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“In questa sezione troverete tutte le ultime notizie, mostre, partecipazioni alle manifestazioni , i relativi report e quelle che spesso sono considerazioni o riflessioni sulla professione, sulla realtà che ci circonda e sul mondo, insomma il mio piccolo e personale speak corner”.

    Primavera... ad Eurre

    Eccoci di nuovo qua, in partenza per un altro festival BD.

    Sono felice di tornare ad Eurre dove ho lasciato amici che da molti anni apprezzano il mio lavoro e sono stati tra i primi ad invitarmi al loro "piccolo" festival (ma spiegherò meglio dopo cosa intendo, per piccolo), ma al tempo stesso dispiaciuto perché ho dovuto rinunciare a Nemoland 2017, la manifestazione organizzata dalla mia scuola, l'Accademia Nemo, oramai alla sua undicesima edizione.

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    UNA GIORNATA PARTICOLARE

    Il 30 Marzo 2017 è stata una mattina in cui oltre che un incontro all'Istituto Agrario Leopoldo II di Lorena, nel pomeriggio, all'ultimo momento, ero anche stato chiamato per partecipare ad una trasmissione televisiva su una tv locale, TV9. Come si dice: la previsione di una giornata piuttosto piena.

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    FestiBD Moulins

    È sempre piuttosto interessante partire alla volta di un nuovo festival, perché le dinamiche sostanziali oramai le conosciamo ed hanno più o meno gli stessi meccanismi, quello che cambia è il panorama, la città e la speranza, almeno per me, è quella di incontrare aree di potenziali lettori sempre nuovi, che non ti conoscono e che hanno l'opportunità di scoprire il tuo lavoro.
    In contemporanea si sta svolgendo anche BD e Beaujolais, a Villefranche, manifestazione alla quale ho già partecipato e dove ho già molti amici, ma Medina&C. che mi ha contattato a Blois, quest'anno li ha bruciati sul tempo.
    A Firenze, sono tre giorni che splende un sole primaverile, il cielo terso fa da sfondo a panorami da cartolina, e la primavera sembra voler bruciare i tempi, per cui, partire con queste prerogative, mette inevitabilmente di buon umore, anche se le previsioni francesi, almeno dal meteo che ho consultato, prevedono pioggia.
    Non capisco perché i francesi, sempre così in tendenza, sul clima debbano per forza ostinarsi a fare il contrario.
    Il volo è Air France in direzione Parigi e poi cambio per Lione, oramai è una rotta che conosciamo bene e che ha, nonostante lo scalo, pochi momenti morti che, quando il volo fila liscio è una fortuna, ma quando s'inciampa in qualche ritardo promette ansia.

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    Il manifesto del Festival realizzato da Pierre Alary.

    La prospettiva è quella di un weekend all'insegna del francese tout court, sono l'unico italiano e le speranze si parlare con questa lingua è solo con l'amico e collega Vincent Pompetti, un italo- belga che conosco da anni, per il resto sarà una full-immersion francofona, e comunque sarà un modo per perfezionarla ulteriormente. Vive la France! ( e credo sarà proprio il caso di incoraggiarli, vista la rintronata del 6a1 che si è preso il PSG con il Barcellona in Champions League).

    L'aereo ritarda un po', circa una ventina di minuti, il vantaggio è che non devo essere io ad aspettare l'autista che in effetti mi aspetta in mezzo ad un nugolo di persone con in mano un pannello con su scritto FestiBD, il suo nome è Thomas.
    Ci attendono due ore di auto per autostrade, superstrade e strade semplici dell'immensa campagna francese, sotto un sole che mi accompagna dall'Italia a dispetto delle mendaci previsioni meteo, ne indovinassero una...
    Parliamo, ne abbiamo di tempo: il mercato francese, le sue origini italiane (i suoi provengono dalla Sicilia che ahimè per lui, conosce poco), il PSG e un po' di calcio, di lui e di me e poi, vuoi il caldo, vuoi il sole che non dà tregua, vuoi pure la giornata intensa del giovedì, comincio a caracollare e alterno sprazzi di (rara) lucidità, a sonnecchiamenti altalenanti.

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    Uno scorcio di Moulins e il palazzo dei Borboni.

