazzi della Tunuè che conosco da tempo, un euforico personaggio dal l'entusiasmo contagioso ed il sorriso accattivante, un affabulatore impenitente che venderebbe il ghiaccio agli eschimesi, un tipo davvero simpatico, ed è lui uno degli organizzatori del programma di Lievito, la manifestazione all'interno della quale sono stato inserito con un incontro.
    Vengo consegnato nelle mani di Fabrizio Gargano e la simpatica moglie Gisa che gentilmente mi portano non albergo.
    Sono abbastanza stanco, la notte prima non ho dormito poi molto, e mi metto spaparanzato a vedere la semifinale del torne maschile di Volley di A1, Perugia-Modena (per la cronaca ha vinto Perugia al quinto set), e poi decido di andare a fare quattro passi in centro, e sono davvero quattro visto che l'albergo è situato proprio lì.
    Latina, fin da subito si dimostra quella che è, una città nuova, nata dal niente e senza quel substrato di stili che compongono generalmente le nostre città, gli manca  quella sovrapposizioni di epoche che invecchiano, e quasi sempre abbelliscono con l'anarchia dei substrati architettonici della storia le nostre città. Ma in questo è anche l'unica splendida testimonianza di forse l'unica cosa buona lasciataci dal ventennio fascista: l'architettura. Latina (come molte città satellite: Sabaudia, Aprilia, Pomezia), e nata con il nome di Littoria, per magnificare la grandezza del genio fascista ad uso e consumo di immagine del regime, ma ha permesso a Piacentini, Terragni &Co. di lasciare una testimonianza tangibile di quel razionalismo architettonico molto in voga negli anni 20-30 con palazzi e costruzioni edificate su linee orizzontali e verticali, in spazi di grande ordine e pulizia, eleganti e formalmente apprezzabili ma l'ultimo riconoscibile stile architettonico italiano ascrivibile alla nostra cultura nazionale.

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    Alcuni scorci di Latina.

    La serata la trascorro in compagnia di Fabrizio Gargano, un simpatico ed educato autore con il quale non è affatto difficile entrare in sintonia, e ha la caratteristiche che all'età di ben cinquantadue anni ha prodotto il suo primo graphic-novel (30 giorni edito da ALT!), e con il quale l'indomani presiederemo insieme un incontro all'interno del programma della manifestazione.
    La serata scorre tra piacevoli chiacchiere di fronte alle domande che Fabrizio mi pone con la curiosità di chi, da lettore, vuol conoscere un mondo che da poco sta vivendo dall'interno, e con la curiosità di chi in quel mondo ci entrato da poco e ne viene affascinato dai retroscena. La serata continua così, in gradevole compagnia e tra amabili conversazioni.

    La mattina del Lunedì si alterna tra luce ed acqua, in una stagione che dalla primavera sembra voler fare qualche passo indietro ed arretrare verso l'inverno.
    Alle 11,30 sono atteso al Polo Artistico Statale di Latina, e Renato insieme alla bella fidanzata Arianna mi passano a prendere per portarmici. Nell'aula magna ci saranno almeno tre classi di liceo accompagnate dai relativi insegnanti, c'è anche un monitor collegato ad un PC e se avessi portato una penna digitale avrei anche potuto mostrare delle immagini, ma improvvido e non avvisato di tale opportunità, abbiamo dovuto sostenerci con delle immagini catturate da Facebook che, una volta tanto ha avuto una funzione didattica. Ma alla fine è andata meglio così, una cosa più strutturata avrebbe avuto meno senso di un incontro basato più su l'improvvisazione, come in realtà è stato.
    Gli studenti hanno avuto l'educazione di ascoltare per l'oretta e mezzo che mi sono trattenuto, ma anche se qualcuno di loro hanno dichiarato di leggere qualche manga, il livello di interesse, nonostante gli interventi di Renato e la mia buona volontà nel coinvolgerli, hanno mostrato un livello di attenzione standard. Ma purtroppo, parlare con questa generazione di fumetti e relative dinamiche, è come parlare di fisica quantistica ad una convention di veterinari, proprio non conosco di cosa si sta parlando, tanto è distante dai loro interessi. Ma, almeno a sprazzi, ho intuito dalle espressioni dei loro volti e nei momenti in cui il loro livello di attenzione era abbastanza alto, un certo interesse lo hanno mostrato e una studentessa, alla fine, mi avvicina per farmi vedere un suo disegno e chiedermi che ne penso. Non è molto ma vale la pena accontentarsi, e questo è già abbastanza.

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    L'incontro al Polo Artistico Statale di Latina.

    Sono andato a pranzo con Emanuele Di Giorgi, direttore della Tunuè, e successivamente in camera, perché volevo finire di leggere il libro 30 giorni di Fabrizio Gargano col quale mi sarei dovuto relazionare, e volevo anche riposarmi un po'.
    Verso le 17,30 mi sono avviato verso il Teatro D'annunzio luogo dell'incontro, qui nella sala congressi, insieme a Fabrizio e Renato come moderatore, abbiamo dato vita ad un incontro che parlasse del nostro lavoro, del coinvolgimento emotivo e creativo, dell'importanza dei luoghi rappresentati o immaginati e uno sguardo che girasse intorno ai nostri libri, con il finale dedicato al firma copie.
    La gente intervenuta era consistente, la sala quasi piena, ma è al momento delle firme è saltato subito all'occhio come Fabrizio fosse il beniamino di casa, amici e conoscenti erano lì per la celebrità locale che, per la prima volta, si era cimentata in una vera e propria prova professionale, le dediche sono state svariate ed il merito va a lui se l'interesse è stato così alto. Qui ho incontrato nuovamente Luciano Cisi, appassionato fumettofilo che avevo avuto modo di conoscere anni prima e che, gentilmente, realizza delle foto che mi invia seduta stante.
    Divisi da impegni derivanti dalla manifestazione, siamo andati in un wine-bar per la cena, Renato, Arianna, Simona (un'amica) ed il sottoscritto, e qui intorno alla mia zuppa bazzoffia, la conversazione è stata piacevole e simpatica, Arianna ci stupito con le sue rivelazioni socio-ginecologiche, mentre Simona ci ha illuminato su argomentazioni intorno al tessuto sociologico autoctono.
    La serata finisce qui, anche se alla fine della cena abbiamo raggiunto Fabrizio e Gisa impegnati in un'altra cena-degustazione a base di olio extravergine, vini locali e prosciutto cotto nel vino, anch'essa legata al festival Lievito, qui ci siamo fermati il giusto per salutarli e scambiaci ancora i convenevoli, ma la tappa successiva è stata quella di salutare tutti e andare a letto.
    Domani si rientra.

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    La presentazione alla sala congressi al teatro D'annunzio, in ordine da sx: Fabrizio Gargano, io e Renato Chiocca.

    Sono sull'Intercity 510 diretto a nord, dopo aver terminato il libro dell'amico che mi ha tenuto compagnia chiudendo, come due parentesi, questo viaggio, e sono arrivato così alle conclusioni, sempre ammesso che da un viaggio, e per di più di lavoro, si debbano trarre delle conclusioni.
    Il Napoli Comicon, è una di quelle manifestazioni che, per colpa del suo stesso successo e nell'inevitabile cambio di proporzioni tra spazi e spettatori, ha perso quel fascino che aveva quando si svolgeva all'interno e sulle mura dello splendido Castel Sant'Elmo, ma è riuscito a mantenere una compattezza a livello organizzativo con i suoi ospiti, nonostante l'asetticità da spazio espositivo della Fiera d'Oltremare. Le cene e gli incontri riescono a mantenere uniti gli invitati, permettendo così occasioni di condivisione che, in un lavoro di relazione come il nostro, sono utili oltre che piacevoli e divertenti.
    A differenza di Lucca Comics (ma con questa manifestazione per chiunque ogni parallelo è quasi sempre inutile, per storia e quindi per tradizione), non esiste la medesima proporzionalità tra affluenza di pubblico e venduto, anche se ad onore del vero l'impatto visivo dei visitatori di sabato mattina all'entrata è stato davvero impressionante come le cifre che mi hanno detto (ma non sono ufficiali) ovvero di 140.000 biglietti venduti.
    La premiazione, che a dire il vero è sempre stato l'ultimo dei miei pensieri, ma visto che sono stato presente vale la pena parlarne, mi ha lasciato perplesso, ma questa non è una novità. I premi hanno il potere di accontentare solo i vincitori, lasciandosi immancabilmente polemiche alle spalle, perché qualsiasi formula si adotti, si tratta sempre di "giudizi e valutazioni" soggettivi che vanno bene per alcuni e non per altri, e a poco vale il giudizio di una giuria, seppur scelta con criteri validi, se la si chiama a giudicare dei libri precedentemente selezionati da altri, perché in questo caso è da stabilire chi possiede il reale potere: il giudice o il selezionatore?
    Perciò non entro nel merito delle scelte che rispetto, anche perché non conosco, salvo rare eccezioni, quasi nessuno dei premiati: ma io non faccio testo è risaputo.
    La sosta a Latina invece ha avuto il potere di farmi "scoprire" (il virgolettato è d'obbligo trattandosi di un giorno soltanto) una città che non conoscevo, un po' distante dai circuiti turistici e quindi abbastanza sconosciuta, rivelandola però con caratteristiche di grande vivibilità, ampi spazi, una struttura aperta e luminosa, grandi piazze e strade larghe che trasmettono l'idea che il regime doveva avere dell'Italia che immaginava e che, indipendentemente dall'idea politica, poteva anche essere condivisibile.
    Gli incontri pubblici sono stati piacevoli, avere il contatto con il pubblico o comunque con la realtà che ci circonda è sempre utile per ridimensionarsi e rapportarsi col mondo  intorno a noi, e anche se i risultati non ci confortano (e le mie conclusioni ve le risparmio), vale sempre la pena il confronto, ci aiuta a migliorare e a non isolarsi su posizioni distanti dalla realtà.
    Il vero mondo sta là, e non nelle nostre stanze dove talvolta ci rifugiamo alla ricerca di sicurezze che non troveremo altrove, per cui questi viaggi sono salutari per avere una visione che non ci allontani troppo dalla realtà, quella realtà che noi alla fine abbiamo la presunzione di voler raccontare con i fumetti, seppur mistificata da artifici narrativi o invenzioni letterarie.
    Dobbiamo esserci, anche se alla partenza qualcuno mi sentirà sempre lamentare.

    Nota a margine che vuole, dopo continui pessimismi, essere però auspicante.
    Appena rientrato a casa, nell'intento di controllare e mettere ordine (onde evitare ingolfamenti) nella corrispondenza digitale noto, nel mio gruppo Facebook Autore-Disegnatore, una richiesta di accettazione.
    E' uno degli studenti del liceo artistico di Latina, e in quel momento mi si dipinge un ebete sorriso sul volto, sono contento, come lo si è quando la sorpresa ci aggredisce.
    Il cinismo non paga mai.
    La disillusione talvolta ci nasconde quel fiorire dell'ottimismo necessario per vedere il futuro con i toni luminosi di un prato fiorito, e immaginarlo migliore di quello che ci aspettiamo e, per quanto pochi possano essere i fiori che in quel prato nasceranno, varrà sempre la pena accudirli per farli crescere.
    Una cosa è certa, non dobbiamo mai smettere di seminare.

     

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    Angouleme 2019

    Abbiamo saltato un anno, che dal punto di vista della monotonia delle frequenze è anche un bene, se non fosse che il bagno di folla per edonisti all'ultimo stadio come siamo io ed i rappresentanti della mia categoria, alla fine manca.

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    Più Libri, Più liberi e sempre Più impegnato

    Vedere casa e salutarla ancora, è stato tutt'uno. Oramai anche immaginare una tranquilla serata da trascorrere stravaccati sul divano a vedere un film, sta diventando una chimera.

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    Rive de Gier con Tom Waits

    No, intendiamoci, non sarò insieme al cantautore americano (che tra l'altro adoro, magari), ma la serata del venerdì, cioè stasera, dovremmo andare ad un concerto dove si canteranno le canzoni del musico degli emarginati e dei losers, otre che caratterista indimenticabile di alcuni film cult degli ultimi decenni.

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    BD COLOMIERS 2018

    Non siamo ancora saturi di avventure, e vogliamo terminare l'anno con il botto, ci siamo presi con ottimistico entusiasmo molti impegni in questa ultima tranche dell'anno, perfino troppi, in un contesto all'interno del quale non abbiamo praticamente il tempo materiale per portare avanti il lavoro.
    Che fini strateghi.
    Siamo fatti così, non vogliamo lasciare niente, preferendo inusitati impegni piuttosto che una pianificazione ragionata, poi ci lamentiamo per lo stress.

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    LUCCA COMICS&GAMES 2018

    Da domani comincia il tour des forces delle cinque giornate meno cruenti di quelle milanesi, ma sicuramente altrettanto stancanti.

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    ROMA - Una giornata particolare.

    C'ero solo quattro giorni fa, ma ancora sono in viaggio per la capitale, e il parafrasare il titolo del film del compianto Ettore Scola, mi è utile per sottolineare una di quelle giornate che, almeno sulla carta, si preannunciano "speciali".

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    Romics Caput Mundi

    Oggi è davvero l'inizio di tutto.
    Dal 6 Ottobre infatti inizierà un tourbillon di appuntamenti, interviste, festival, esposizioni, incontri e quant'altro che mi vedrà protagonista fino almeno alla metà di  Dicembre, se nel frattempo non se ne sovrappongono altri.

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    PRIMA TAPPA: OLONNE-SUR-MER

    Non so mai se sono contento o meno di ricominciare i miei pellegrinaggi per festival, da un lato la pigrizia strategica unita agli impegni che in questo periodo cominciano ad addensarsi per finire in una malloppa indistinta, come sempre, durante il periodo autunnale, dall'altra, il bisogno di evadere, la necessità di ritrovare lettori e consensi ai propri lavori, il desiderio di riappropriarsi del proprio ruolo, da molti mesi abbandonato per dedicarsi alla graphic-novel che mi ha assorbito molto, di tempo, di testa e di energie.

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    Graphic-novel again

    Dire che avevo trascurato questo spazio è dire poco e forse, definirlo un vero e proprio abbandono è un termine più calzante, visto che sono trascorsi circa otto mesi dall'ultimo post.
    Imbarazzante, lo riconosco.

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    BD dans l'Ain - Bellegarde 2017

    Quattro giorni fatti di impegni ed ulteriori viaggi, giusto poche ore prima di riprendere la valigia (tra l'altro mai riposta), per ripartire per Ginevra.
    Bellegarde sur Valserine è un piccolo borgo tra le alture non distanti da Ginevra, che all'incirca dieci anni fa mi regalò la consapevolezza che, forse, potevo davvero inoltrarmi con tranquillità

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    BÉDÈCINE ILLZACH 2017

    Si riparte.
    Novembre non è mai stato un mese tra i più tranquilli, festival a raffica ed impegni vari lo trasformano nel primo mese freddo per la temperatura e caldo per festival, scadenze varie e programmazioni prenatalizie.