    Moulins al nostro arrivo, mi da l'impressione di una bella cittadina,  non è così piccola come pensavo ed ha invece una bella estensione urbana (dicono ventimila abitanti circa), si percepiscono forme architettoniche di un certo rilievo storico e poi approdiamo di fronte al nostro Hotel de Paris, che sarà la struttura che ci ospiterà durante il soggiorno.
    Pochi minuti per apprezzare la bellezza è la ricchezza degli arredi della camera dall'ampiezza di un monolocale, del resto il nostro hotel ha ben quattro stelle meritate che punteggiano il blasone all'esterno dell'ingresso, con tre belle e luminose finestre che danno su un interno tranquillo, un bagno dotato di vasca oltre che un ampia doccia, un letto sovrastato da una quantità di piumotti e cuscini che al momento di andare a letto m'impegneranno non poco nello smontaggio dell'intera struttura, ma che nell'insieme è proprio un gran bel vedere.

     

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    L'Hotel de Paris e la magnifica camera messami a disposizione.

    Squilla il citofono, già mi aspetta l'auto per portarmi al vernissage dell'inaugurazione della manifestazione.
    In questa nuova struttura abbastanza periferica di cui sinceramente mi sfugge l'utilizzo, viene celebrato il rito dell'inaugurazione, politici locali e regionali, sindaci nuovi ed ex, capi dell'associazione e vari personaggi a diverso titolo ringraziano, pontificano e, come al solito prolungano l'attesa dell'assalto all'arma bianca verso il buffet, posizionato più in alto del pavimento, in modo che tutti gli astanti vedano in bella mostra, campeggiare salatini, tartine ed ogni tipo di appetizers degni di questo nome, oltre una serie di bottiglie di vino declinate nei tre colori primari della categoria: nero, bianco e rosè.
    L'attesa è spasmodica, si vedono le facce di chi, oltre che per obbligo e buona creanza è chiamato a partecipare all'avvenimento, ma di cui l'unico ed effettivo desiderio è quello di dare sfogo a quell'atavica fame che alberga nei peggiori reconditi anfratti del nostro stomaco e si palesa rabbiosamente in quei momenti in cui, per costume o per fortunata circostanza: il cibo è gratis.
    Curiosa è un'anziana signora vestita in abiti piuttosto giovanili che per prima si è posizionata in un punto di strategica importanza per l'assalto finale ma che, al momento del "via", con nonchalance e signorile noncuranza fa finta di niente, si guarda intorno attendendo che il volgare gesto lo compia prima qualcun altro e poi, sfruttando la posizione, si getta su tutto quel ben di Dio.
    Alla fine della serata era ancora lì...

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    L'inaugurazione con le autorità locali, e il presidente della manifestazione di quest'anno: Pierre Alary.

    Io mi sento piuttosto solo, stranamente non conosco nessuno e di quei colleghi di cui so la partecipazione, e che conosco personalmente, ancora non si vedono.
    Mi unisco al balletto, visto che non c'è altro da fare.
    Gironzolo, sbevacchio e mangiucchio qualcosa, in questi divertissements i francesi sono bravi, tartine, bicchierini e intruglietti gustosi fatti di salsine e salsette non sono secondi a nessuno, poi mi apparto in una zona bar adiacente, c'è più fresco e meno gente ed il rapporto cibo/famelici è perfino migliore, e mentre mi concentro a leggere notiziole su giornali e magazine locali riguardanti la manifestazione, osservo un tizio rotondetto e rubizzo che, circospetto, si avvicina.
    Come un rapace in zona di caccia si guarda intorno, osserva, e poi allunga la mano e si infila in bocca qualsiasi tartina gli si pari di fronte, e devo dire ce ne sono parecchie allineate sui vassoi, infatti lui si ferma, continua a guardarsi intorno e, ferino, colpisce!
    Poi, evidentemente, per mascherare il suo unico interesse, e cioè ingozzarmi alle spalle del festival e risparmiare sulla cena, decide di intavolare un discorso con me, giusto per sviare i sospetti sui suoi reali obiettivi e, purtroppo per lui, poco concentrato sulla domanda mentre invece la sua attenzione andava sulla scelta del bicchierino a base di tonno o la tartina con la salsa rosè, l'unica cosa che gli viene in mente di chiedermi, ovviamente in madrelingua è qualcosa tipo:" Ma ci si riesce a vivere di fumetti?"
    Avrei voluto piangere.
    Venire nella patria della BD, dove l'autore è quasi un guru dotato di poteri speciali, dove la categoria in ogni dove bistrattata gode di una stima e di una reputazione (temo ancora per poco) invidiabile, e sentirsi fare una domanda del genere mi sarei volentieri sciolto in lacrime.
    Gli ho risposto, freddo e sistematico, tanto a lui di ciò che gli stavo dicendo non gli fregava assolutamente niente, il suo sguardo allupato si era già posato su una saporita tartare a base di pomodoro che dopo pochi  secondi era già scomparsa nella sua bocca.

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    Le Grand Café.

    La serata doveva concludersi al Gran Café, una bella struttura fine '800 ampiamente restaurata tutta stucchi e decori con enormi specchi alle pareti che ne amplificavano all'infinito l'ampiezza, qui ho visto arrivare Frederic Brremaud e poco dopo anche gli altri amici che conoscevo, Vincent Pompetti e Tarek, due autori che conosco da anni e che sapevo partecipanti alla manifestazione.
    In loro compagnia oltre che a quella simpatica di Carine, l'organizzatrice che a Blois mi aveva chiesto la disponibilità alla partecipazione, abbiamo consumato una veloce cena e poi siamo rientrati all'albergo a piedi, passeggiando amabilmente per le vie della cittadina e vedendo in notturna la bellezza del Municipio illuminato, il duomo ed altre amene strutture.
    Poi diretto a letto, una bella doccia in quello splendido bagno e poi a scrivere queste rapide note sull'IPad.
    Domani siamo in pista.

    La sale delle feste, luogo imprescindibile per ogni località francese, è all'interno di un nuovissimo complesso in via di esecuzione, prevede una mediateca ed altri edifici di utilità pubblica (che solo a vederne l'ampiezza e la consistenza, mi è venuto subito da pensare in Italia quanta gente ci avrebbe "mangiato sopra", guarda come sono/siamo ridotti), i lavori non sono ancora terminati e ci sono ancora le transenne, speriamo che la manifestazione sia stata ben pubblicizzata perché immaginarla in un luogo che sembra non ancora finito potrebbe essere un problema.
    Non lo è.
    Infatti il sabato è di fuego.

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    La "sala delle feste" e lo spazio dediche, per ultimo l'unico disegno dedicato al "cattivo" Aren Wetten Von Kreuz, della serie "La lame et la croix".

    Non credevo, ma sin dall'apertura, si è creata una fila che non è mai diminuita per l'intera giornata, al punto che all'interruzione si sono dovuti distribuire i numerini per non perdere la precedenza acquisita.
    Alla manifestazione partecipano colleghi che conosco da tempo, ed è un piacere ritrovare Pixel Venguer, un autore molto interessante ed innovativo che conobbi a Brignais quasi una decina di anni fa (ed il piacere ulteriore è quello di constatare che anche lui si ricordava piacevolmente dell'occasione), ma divido quasi tutto il mio tempo con l'amico Tarek, sceneggiatore ed artista poliforme di una simpatia esuberante e che adesso si dedica perfino all'Arte con la "A" maiuscola, proponendo i suoi dipinti di fattura etnico-metropolitana in gallerie, e il sodale Vincent Pompetti, un bravissimo disegnatore di origine abruzzese e che adoro per la semplicità, la modestia e la pacatezza, un amico con il quale adoro intrattenermi perché ha la splendida capacità di rilassarmi con la sua calma, e anche con Alexis Nolent in arte Matz, lo sceneggiatore molto conosciuto ed apprezzato, salito alla ribalta perché da una sua storia, qualche anno fa, venne estratto un film (Jimmy Bobo - Bullet to the Head) che venne prodotto da Hollywood ed interpretato da Sylvester Stallone.
    Per il resto, il report della giornata di dediche è poco interessante, perché praticamente non ho alzato mai il culo dalla sedia. Amen.