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    LUCCA COMICS&GAMES 2017

    Ci risiamo, puntuali come i compleanni, arriva inesorabile il rituale di fine Ottobre che si perpetua in modo uguale, per adesso, come sempre. Lucca è un appuntamento irrinunciabile (quasi), in parte perché almeno per me, la vicinanza geografica lo permette, dall'altra perché in questi anni volenti o nolenti abbiamo sempre avuto qualcosa da promuovere e che meritasse questo sforzo.

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    Primavera... ad Eurre

    Eccoci di nuovo qua, in partenza per un altro festival BD.

    Sono felice di tornare ad Eurre dove ho lasciato amici che da molti anni apprezzano il mio lavoro e sono stati tra i primi ad invitarmi al loro "piccolo" festival (ma spiegherò meglio dopo cosa intendo, per piccolo), ma al tempo stesso dispiaciuto perché ho dovuto rinunciare a Nemoland 2017, la manifestazione organizzata dalla mia scuola, l'Accademia Nemo, oramai alla sua undicesima edizione.

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    UNA GIORNATA PARTICOLARE

    Il 30 Marzo 2017 è stata una mattina in cui oltre che un incontro all'Istituto Agrario Leopoldo II di Lorena, nel pomeriggio, all'ultimo momento, ero anche stato chiamato per partecipare ad una trasmissione televisiva su una tv locale, TV9. Come si dice: la previsione di una giornata piuttosto piena.

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    FestiBD Moulins

    È sempre piuttosto interessante partire alla volta di un nuovo festival, perché le dinamiche sostanziali oramai le conosciamo ed hanno più o meno gli stessi meccanismi, quello che cambia è il panorama, la città e la speranza, almeno per me, è quella di incontrare aree di potenziali lettori sempre nuovi, che non ti conoscono e che hanno l'opportunità di scoprire il tuo lavoro.
    In contemporanea si sta svolgendo anche BD e Beaujolais, a Villefranche, manifestazione alla quale ho già partecipato e dove ho già molti amici, ma Medina&C. che mi ha contattato a Blois, quest'anno li ha bruciati sul tempo.
    A Firenze, sono tre giorni che splende un sole primaverile, il cielo terso fa da sfondo a panorami da cartolina, e la primavera sembra voler bruciare i tempi, per cui, partire con queste prerogative, mette inevitabilmente di buon umore, anche se le previsioni francesi, almeno dal meteo che ho consultato, prevedono pioggia.
    Non capisco perché i francesi, sempre così in tendenza, sul clima debbano per forza ostinarsi a fare il contrario.
    Il volo è Air France in direzione Parigi e poi cambio per Lione, oramai è una rotta che conosciamo bene e che ha, nonostante lo scalo, pochi momenti morti che, quando il volo fila liscio è una fortuna, ma quando s'inciampa in qualche ritardo promette ansia.

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    Il manifesto del Festival realizzato da Pierre Alary.

    La prospettiva è quella di un weekend all'insegna del francese tout court, sono l'unico italiano e le speranze si parlare con questa lingua è solo con l'amico e collega Vincent Pompetti, un italo- belga che conosco da anni, per il resto sarà una full-immersion francofona, e comunque sarà un modo per perfezionarla ulteriormente. Vive la France! ( e credo sarà proprio il caso di incoraggiarli, vista la rintronata del 6a1 che si è preso il PSG con il Barcellona in Champions League).

    L'aereo ritarda un po', circa una ventina di minuti, il vantaggio è che non devo essere io ad aspettare l'autista che in effetti mi aspetta in mezzo ad un nugolo di persone con in mano un pannello con su scritto FestiBD, il suo nome è Thomas.
    Ci attendono due ore di auto per autostrade, superstrade e strade semplici dell'immensa campagna francese, sotto un sole che mi accompagna dall'Italia a dispetto delle mendaci previsioni meteo, ne indovinassero una...
    Parliamo, ne abbiamo di tempo: il mercato francese, le sue origini italiane (i suoi provengono dalla Sicilia che ahimè per lui, conosce poco), il PSG e un po' di calcio, di lui e di me e poi, vuoi il caldo, vuoi il sole che non dà tregua, vuoi pure la giornata intensa del giovedì, comincio a caracollare e alterno sprazzi di (rara) lucidità, a sonnecchiamenti altalenanti.

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    Uno scorcio di Moulins e il palazzo dei Borboni.

    Moulins al nostro arrivo, mi da l'impressione di una bella cittadina,  non è così piccola come pensavo ed ha invece una bella estensione urbana (dicono ventimila abitanti circa), si percepiscono forme architettoniche di un certo rilievo storico e poi approdiamo di fronte al nostro Hotel de Paris, che sarà la struttura che ci ospiterà durante il soggiorno.
    Pochi minuti per apprezzare la bellezza è la ricchezza degli arredi della camera dall'ampiezza di un monolocale, del resto il nostro hotel ha ben quattro stelle meritate che punteggiano il blasone all'esterno dell'ingresso, con tre belle e luminose finestre che danno su un interno tranquillo, un bagno dotato di vasca oltre che un ampia doccia, un letto sovrastato da una quantità di piumotti e cuscini che al momento di andare a letto m'impegneranno non poco nello smontaggio dell'intera struttura, ma che nell'insieme è proprio un gran bel vedere.

     

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    L'Hotel de Paris e la magnifica camera messami a disposizione.

    Squilla il citofono, già mi aspetta l'auto per portarmi al vernissage dell'inaugurazione della manifestazione.
    In questa nuova struttura abbastanza periferica di cui sinceramente mi sfugge l'utilizzo, viene celebrato il rito dell'inaugurazione, politici locali e regionali, sindaci nuovi ed ex, capi dell'associazione e vari personaggi a diverso titolo ringraziano, pontificano e, come al solito prolungano l'attesa dell'assalto all'arma bianca verso il buffet, posizionato più in alto del pavimento, in modo che tutti gli astanti vedano in bella mostra, campeggiare salatini, tartine ed ogni tipo di appetizers degni di questo nome, oltre una serie di bottiglie di vino declinate nei tre colori primari della categoria: nero, bianco e rosè.
    L'attesa è spasmodica, si vedono le facce di chi, oltre che per obbligo e buona creanza è chiamato a partecipare all'avvenimento, ma di cui l'unico ed effettivo desiderio è quello di dare sfogo a quell'atavica fame che alberga nei peggiori reconditi anfratti del nostro stomaco e si palesa rabbiosamente in quei momenti in cui, per costume o per fortunata circostanza: il cibo è gratis.
    Curiosa è un'anziana signora vestita in abiti piuttosto giovanili che per prima si è posizionata in un punto di strategica importanza per l'assalto finale ma che, al momento del "via", con nonchalance e signorile noncuranza fa finta di niente, si guarda intorno attendendo che il volgare gesto lo compia prima qualcun altro e poi, sfruttando la posizione, si getta su tutto quel ben di Dio.
    Alla fine della serata era ancora lì...

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    L'inaugurazione con le autorità locali, e il presidente della manifestazione di quest'anno: Pierre Alary.