    Quello che c'è da dire invece è sull'Associazione VILTAIS (il quale motto è Vivere ed Agire),  mi chiedevo cosa fosse e a cosa servisse l'edificio (nuovo e moderno) che oltre al vernissage dell'inaugurazione, ospita gli autori ed organizzatori per i pranzi, una struttura accogliente a metà tra un albergo ed un ostello. Si tratta di una struttura di accoglienza all'interno della quale si ospitano giovani, famiglie ed immigrati in difficoltà, li si supporta, gli si insegna la lingua e gli si aiuta ad integrarsi nelle realtà sociali e si fanno lavorare. Molti dei ragazzi ospitati sono i volontari delle manifestazione e Medina stessa, il mio contatto con il quale ho comunicato per la messa a punto della mia partecipazione, è arrivata all'età di sedici anni dalla Bosnia in guerra e, come molti altri ragazzi, adesso lavora all'interno dell'associazione.
    Ecco, adesso potrei scegliere tra la filippica del confronto tra due paesi, tra due modi di concepire l'accoglienza e le finalità di uno stato e di amministrazioni moderne e calate sul territorio ma, ovviamente eviterò. Non che in Italia non esistano associazioni ce si occupino di accoglienza, ci mancherebbe, oltre al fatto che il problema massificato che noi abbiamo dello sbarco di immigranti, non è minimamente immaginabile a quello francese, ma vedere com'è possibile la gestione dell'inserimento di "persone in difficoltà" è comunque illuminante e socialmente possibile è, per certi versi confortante. Ad ognuno di voi le relative considerazioni .

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    La sede dell'Associazione Viltais.

    Finiamo alle 18,00 per fortuna, il tempo per rilassarsi un po' in albergo e poi dritti alla premiazione di autori selezionati per i premi della manifestazione, qui ci aspetta un altro discorso (di non so quale figura politica) ed un ulteriore vernissage prima della cena, accompagnato da una di quelle orchestrine francesi che si rifanno alla musica "dixieland" d'ispirazione blues, che in realtà non ci ha lasciato che alla fine della serata.

    Serata che ha avuto il suo culmine nella cena, appunto, nella splendida cappella restaurata adiacente all'Hotel de Paris, una fantastica struttura adattata a ricevimento e cene di rappresentanza che oltre ad una serie di volte affrescate presenta delle magnifiche vetrate alle pareti, un luogo davvero cult che ha donato alla circostanza una ufficialità ed un segno di distinta originalità degno delle migliori occasioni.
    Il tutto poi, guarnito da una cena in tipico stile francese, con portate davvero esclusive e che si facevano notare per un impiattamento (la nostra terminologia è migliorata con la visione di Masterchef) degni di una haute cuisine, senza contare che la qualità e la bontà dei piatti era davvero di prim'ordine.
    Poi, inevitabilmente, a letto distrutti.

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    Il municipio illuminato, le volte della cappella all'interno della quale è stata servita la cena, la band in stile "Dixieland"e l'antipasto a base di pesce.

    La domenica mattina è scorsa tranquilla, non c'è stata la ressa del giorno prima, pur facendo le nostre dediche, ma la giornata, almeno per me, dimezzata dalla necessità di partire subito dopo il pranzo in direzione di Lione, ha la valenza di un trasferimento (ancora con il fedele Thomas, oramai chauffeur ufficiale del sottoscritto), il bello della manifestazione è e resta alle mie spalle.
    Saluto i miei amici e m'incammino verso la nuovissima Citroen Picasso che mi ospiterà per il tragitto, cullandomi nel mio reiterato dormiveglia pomeridiano, mi aspettano un paio di ore di macchina.

    Che dire del festival, è stata una bella sorpresa, bella la cittadina ricca di storia e di bellezze architettoniche, molto efficiente l'organizzazione, l'accoglienza poi, veramente di primissimo ordine, l'Hotel de Paris lussuoso senza ostentazione offre un soggiorno davvero perfetto, spero sinceramente di poter tornare, perché la simpatia di Medina, Carine, Juliette &Co. merita di essere rinnovata.
    Bellissimo e, per certi versi umiliante, il riscontro di una realtà utile, efficace ed estremamente necessaria come l'Associazione VILTAIS che, anche attraverso addirittura un magazine promuove e pubblicizza i suoi interventi sul territorio, una realtà a metà tra il pubblico ed il privato che meriterebbe essere copiata, solo se ne avessimo l'intelligenza, le capacità e la volontà per farlo.
    Ecco, appunto, resterà solo un bell'esempio per noi, almeno al momento, irraggiungibile, ma almeno rimane anche la consapevolezza che da qualche parte esiste un altro modo di fare integrazione.

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    ANGOULEME + PARIS 2017

    Ormai non è più una novità, e sappiamo che in questo periodo dell'anno la destinazione è la ridente cittadina francese che ci vede ospiti nell'ultimo weekend di Gennaio, sicuramente non il periodo più agevole per condizioni climatiche (vai a capire con quali criteri i nostri cugini hanno scelto il periodo per organizzare quella che sarebbe diventata per portata editoriale la più importante kermesse fumettistica europea), noi saremo quelli che siamo, ma anche loro...

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    TRILOGIE FRANÇAISE: BELLEGARDE

    E tre...
    Terzo impegno per il rush autunnale di festival, l'ultimo del 2016, e questa volta è come andare a casa di amici, tanto sono Michel Suro e Thierry Matrinet (quest'ultimo facente parte anche della confraternita della spedizione in terra cinese).

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    TRILOGIE FRANÇAISE: BLOIS

    Solo cinque giorni dopo Grenoble, si riparte alla volta di Blois, in un viaggio che non nasconde una certa apprensione, non tanto per la distanza (anche), quanto per l'impervio percorso con cambi di vettore e quindi coincidenze da rispettare, in un alchimia che deve avere un dosaggio abbastanza preciso per non rischiare di rovinare la miscela, compromettere tutto e complicarmi la vita. Blois con circa centosettanta autori invitati ( ma arriva tranquillamente a duecento con quelli invitati direttamente dagli editori) e con 22.000 visitatori nei tre giorni di manifestazione si colloca tra uno dei più

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    TRILOGIE FRANÇAISE: GRENOBLE BD

    Andando avanti a trilogie, permettetemi un francesismo per differenziare questa da quella di Settembre.
    Impegni presi, parole date e, anche se il periodo è poco favorevole (troppe cose da fare e poco tempo per farle), c'è anche da dire che l'autunno è generalmente un periodo in cui ogni fine settimana in Francia ci sono dagli otto ai dodici (fino addirittura a ventiquattro) festival BD, e in molti dei quali oramai sono non dico un ospite fisso, ma quanto meno una presenza costante.
    Quello di Grenoble, organizzato dalla Mosquito (la mia casa editrice) è uno di quelli ai quali non posso mancare, ed infatti sono qui a smanettare sull'Ipad, per scrivere il primo di tre report in rapida successione che pubblicherò ad ogni modo a fine Novembre, alla fine di tutto, festivals e lavoro.
    Grenoble BD, che ha sostituito da qualche anno "La 5 Jours del la BD" suo festival precedente, per me oramai non ha più molti segreti, conosco gli amici che incontrerò e l'unica sorpresa è sapere con quali altri autori dovrò dividere il desk delle dediche, ma neanche quella è in realtà una sorpresa, perché è sufficiente andare su Opale BD, portale d'informazione di tutti i festival francesi in programmazione, per sapere quali sono gli autori invitati.
    Quest'anno, tra i molti, incontrerò insieme a molte altre conoscenze, le due "inseparabili" Stéphanie Dunand-Pallanz e Sophie Turrel, incontrerò nuovamente Rubén Pellejero, il grande disegnatore catalano con il quale ho condiviso la bellissima esperienza cinese, e fresco autore del ritorno alle stampe di Corto Maltese, e l'italiano Sergio Tisselli, con il suo Tex  pubblicato da Mosquito.

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    Insomma, si riparte, a Novembre ormai non è più una novità, ma quest'anno per la realizzazione del secondo volume "La lame et la croix" sono andato molto lungo, nel senso che vuoi per la lunghezza del secondo volume (72 pagine), vuoi perché la programmazione alla fine non è mai rispettata in toto, gli ultimi mesi sono stati congestionati da giornate di lungo lavoro è un po' di sana ansia (è giusto non farsela mancare mai, non foss'altro per il pepe che dissemina sulla vita), per l'insicurezza di rispettare i tempi di consegna e mancare l'uscita in anteprima ad Angouleme, come da programma.
    Sono a pagina 62 e quindi sono piuttosto tranquillo, anche se le ultime tavole sono complicate, per combattimenti, cavalli, armature e particolari di ogni tipo, oramai riesco a vedere la luce in fondo al tunnel e quindi parto a cuor relativamente leggero.

    Gli aeroporti oramai sono per me delle sale di scrittura, con il mio fido tablet ottimizzo le attese scrivendo i miei report senza togliere tempo prezioso ad altro certo, come ormai il 90% del genere umano (l'altro 10% si spera che lavori) non stacca gli occhi dal video che ha di fronte, che sia del tablet, dello smartphone o del portatile, i nostri occhi sembra che non cerchino altro, se un alieno sbarcasse adesso è dovesse dedurre chi siamo dal nostro comportamento, forse riterrebbe la vita sul globo pallosa e per niente interessante, se tutta la nostra attenzione è rivolta a dei pixel animati su degli schermi asettici.