    Io mi sento piuttosto solo, stranamente non conosco nessuno e di quei colleghi di cui so la partecipazione, e che conosco personalmente, ancora non si vedono.
    Mi unisco al balletto, visto che non c'è altro da fare.
    Gironzolo, sbevacchio e mangiucchio qualcosa, in questi divertissements i francesi sono bravi, tartine, bicchierini e intruglietti gustosi fatti di salsine e salsette non sono secondi a nessuno, poi mi apparto in una zona bar adiacente, c'è più fresco e meno gente ed il rapporto cibo/famelici è perfino migliore, e mentre mi concentro a leggere notiziole su giornali e magazine locali riguardanti la manifestazione, osservo un tizio rotondetto e rubizzo che, circospetto, si avvicina.
    Come un rapace in zona di caccia si guarda intorno, osserva, e poi allunga la mano e si infila in bocca qualsiasi tartina gli si pari di fronte, e devo dire ce ne sono parecchie allineate sui vassoi, infatti lui si ferma, continua a guardarsi intorno e, ferino, colpisce!
    Poi, evidentemente, per mascherare il suo unico interesse, e cioè ingozzarmi alle spalle del festival e risparmiare sulla cena, decide di intavolare un discorso con me, giusto per sviare i sospetti sui suoi reali obiettivi e, purtroppo per lui, poco concentrato sulla domanda mentre invece la sua attenzione andava sulla scelta del bicchierino a base di tonno o la tartina con la salsa rosè, l'unica cosa che gli viene in mente di chiedermi, ovviamente in madrelingua è qualcosa tipo:" Ma ci si riesce a vivere di fumetti?"
    Avrei voluto piangere.
    Venire nella patria della BD, dove l'autore è quasi un guru dotato di poteri speciali, dove la categoria in ogni dove bistrattata gode di una stima e di una reputazione (temo ancora per poco) invidiabile, e sentirsi fare una domanda del genere mi sarei volentieri sciolto in lacrime.
    Gli ho risposto, freddo e sistematico, tanto a lui di ciò che gli stavo dicendo non gli fregava assolutamente niente, il suo sguardo allupato si era già posato su una saporita tartare a base di pomodoro che dopo pochi  secondi era già scomparsa nella sua bocca.

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    Le Grand Café.

    La serata doveva concludersi al Gran Café, una bella struttura fine '800 ampiamente restaurata tutta stucchi e decori con enormi specchi alle pareti che ne amplificavano all'infinito l'ampiezza, qui ho visto arrivare Frederic Brremaud e poco dopo anche gli altri amici che conoscevo, Vincent Pompetti e Tarek, due autori che conosco da anni e che sapevo partecipanti alla manifestazione.
    In loro compagnia oltre che a quella simpatica di Carine, l'organizzatrice che a Blois mi aveva chiesto la disponibilità alla partecipazione, abbiamo consumato una veloce cena e poi siamo rientrati all'albergo a piedi, passeggiando amabilmente per le vie della cittadina e vedendo in notturna la bellezza del Municipio illuminato, il duomo ed altre amene strutture.
    Poi diretto a letto, una bella doccia in quello splendido bagno e poi a scrivere queste rapide note sull'IPad.
    Domani siamo in pista.

    La sale delle feste, luogo imprescindibile per ogni località francese, è all'interno di un nuovissimo complesso in via di esecuzione, prevede una mediateca ed altri edifici di utilità pubblica (che solo a vederne l'ampiezza e la consistenza, mi è venuto subito da pensare in Italia quanta gente ci avrebbe "mangiato sopra", guarda come sono/siamo ridotti), i lavori non sono ancora terminati e ci sono ancora le transenne, speriamo che la manifestazione sia stata ben pubblicizzata perché immaginarla in un luogo che sembra non ancora finito potrebbe essere un problema.
    Non lo è.
    Infatti il sabato è di fuego.

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    La "sala delle feste" e lo spazio dediche, per ultimo l'unico disegno dedicato al "cattivo" Aren Wetten Von Kreuz, della serie "La lame et la croix".

    Non credevo, ma sin dall'apertura, si è creata una fila che non è mai diminuita per l'intera giornata, al punto che all'interruzione si sono dovuti distribuire i numerini per non perdere la precedenza acquisita.
    Alla manifestazione partecipano colleghi che conosco da tempo, ed è un piacere ritrovare Pixel Venguer, un autore molto interessante ed innovativo che conobbi a Brignais quasi una decina di anni fa (ed il piacere ulteriore è quello di constatare che anche lui si ricordava piacevolmente dell'occasione), ma divido quasi tutto il mio tempo con l'amico Tarek, sceneggiatore ed artista poliforme di una simpatia esuberante e che adesso si dedica perfino all'Arte con la "A" maiuscola, proponendo i suoi dipinti di fattura etnico-metropolitana in gallerie, e il sodale Vincent Pompetti, un bravissimo disegnatore di origine abruzzese e che adoro per la semplicità, la modestia e la pacatezza, un amico con il quale adoro intrattenermi perché ha la splendida capacità di rilassarmi con la sua calma, e anche con Alexis Nolent in arte Matz, lo sceneggiatore molto conosciuto ed apprezzato, salito alla ribalta perché da una sua storia, qualche anno fa, venne estratto un film (Jimmy Bobo - Bullet to the Head) che venne prodotto da Hollywood ed interpretato da Sylvester Stallone.
    Per il resto, il report della giornata di dediche è poco interessante, perché praticamente non ho alzato mai il culo dalla sedia. Amen.

    Quello che c'è da dire invece è sull'Associazione VILTAIS (il quale motto è Vivere ed Agire),  mi chiedevo cosa fosse e a cosa servisse l'edificio (nuovo e moderno) che oltre al vernissage dell'inaugurazione, ospita gli autori ed organizzatori per i pranzi, una struttura accogliente a metà tra un albergo ed un ostello. Si tratta di una struttura di accoglienza all'interno della quale si ospitano giovani, famiglie ed immigrati in difficoltà, li si supporta, gli si insegna la lingua e gli si aiuta ad integrarsi nelle realtà sociali e si fanno lavorare. Molti dei ragazzi ospitati sono i volontari delle manifestazione e Medina stessa, il mio contatto con il quale ho comunicato per la messa a punto della mia partecipazione, è arrivata all'età di sedici anni dalla Bosnia in guerra e, come molti altri ragazzi, adesso lavora all'interno dell'associazione.
    Ecco, adesso potrei scegliere tra la filippica del confronto tra due paesi, tra due modi di concepire l'accoglienza e le finalità di uno stato e di amministrazioni moderne e calate sul territorio ma, ovviamente eviterò. Non che in Italia non esistano associazioni ce si occupino di accoglienza, ci mancherebbe, oltre al fatto che il problema massificato che noi abbiamo dello sbarco di immigranti, non è minimamente immaginabile a quello francese, ma vedere com'è possibile la gestione dell'inserimento di "persone in difficoltà" è comunque illuminante e socialmente possibile è, per certi versi confortante. Ad ognuno di voi le relative considerazioni .

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    La sede dell'Associazione Viltais.

    Finiamo alle 18,00 per fortuna, il tempo per rilassarsi un po' in albergo e poi dritti alla premiazione di autori selezionati per i premi della manifestazione, qui ci aspetta un altro discorso (di non so quale figura politica) ed un ulteriore vernissage prima della cena, accompagnato da una di quelle orchestrine francesi che si rifanno alla musica "dixieland" d'ispirazione blues, che in realtà non ci ha lasciato che alla fine della serata.

    Serata che ha avuto il suo culmine nella cena, appunto, nella splendida cappella restaurata adiacente all'Hotel de Paris, una fantastica struttura adattata a ricevimento e cene di rappresentanza che oltre ad una serie di volte affrescate presenta delle magnifiche vetrate alle pareti, un luogo davvero cult che ha donato alla circostanza una ufficialità ed un segno di distinta originalità degno delle migliori occasioni.
    Il tutto poi, guarnito da una cena in tipico stile francese, con portate davvero esclusive e che si facevano notare per un impiattamento (la nostra terminologia è migliorata con la visione di Masterchef) degni di una haute cuisine, senza contare che la qualità e la bontà dei piatti era davvero di prim'ordine.
    Poi, inevitabilmente, a letto distrutti.

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    Il municipio illuminato, le volte della cappella all'interno della quale è stata servita la cena, la band in stile "Dixieland"e l'antipasto a base di pesce.