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    Nell'ordine, in alto con l'amico Ruben Pellejero, e in basso la mostra a lui dedicata dagli organizzatori.

    A proposito di schermi, forse sono disattento io, o forse effettivamente non ne avevo visti dal vivo, ma prendendo un caffè al bar dell'aeroporto, il mio sguardo è stato attratto dal vetro del frigorifero che conteneva i gelati della Sammontana, il vetro, pur mantenendo la trasparenza e quindi permettendo la vista dei gelati contenuti, stava proiettando un filmato animato realizzato ad hoc dall'azienda stessa... forse sono ingenuo e provinciale, ma non ricordando di averne visti altri, e comunque immaginando che se una simile tecnologia può essere utilizzata a basso costo per un contenitore di gelati, allora forse la data dell'anno che stiamo vivendo non è casuale.
    È il 2016 signori miei, l'anno in cui si svolgeva la storia raccontata dal Blade Runner di Ridley Scott e forse, abituati oramai a vedere fantascienza ovunque, non ci rendiamo conto che la fantascienza la stiamo vivendo oggi è in ogni momento della nostra vita... non ci sono replicanti, è vero (ma chi può davvero dirlo?), ma si tratta solo di un dettaglio.

    Ok, adesso vi lascio, la HOP! la compagnia col salto, dell'area Air France, sta preparando il desk per l'imbarco, all'orizzonte mi appresto a salire su un misero ATR-72, un turboelica con una sessantina di posti, e mi appresto a lasciare una temperatura piuttosto mite per il periodo, per entrare a pieno titolo nell'inverno.
    Appena arrivò vi dirò che effetto fa.

    All'arrivo, in perfetto orario, mi aspettavo Henri o Didier, e mi vedo arrivare Daniel, ci metto un po' a focalizzare il personaggio, ma poi mi ricordo, è l'appassionato di rock che costruisce splendide chitarre elettriche in plexiglas, giuro, da vedere.
    Ad attendermi c'è anche Lu Ming, un artista cinese che ho conosciuto a Pechino e che ha lavorato con Mosquito, un talento di rara perizia, che disegna in una mezza tinta creata dalle nuances dei pantoni, con un disegno di impianto realistico che solo i cinesi sanno realizzare. Ci mettiamo ad una brasserie dell'aeroporto e per pranzo mi sbofonchio una tartare, tanto per entrare nel clima transalpino.
    Poi diretti a casa di Michel Jans, a Saint Egrève, è la prima volta che ci vado. Ci prendiamo un caffè, incontriamo Capucine Mazille, una illustratrice anch'essa ospite della manifestazione e mi accomodo all'albergo, La Maison des etudiates nella zona dedicata agli ospiti, ovvero ai professori invitati a fare lezione nell'ateneo.
    Qui, rilassato, riesco anche a trovare l'energia e l'originalità per scrivermi alcuni dialoghi del mio prossimo lavoro, neanche tanto male a dire la verità, e sono anche piuttosto soddisfatto... adesso non resta che inserirli nei contesti giusti.
    A cena invece du Petit Lac, consueto appuntamento  degli ultimi anni, che pare sia stato venduto, si va al restaurant Le Grand Soleil, in pieno centro, il locale è carino, attendiamo un po' gli ultimi arrivi della serata: Rubén Pellejero e la moglie Mercedes, il disegnatore Bosch, Mandryka, e poi iniziamo a cenare. Joel Alessandra ha declinato all'ultimo momento l'invito, peccato, mentre il povero Tisselli è stato tradotto in Germania, a Francoforte dove dovrà attendere per sei ora la coincidenza suo malgrado, arrivando a notte fonda. La serata tuttavia è guastata dalla confusione di un gruppo di trentenni che festeggiano un compleanno, sono una dozzina e fanno un casino infernale, e poi si dice gli italiani... al nostro tavolo tra catalano, italiano, cinese ed il francese sembra di essere ad un congresso dell'ONU, si fa fatica a parlare, ad ascoltare ed a a mantenere la concentrazione, mi assento un po' isolandomi tra una chiacchiera e l'altra, io inoltre mi sono alzato alle cinque, ho preso nell'ordine treno, aereo e automobile, praticamente l'intero parco di mezzi semovibili creati dal genere umano e sono stanco, che dite?
    Ecco, appunto, indovinato, me ne vado a letto.
    Ma non è ancora finita, il catalano Boix, un sanguigno e generoso spagnolo che muore dalla voglia di farsi sentire e farsi conoscere, nonostante navighi oltre i settanta, saputo che lavoro per la Bonelli ci tiene a parlare ancora con me mi chiede gentilmente di rimanere ancora un po', la sua vita l'ha dedicata a Phantom, in Italia conosciuto come l'Uomo Mascherato che pare nei paesi scandinavi non abbia mai perso il suo appeal e viene prodotto da editori locali con staff di disegnatori da ogni paese. Ma sopratutto chiede lumi sulle politiche bonelliane di Tex, pare abbia realizzato un paio di tavole di prova del ranger nostrano e gli sia stato risposto picche. Mi intrattengo ancora un po' spiegando che le scelte dei disegnatori (anche per tutti gli innumerevoli spin-off del personaggio) seguono delle logiche di non "immediata comprensione" oltre che essere tortuose ed indefinibili, quello che talvolta non va bene oggi va bene domani è quello che andava bene ieri, magari non è più adatto oggi, inoltre non conosco il suo disegno e non ho visto le prove e non posso essergli molto d'aiuto.