    La domenica mattina è scorsa tranquilla, non c'è stata la ressa del giorno prima, pur facendo le nostre dediche, ma la giornata, almeno per me, dimezzata dalla necessità di partire subito dopo il pranzo in direzione di Lione, ha la valenza di un trasferimento (ancora con il fedele Thomas, oramai chauffeur ufficiale del sottoscritto), il bello della manifestazione è e resta alle mie spalle.
    Saluto i miei amici e m'incammino verso la nuovissima Citroen Picasso che mi ospiterà per il tragitto, cullandomi nel mio reiterato dormiveglia pomeridiano, mi aspettano un paio di ore di macchina.

    Che dire del festival, è stata una bella sorpresa, bella la cittadina ricca di storia e di bellezze architettoniche, molto efficiente l'organizzazione, l'accoglienza poi, veramente di primissimo ordine, l'Hotel de Paris lussuoso senza ostentazione offre un soggiorno davvero perfetto, spero sinceramente di poter tornare, perché la simpatia di Medina, Carine, Juliette &Co. merita di essere rinnovata.
    Bellissimo e, per certi versi umiliante, il riscontro di una realtà utile, efficace ed estremamente necessaria come l'Associazione VILTAIS che, anche attraverso addirittura un magazine promuove e pubblicizza i suoi interventi sul territorio, una realtà a metà tra il pubblico ed il privato che meriterebbe essere copiata, solo se ne avessimo l'intelligenza, le capacità e la volontà per farlo.
    Ecco, appunto, resterà solo un bell'esempio per noi, almeno al momento, irraggiungibile, ma almeno rimane anche la consapevolezza che da qualche parte esiste un altro modo di fare integrazione.

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    ANGOULEME + PARIS 2017

    Ormai non è più una novità, e sappiamo che in questo periodo dell'anno la destinazione è la ridente cittadina francese che ci vede ospiti nell'ultimo weekend di Gennaio, sicuramente non il periodo più agevole per condizioni climatiche (vai a capire con quali criteri i nostri cugini hanno scelto il periodo per organizzare quella che sarebbe diventata per portata editoriale la più importante kermesse fumettistica europea), noi saremo quelli che siamo, ma anche loro...

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    TRILOGIE FRANÇAISE: BELLEGARDE

    E tre...
    Terzo impegno per il rush autunnale di festival, l'ultimo del 2016, e questa volta è come andare a casa di amici, tanto sono Michel Suro e Thierry Matrinet (quest'ultimo facente parte anche della confraternita della spedizione in terra cinese).

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    TRILOGIE FRANÇAISE: BLOIS

    Solo cinque giorni dopo Grenoble, si riparte alla volta di Blois, in un viaggio che non nasconde una certa apprensione, non tanto per la distanza (anche), quanto per l'impervio percorso con cambi di vettore e quindi coincidenze da rispettare, in un alchimia che deve avere un dosaggio abbastanza preciso per non rischiare di rovinare la miscela, compromettere tutto e complicarmi la vita. Blois con circa centosettanta autori invitati ( ma arriva tranquillamente a duecento con quelli invitati direttamente dagli editori) e con 22.000 visitatori nei tre giorni di manifestazione si colloca tra uno dei più

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    TRILOGIE FRANÇAISE: GRENOBLE BD

    Andando avanti a trilogie, permettetemi un francesismo per differenziare questa da quella di Settembre.
    Impegni presi, parole date e, anche se il periodo è poco favorevole (troppe cose da fare e poco tempo per farle), c'è anche da dire che l'autunno è generalmente un periodo in cui ogni fine settimana in Francia ci sono dagli otto ai dodici (fino addirittura a ventiquattro) festival BD, e in molti dei quali oramai sono non dico un ospite fisso, ma quanto meno una presenza costante.
    Quello di Grenoble, organizzato dalla Mosquito (la mia casa editrice) è uno di quelli ai quali non posso mancare, ed infatti sono qui a smanettare sull'Ipad, per scrivere il primo di tre report in rapida successione che pubblicherò ad ogni modo a fine Novembre, alla fine di tutto, festivals e lavoro.
    Grenoble BD, che ha sostituito da qualche anno "La 5 Jours del la BD" suo festival precedente, per me oramai non ha più molti segreti, conosco gli amici che incontrerò e l'unica sorpresa è sapere con quali altri autori dovrò dividere il desk delle dediche, ma neanche quella è in realtà una sorpresa, perché è sufficiente andare su Opale BD, portale d'informazione di tutti i festival francesi in programmazione, per sapere quali sono gli autori invitati.
    Quest'anno, tra i molti, incontrerò insieme a molte altre conoscenze, le due "inseparabili" Stéphanie Dunand-Pallanz e Sophie Turrel, incontrerò nuovamente Rubén Pellejero, il grande disegnatore catalano con il quale ho condiviso la bellissima esperienza cinese, e fresco autore del ritorno alle stampe di Corto Maltese, e l'italiano Sergio Tisselli, con il suo Tex  pubblicato da Mosquito.

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    Insomma, si riparte, a Novembre ormai non è più una novità, ma quest'anno per la realizzazione del secondo volume "La lame et la croix" sono andato molto lungo, nel senso che vuoi per la lunghezza del secondo volume (72 pagine), vuoi perché la programmazione alla fine non è mai rispettata in toto, gli ultimi mesi sono stati congestionati da giornate di lungo lavoro è un po' di sana ansia (è giusto non farsela mancare mai, non foss'altro per il pepe che dissemina sulla vita), per l'insicurezza di rispettare i tempi di consegna e mancare l'uscita in anteprima ad Angouleme, come da programma.
    Sono a pagina 62 e quindi sono piuttosto tranquillo, anche se le ultime tavole sono complicate, per combattimenti, cavalli, armature e particolari di ogni tipo, oramai riesco a vedere la luce in fondo al tunnel e quindi parto a cuor relativamente leggero.

    Gli aeroporti oramai sono per me delle sale di scrittura, con il mio fido tablet ottimizzo le attese scrivendo i miei report senza togliere tempo prezioso ad altro certo, come ormai il 90% del genere umano (l'altro 10% si spera che lavori) non stacca gli occhi dal video che ha di fronte, che sia del tablet, dello smartphone o del portatile, i nostri occhi sembra che non cerchino altro, se un alieno sbarcasse adesso è dovesse dedurre chi siamo dal nostro comportamento, forse riterrebbe la vita sul globo pallosa e per niente interessante, se tutta la nostra attenzione è rivolta a dei pixel animati su degli schermi asettici.

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    Nell'ordine, in alto con l'amico Ruben Pellejero, e in basso la mostra a lui dedicata dagli organizzatori.

    A proposito di schermi, forse sono disattento io, o forse effettivamente non ne avevo visti dal vivo, ma prendendo un caffè al bar dell'aeroporto, il mio sguardo è stato attratto dal vetro del frigorifero che conteneva i gelati della Sammontana, il vetro, pur mantenendo la trasparenza e quindi permettendo la vista dei gelati contenuti, stava proiettando un filmato animato realizzato ad hoc dall'azienda stessa... forse sono ingenuo e provinciale, ma non ricordando di averne visti altri, e comunque immaginando che se una simile tecnologia può essere utilizzata a basso costo per un contenitore di gelati, allora forse la data dell'anno che stiamo vivendo non è casuale.
    È il 2016 signori miei, l'anno in cui si svolgeva la storia raccontata dal Blade Runner di Ridley Scott e forse, abituati oramai a vedere fantascienza ovunque, non ci rendiamo conto che la fantascienza la stiamo vivendo oggi è in ogni momento della nostra vita... non ci sono replicanti, è vero (ma chi può davvero dirlo?), ma si tratta solo di un dettaglio.