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    La piacevole sorpresa della vela realizzata con l'illustrazione della copertina del secondo volume de "La lama e la croce".

    La Maison des Etudiantes è una bella struttura dotata di molti confort, ma le camere che ci assegnano, credo siano anche più spaziose di quelle normali date ai semplici studenti, tuttavia queste hanno un bagno che sembra ricavato da quello di una roulotte, sarà più o meno un metro e mezzo quadrato ed ha un lavandino talmente piccolo che quando ti lavi i denti finisci sempre per sputare, anche se fossi dotato di ottima mira, sul gruppo erogatore, quello sì di grandezza normale, tanto il lavandino è piccolo.
    La notte passa abbastanza tranquilla , ma contraddistinta da molti risvegli, le veneziane fanno filtrare moltissima luce, per cui alle prime luci dell'alba do anch'io il buongiorno al mattino, l'unica cosa positiva è che si sogna molto, e i continui risvegli permettono di ricordarli.
    Colazione presso l'esposizione a base di croissant freschi e baguette a di giornata e cominciamo, sono accanto a Tisselli e di fronte a Lu Ming, la gente comincia ad accalcarsi di fronte a me, formando con un bel colpo d'occhio una fila numerosa di lettori in attesa di dedica che lucidano abbondantemente il mio ego e la giornata, senza alti e bassi, praticamente scorre così.
    La sera siamo al ristorante Phnom Phen, un locale con cucina mista cambogiana e vietnamita che è praticamente una tappa fissa dei festival di Grenoble al punto che negli anni ne ho visto piano, piano la lenta ristrutturazione, siedo accanto a Jean-Jacques e Rubén e di fronte a Tisselli, e con il francese è facile fare due risate, la sua simpatia è contagiosa e garbata, ed il suo sorriso contamina anche il depresso più congenito.
    Il rientro è composto da un gruppo che ha preferito farsi due passi a piedi tra le fredde strade della città, tra locali con giovani che si bevono le ultime birre della serata prima di andare a ballare, e qualche prematuro ubriaco che comincia a fare le prove della nottata, passeggio conversando amabilmente con Rubén, anche il nuovo disegnatore di Corto Maltese è una presenza tranquilla e rassicurante, sembriamo vecchi amici che si fanno confidenze notturne e anche con lui è un bel parlare.
    Domani mattinata di lavoro e poi il pomeriggio si riparte.

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    File e dediche di Grenoble BD.