    Ok, adesso vi lascio, la HOP! la compagnia col salto, dell'area Air France, sta preparando il desk per l'imbarco, all'orizzonte mi appresto a salire su un misero ATR-72, un turboelica con una sessantina di posti, e mi appresto a lasciare una temperatura piuttosto mite per il periodo, per entrare a pieno titolo nell'inverno.
    Appena arrivò vi dirò che effetto fa.

    All'arrivo, in perfetto orario, mi aspettavo Henri o Didier, e mi vedo arrivare Daniel, ci metto un po' a focalizzare il personaggio, ma poi mi ricordo, è l'appassionato di rock che costruisce splendide chitarre elettriche in plexiglas, giuro, da vedere.
    Ad attendermi c'è anche Lu Ming, un artista cinese che ho conosciuto a Pechino e che ha lavorato con Mosquito, un talento di rara perizia, che disegna in una mezza tinta creata dalle nuances dei pantoni, con un disegno di impianto realistico che solo i cinesi sanno realizzare. Ci mettiamo ad una brasserie dell'aeroporto e per pranzo mi sbofonchio una tartare, tanto per entrare nel clima transalpino.
    Poi diretti a casa di Michel Jans, a Saint Egrève, è la prima volta che ci vado. Ci prendiamo un caffè, incontriamo Capucine Mazille, una illustratrice anch'essa ospite della manifestazione e mi accomodo all'albergo, La Maison des etudiates nella zona dedicata agli ospiti, ovvero ai professori invitati a fare lezione nell'ateneo.
    Qui, rilassato, riesco anche a trovare l'energia e l'originalità per scrivermi alcuni dialoghi del mio prossimo lavoro, neanche tanto male a dire la verità, e sono anche piuttosto soddisfatto... adesso non resta che inserirli nei contesti giusti.
    A cena invece du Petit Lac, consueto appuntamento  degli ultimi anni, che pare sia stato venduto, si va al restaurant Le Grand Soleil, in pieno centro, il locale è carino, attendiamo un po' gli ultimi arrivi della serata: Rubén Pellejero e la moglie Mercedes, il disegnatore Bosch, Mandryka, e poi iniziamo a cenare. Joel Alessandra ha declinato all'ultimo momento l'invito, peccato, mentre il povero Tisselli è stato tradotto in Germania, a Francoforte dove dovrà attendere per sei ora la coincidenza suo malgrado, arrivando a notte fonda. La serata tuttavia è guastata dalla confusione di un gruppo di trentenni che festeggiano un compleanno, sono una dozzina e fanno un casino infernale, e poi si dice gli italiani... al nostro tavolo tra catalano, italiano, cinese ed il francese sembra di essere ad un congresso dell'ONU, si fa fatica a parlare, ad ascoltare ed a a mantenere la concentrazione, mi assento un po' isolandomi tra una chiacchiera e l'altra, io inoltre mi sono alzato alle cinque, ho preso nell'ordine treno, aereo e automobile, praticamente l'intero parco di mezzi semovibili creati dal genere umano e sono stanco, che dite?
    Ecco, appunto, indovinato, me ne vado a letto.
    Ma non è ancora finita, il catalano Boix, un sanguigno e generoso spagnolo che muore dalla voglia di farsi sentire e farsi conoscere, nonostante navighi oltre i settanta, saputo che lavoro per la Bonelli ci tiene a parlare ancora con me mi chiede gentilmente di rimanere ancora un po', la sua vita l'ha dedicata a Phantom, in Italia conosciuto come l'Uomo Mascherato che pare nei paesi scandinavi non abbia mai perso il suo appeal e viene prodotto da editori locali con staff di disegnatori da ogni paese. Ma sopratutto chiede lumi sulle politiche bonelliane di Tex, pare abbia realizzato un paio di tavole di prova del ranger nostrano e gli sia stato risposto picche. Mi intrattengo ancora un po' spiegando che le scelte dei disegnatori (anche per tutti gli innumerevoli spin-off del personaggio) seguono delle logiche di non "immediata comprensione" oltre che essere tortuose ed indefinibili, quello che talvolta non va bene oggi va bene domani è quello che andava bene ieri, magari non è più adatto oggi, inoltre non conosco il suo disegno e non ho visto le prove e non posso essergli molto d'aiuto.

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    La piacevole sorpresa della vela realizzata con l'illustrazione della copertina del secondo volume de "La lama e la croce".

    La Maison des Etudiantes è una bella struttura dotata di molti confort, ma le camere che ci assegnano, credo siano anche più spaziose di quelle normali date ai semplici studenti, tuttavia queste hanno un bagno che sembra ricavato da quello di una roulotte, sarà più o meno un metro e mezzo quadrato ed ha un lavandino talmente piccolo che quando ti lavi i denti finisci sempre per sputare, anche se fossi dotato di ottima mira, sul gruppo erogatore, quello sì di grandezza normale, tanto il lavandino è piccolo.
    La notte passa abbastanza tranquilla , ma contraddistinta da molti risvegli, le veneziane fanno filtrare moltissima luce, per cui alle prime luci dell'alba do anch'io il buongiorno al mattino, l'unica cosa positiva è che si sogna molto, e i continui risvegli permettono di ricordarli.
    Colazione presso l'esposizione a base di croissant freschi e baguette a di giornata e cominciamo, sono accanto a Tisselli e di fronte a Lu Ming, la gente comincia ad accalcarsi di fronte a me, formando con un bel colpo d'occhio una fila numerosa di lettori in attesa di dedica che lucidano abbondantemente il mio ego e la giornata, senza alti e bassi, praticamente scorre così.
    La sera siamo al ristorante Phnom Phen, un locale con cucina mista cambogiana e vietnamita che è praticamente una tappa fissa dei festival di Grenoble al punto che negli anni ne ho visto piano, piano la lenta ristrutturazione, siedo accanto a Jean-Jacques e Rubén e di fronte a Tisselli, e con il francese è facile fare due risate, la sua simpatia è contagiosa e garbata, ed il suo sorriso contamina anche il depresso più congenito.
    Il rientro è composto da un gruppo che ha preferito farsi due passi a piedi tra le fredde strade della città, tra locali con giovani che si bevono le ultime birre della serata prima di andare a ballare, e qualche prematuro ubriaco che comincia a fare le prove della nottata, passeggio conversando amabilmente con Rubén, anche il nuovo disegnatore di Corto Maltese è una presenza tranquilla e rassicurante, sembriamo vecchi amici che si fanno confidenze notturne e anche con lui è un bel parlare.
    Domani mattinata di lavoro e poi il pomeriggio si riparte.

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    File e dediche di Grenoble BD.

    Il tempo pare clemente a Grenoble, anche stamani niente pioggia e qualche raro sprazzo di sole. La colazione è fatta nell'area sottostante la manifestazione, e qui ritroviamo anche gli amici di Bellegarde che ritroverò tra soli quindici giorni, ma tra loro oltre ad Andrè e Michel c'è anche Thierry Martinet con il quale abbiamo condiviso l'esperienza cinese, e quel sodalizio formatosi in terra mandarina, oramai è pari ad una confraternita, se si considera che a condividere la colazione c'era anche Michel Jans, Bettina Egger e Rubén, tutti facentene parte, potete immaginare come l'atmosfera si sia subito riscaldata di affetti ed esperienze condivise.
    Ma la mattinata scorre tranquilla. Molte dediche, e molte delle quali, come sempre, a beneficio dei volontari che generalmente per ultimi si fanno dedicare gli albi personali, qualcuno addirittura provenivano dal giorno precedente, visto che spesso si antepongono le dediche dei normali avventori, sacrificando i "benevoles" per ultimi.
    Oramai a Grenoble sono di casa, negli ultimi dieci anni sarò mancato si è no solo un paio di volte per cui ho moltissimi amici che mi aprezzano e mi stimano ed è un bel ritornare tra loro.
    Quest'anno con me e accanto a me avevo Sergio Tisselli (che ha pubblicato con Mosquito il Tex che ha realizzato per la Sergio Bonelli Editore nella versione Color, in un formato però che meglio esalta le qualità del lavoro, e cioè nella dimensione del cartonato e non del pocket all'italiana), Tisselli che nonostante l'età e l'esperienza è abbastanza novizio a queste scorrerie d'oltralpe, per quanto abbia, secondo me, un disegno piuttosto adatto al mercato francese, specialmente quello esigente dei collezionisti, lui che ha un acquerello fluido e coinvolgente che ben si adatta ai gusti transalpini. E in questi giorni ho letto nel suo entusiasmo per la novità e per un apprezzamento al proprio lavoro, la gioia dell'autore poco abituato ad una full immersion di dediche, tra lettori esigenti e bramosi di novità. Dentro ad ogni autore si cela il bambino che ha bisogno che la mamma gli dica "bravo" ed il mercato francese per del sue modalità intrinseche, fa la facente funzione materna, con i suoi lettori che, se ti apprezzano, hanno mille modi di dimostrartelo mettendosi in fila ed attendendo pazientemente il loro turno, ed organizzando manifestazioni ad hoc per soddisfare queste esigenze. Ecco, Sergio aveva trovato la sua mamma, glielo si leggeva negli occhi, nella modalità della chiacchiera e nell'uso di un francese che non conosce ma che scazza con disinvoltura di chi se ne frega perchè è contento di essere lì, e sono molto felice per lui.

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    Ristorante Marrakech, mi si intravede mentre converso con Tisselli, alla mia sinistra Toledano e accanto a lui l'immarcescibile Fabien Lacaf.

    Pranzo al ristorante "Marrakech", ed ho detto tutto, inutile dilungarsi con il menù, in compagnia di Tisselli, Boix e Toledano, due italiano e due spagnoli per una festa in lingua latina.
    Partenza nel pomeriggio alle 15,00 insieme al giovane Toledano, abbiamo aerei in terminal diversi ma che partono più o meno alla stessa ora, ci accompagna Didier, un collaboratore della manifestazione, appassionato ed amico che ho incontrato in  molte altre occasioni, ma sono di poca compagnia mi siedo dietro all'auto strategicamente e mi metto a dormire, praticamente mi sveglio all'aeroporto.
    Ho un paio d'orette d'attesa ma col wi-fi di sei ore garantito dall'aerostazione, oramai anche le attese si fanno sopportabili, l'unica preoccupazione è il cambio a Parigi, ho poco tempo appena un ora tra l'arrivo è l'imbarco, ma spero che il gate non sia troppo lontano, anche l'anno scorso ho avuto un viaggio del genere e mi pare non fosse eccessivamente lontano.
    Sperem.
    Sull'aereo non posso non notare e constatare che a tutte le latitudini, certi modi di fare si rincorrono come fosse un abitudine mondiale, e cioè quel comportamento che definiamo "gnorri", e cioè quelli che, pur sapendo che il loro posto è un altro, si siedono accanto al finestrino, per poi alzarsi quando arriva il legittimo occupante. Mi chiedo sempre se sono sviste casuali o se l'abusivo lo fa sempre sperando che l'altro (evidentemente più intelligente di lui) soprassieda e lo lasci al suo posto per non scomodarlo. Succede raramente, e in effetti le volte che mi è capitato, ho letto negli occhi del seduto, una sorta di implorazione come volesse dirmi "e dai, sù, via il superiore... che ti costa, lasciami qui e prendi il mio, evitando la scomodità di farmi alzare..." , sì in effetti spesso l'ho letta.
    Preghiera inascoltata, mi sono rotto i coglioni di fare sempre il superiore, ho diritto anch'io di fare il meschino, anche perché con questa scusa certi personaggi alla fine l'hanno vinta e, con aria di bieca soddisfazione: " mi scusi sa, temo che quel posto sia il mio...".
    Alzati Lazzaro.

    Comunque, sul tratto Lione-Parigi abbiamo ballato, e per dare un'ordine di grandezza all'intensità della turbolenza, mentre digitavo sul tablet, spesso non riuscivo a beccare il tasto giusto.
    Arrivo in perfetto orario, discesa nei tempi giusti ed il ricordo della medesima esperienza era esatto. Pochi metri e il gate per Firenze era proprio sopra di me:  comodo.
    L'imbarco neanche era iniziato, molta gente, Parigi non è un condominio ed il De Gaulle rappresenta esattamente l'importanza europea a livello di smistamento passeggeri di un aeroporto come quello, e quindi stare in piedi per stare in piedi, mi metto in riga nella fila che si era già composta.
    Salgo paradossalmente tra i primi passeggeri dopo quelli di Sky Priority, è appena entrato sul l'aeromobile mi pare di ricordare il capo steward, poi sposto lo sguardo sull'altro a metà del corridoio e la conferma arriva immediata, sono salito sullo stesso aereo (infatti lo chiedo allo steward che mi dà conferma, dicendogli anche se credevo potevo rimanere direttamente al mio posto, tra l'altro ero nella fila 16 e adesso sono nella 17, in effetti una logica esiste, ed ecco in effetti spiegata l'ubicazione strategica dell'arrivo, uscito dal basso (le uscite hanno un corridoio sottostante la porta d'imbarco) ed entrato nuovamente da sopra. Questa coincidenza, l'ultima volta che avevo fatto lo stesso scambio, non l'avevo notata, probabile fosse cambiato l'equipaggio, vai a sapere.

    Bene, ho scritto fin troppo, l'aereo rulla sulla pista, sono le 21,00 e siamo in perfetto orario, la carica dell'Ipad segnala rosso e tra poco mi abbandonerà comunque, l'esperienza del primo festival autunnale si ferma qui.
    Venerdì si riparte, direzione: Blois.

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    TRILOGIA DI SETTEMBRE: ...e tre!

    Quindici giorni di relativo relax, non che questo sia lavorare, e ripartiamo per l'ultimo appuntamento di questo mese tutto orientato alle pubbliche relazioni ed alle celebrazioni del compleanno di Nathan.
    Giusto il tempo per riuscire a realizzare almeno le matite delle ultime venti pagine de "La lama a la croce", il racconto che, secondo una programmazione che credevo di non riuscire a rispettare.

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    TRILOGIA DI SETTEMBRE: Noci

    Il tempo di rimanere qualche giorno a casa, e si riparte.
    Questa volta la destinazione è Noci, una ridente cittadina in quel della Puglia, una regione che a dire la verità non conosco per niente e che, se il tempo regge (ma non ho molte speranze,  viste le previsioni pessimistiche del web e degli esperti) mi piacerebbe, impegni permettendo, conoscere meglio.

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    TRILOGIA DI SETTEMBRE:Sassari

    Ci siamo, si  riparte.
    Contrariamente alle marmotte, noi (ed il plurale è majestatis), andiamo in letargo d'estate, ci rifugiamo (ormai il plurale è d'obbligo) nelle nostre tane, non a dormire, ma a lavorare. L'estate per sua natura è lavorativamente più tranquilla, anche perché io disdico tutti gli inviti ad eventuali festival, concentro le mie corvèe di realizzazione delle tavole dei futuri libri (si continua col plurale), e ci godiamo quel poco di mare che tutti questi impegni mi concedono.

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    Benvenuti!

    I°giorno di scuola.1964

    Quello che vedete, è il nuovo abito che indosserà il mio sito nei prossimi anni, cambio di look (odiosa parola), per adeguarsi ai tempi, essere più eleganti, più leggibili, più belli, insomma.
    Speriamo di esserci riusciti.

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    La fila

    Attesa Rockwell
    Un salto e via, quella è l'idea.
    C'è sempre voluto pochi minuti, parcheggio, consegno e riparto, per cui anche nei pochi minuti rimanenti prima della chiusura, sono convinto di farcela.
    Sicuro.

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    QUALCOSA E' CAMBIATO.

    Parafrasando un titolo di un film piuttosto conosciuto, mi accingo a fare una riflessione su una notizia di qualche giorno fa, in cui si annunciava che per la prima volta al mondo, l'acquisto di musica vecchia (intendendo ovviamente CD, vinili e quant'altro), aveva superato quella delle nuove produzioni.
    La cosa è davvero bizzarra se si pensa alla cavalcata di ogni forma di ricerca del nuovo in tutte le direzioni, e vedere che il pubblico preferisce il vintage, in una delle arti più rappresentative: fa pensare.

    E' da tempo che sento dire in giro che la musica degli anni '60, '70 ma anche precedente, era migliore di quella odierna, che era già stato tutto inventato e di musicisti di sì tale fatta, non se ne producevano più. Ma al di là del fatto che sembrano sempre frasi nostalgiche e un po' retrò, un conto è affermarle con un certo senso di sufficienza, magari perché legate alle nostre passioni giovanili, altro è constatarlo direttamente nei dati incontrovertibili delle vendite.

    Intendiamoci, non so se la nostra affermazione sopra citata sia vera, e non vorrei darla per buona solo perché commercialmente comprovata (il dato in sé potrebbe anche significare altro), però una riflessione la merita.
    E siccome io per quanto ami la musica non mi posso definire un esperto, translo tutta la questione nell'argomento che meglio conosco, il "fumetto", con tutti i relativi distinguo, che non sono pochi.
    Anche perché perfino l'arte o la fotografia, potrebbero essere incluse all'interno della riflessione visto che, a parer mio, i "problemi" sono i medesimi.

    La constatazione, riguardante il "Fumetto", perché è solo di una constatazione che si tratta è che, non vedendo all'orizzonte grandissime novità, grandissimi autori, grandissime innovazioni, vuoi perché è stato fatto davvero molto, si può dire di tutto, vuoi perché le produzioni sono migliaia (un po' meno i lettori), vuoi perché nella velocità del consumo i tempi di riflessione, valutazione e realizzazione di un opera sono minori, il tutto sembra andare verso una lenta normalizzazione, che tradotto si può interpretare come banalità, quanto meno deja vu.

    Per dirla volgarmente in soldoni e volendo fare proprio dei nomi, per rendere ancora più chiaro il concetto, io di gente come: Alex Toth, Sergio Toppi, Hugo Pratt, Edgar P. Jacobs, Moebius, Will Eisner, Dino Battaglia, Alberto Breccia, Alex Raymond, Andrea Pazienza, Milton Caniff, Schulz, Franquin, Hergé, Guido Crepax, Uderzo, Joe Romita, certo, direte voi, sono personaggi che hanno segnato un epoca...è vero e allora? Il discorso non vale forse anche per Simone & Garfunkel, Elvis, Deep Purple, PInk Floyd, Jimi Hendrix, Beatles e compagnia cantando, non si tratta delle stesse cose, degli stessi periodi?

    Intendiamoci, oggi ci sono belle storie, realizzate da bravissimi professionisti e colleghi, ma quel "quid", quella novità che ti "sfrizzola il velopendulo" e che una volta ti faceva sobbalzare, almeno per uno come me che ha visto molto (e che per altri hanno ascoltato molto), difficilmente, raramente...direi mai, capita.
    Capita talmente poco che, anche qui a mio modestissimo parere, per cercare variazioni sul tema il gioco degli ultimi anni (non pochi per la verità), mi pare sia stato quello di abbassare il livello, nel nostro esempio: grafico.
    Della serie che, vista l'impossibilità o l'enorme difficoltà di andare in "avanti", tanto valeva andare lateralmente, se non addirittura tornare un pochino indietro, e sdoganare chi, un tempo, nessuno si sarebbe sognato di far pubblicare, ottenendo così cose peggiori sì, ma proprio per questo diverse.
    Per cui oggi diventa "interessante" quello che ieri neanche veniva preso in considerazione, diventa nuovo quello che "non sarebbe stato all'altezza", ma il tutto diventa possibile nel mare magnum di un'editoria che bene o male "sfrutta" il bisogno, il desiderio e la pervicacia di chi, anche gratuitamente, non rinuncia a pubblicare i suoi artefatti.

    Tutto questo produrre porta solamente verso un alzamento di quantità, ma non necessariamente verso un miglioramento della qualità, e questo credo avvenga più o meno per tutto. E qui mi fermo perché andare oltre vorrebbe dire toccare anche altri temi che sconfinerebbero nell'economia e ci porterebbero chissà dove.

    L'aumento di qualità produce anche la riduzione entropica del potenziale creativo complessivo (lo so, è azzardato come parallelismo), per cui in futuro sarà, temo, difficile produrre cose nuove, perché di nuovo e da scoprire, ci sarà sempre meno, sfruttato e consumato com'è. Dovremo accontentarci di quello che accade nella moda, ciclicamente, si re-inventa qualcosa che c'è già stato, e l'abilità starà tutta li.

    Ma noi (almeno io sicuro), purtroppo, ci divertiremo sempre meno.

    Arte,Musica e Cinema
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    COLOMIERS, LA PRIMA VOLTA

    Me l'avevano detto Patricia e Jean-Jacques , due collaboratori della Mosquito simpatici ed estremamente disponibili, entrati tra le mie amicizie dalla porta principale: Colomiers è un Festival ben organizzato,

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    LUCCA 2015

    Il tempo intercorso dalla manifestazione al mio report, è indicativo del periodo che sto attraversando.
    Anzi, diciamo pure che non vedo l'ora di attraversarlo.
    Purtroppo non è solo dovuto a intasamenti di lavoro, quelli ci sono e sapevamo che ci sarebbero stati, il fatto è che è subentrato un fatto personale di estrema gravità (ma che si sta per fortuna risolvendo), che stava per compromettere la mia partecipazione a Lucca 2015. Non che il mondo si sarebbe accorto della mia assenza, per carità, siamo talmente transitori e degni di così relativa importanza che, nel marasma generale, tra strombazzamenti di annunci, proclami, promozioni, novità editoriali e non, presenzialismi al limite della tolleranza e gigionamenti vari, la mia assenza avrebbe avuto la stessa rilevanza di uno spermatozoo rimbalzato sull'ovulo.

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    3x1 OFFERTA SPECIALE

    3x1 OFFERTA SPECIALE: tre impegni per una settimana. 
    Non posso iniziare che da qui, dalla frenesia di questo periodo che non dà respiro e che mi fa girare come una trottola impazzita.
    Forse si tratta di pessima programmazione o di trascurata pianificazione, ma vi garantisco che capita, capita anche perché come un'ineluttabile Legge di Murphy, quando avete mille impegni dai quali non riuscite a venirne fuori, è matematico che ne escano altri a complicarvi ulteriormente la vita.
    Non succede mai il contrario.

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    LA DESERTIFICAZIONE...

    LA DESERTIFICAZIONE DELL'IMMAGINARIO

    Lo so, sono partito in modo apocalittico, e so perfettamente che dipingerò a tinte ben più fosche di forse (o come spero) sarà la realtà, ma credo che, iperboli o meno, l'argomento possa comunque indurre a qualche riflessione.

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