    Il tempo pare clemente a Grenoble, anche stamani niente pioggia e qualche raro sprazzo di sole. La colazione è fatta nell'area sottostante la manifestazione, e qui ritroviamo anche gli amici di Bellegarde che ritroverò tra soli quindici giorni, ma tra loro oltre ad Andrè e Michel c'è anche Thierry Martinet con il quale abbiamo condiviso l'esperienza cinese, e quel sodalizio formatosi in terra mandarina, oramai è pari ad una confraternita, se si considera che a condividere la colazione c'era anche Michel Jans, Bettina Egger e Rubén, tutti facentene parte, potete immaginare come l'atmosfera si sia subito riscaldata di affetti ed esperienze condivise.
    Ma la mattinata scorre tranquilla. Molte dediche, e molte delle quali, come sempre, a beneficio dei volontari che generalmente per ultimi si fanno dedicare gli albi personali, qualcuno addirittura provenivano dal giorno precedente, visto che spesso si antepongono le dediche dei normali avventori, sacrificando i "benevoles" per ultimi.
    Oramai a Grenoble sono di casa, negli ultimi dieci anni sarò mancato si è no solo un paio di volte per cui ho moltissimi amici che mi aprezzano e mi stimano ed è un bel ritornare tra loro.
    Quest'anno con me e accanto a me avevo Sergio Tisselli (che ha pubblicato con Mosquito il Tex che ha realizzato per la Sergio Bonelli Editore nella versione Color, in un formato però che meglio esalta le qualità del lavoro, e cioè nella dimensione del cartonato e non del pocket all'italiana), Tisselli che nonostante l'età e l'esperienza è abbastanza novizio a queste scorrerie d'oltralpe, per quanto abbia, secondo me, un disegno piuttosto adatto al mercato francese, specialmente quello esigente dei collezionisti, lui che ha un acquerello fluido e coinvolgente che ben si adatta ai gusti transalpini. E in questi giorni ho letto nel suo entusiasmo per la novità e per un apprezzamento al proprio lavoro, la gioia dell'autore poco abituato ad una full immersion di dediche, tra lettori esigenti e bramosi di novità. Dentro ad ogni autore si cela il bambino che ha bisogno che la mamma gli dica "bravo" ed il mercato francese per del sue modalità intrinseche, fa la facente funzione materna, con i suoi lettori che, se ti apprezzano, hanno mille modi di dimostrartelo mettendosi in fila ed attendendo pazientemente il loro turno, ed organizzando manifestazioni ad hoc per soddisfare queste esigenze. Ecco, Sergio aveva trovato la sua mamma, glielo si leggeva negli occhi, nella modalità della chiacchiera e nell'uso di un francese che non conosce ma che scazza con disinvoltura di chi se ne frega perchè è contento di essere lì, e sono molto felice per lui.

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    Ristorante Marrakech, mi si intravede mentre converso con Tisselli, alla mia sinistra Toledano e accanto a lui l'immarcescibile Fabien Lacaf.

    Pranzo al ristorante "Marrakech", ed ho detto tutto, inutile dilungarsi con il menù, in compagnia di Tisselli, Boix e Toledano, due italiano e due spagnoli per una festa in lingua latina.
    Partenza nel pomeriggio alle 15,00 insieme al giovane Toledano, abbiamo aerei in terminal diversi ma che partono più o meno alla stessa ora, ci accompagna Didier, un collaboratore della manifestazione, appassionato ed amico che ho incontrato in  molte altre occasioni, ma sono di poca compagnia mi siedo dietro all'auto strategicamente e mi metto a dormire, praticamente mi sveglio all'aeroporto.
    Ho un paio d'orette d'attesa ma col wi-fi di sei ore garantito dall'aerostazione, oramai anche le attese si fanno sopportabili, l'unica preoccupazione è il cambio a Parigi, ho poco tempo appena un ora tra l'arrivo è l'imbarco, ma spero che il gate non sia troppo lontano, anche l'anno scorso ho avuto un viaggio del genere e mi pare non fosse eccessivamente lontano.
    Sperem.
    Sull'aereo non posso non notare e constatare che a tutte le latitudini, certi modi di fare si rincorrono come fosse un abitudine mondiale, e cioè quel comportamento che definiamo "gnorri", e cioè quelli che, pur sapendo che il loro posto è un altro, si siedono accanto al finestrino, per poi alzarsi quando arriva il legittimo occupante. Mi chiedo sempre se sono sviste casuali o se l'abusivo lo fa sempre sperando che l'altro (evidentemente più intelligente di lui) soprassieda e lo lasci al suo posto per non scomodarlo. Succede raramente, e in effetti le volte che mi è capitato, ho letto negli occhi del seduto, una sorta di implorazione come volesse dirmi "e dai, sù, via il superiore... che ti costa, lasciami qui e prendi il mio, evitando la scomodità di farmi alzare..." , sì in effetti spesso l'ho letta.
    Preghiera inascoltata, mi sono rotto i coglioni di fare sempre il superiore, ho diritto anch'io di fare il meschino, anche perché con questa scusa certi personaggi alla fine l'hanno vinta e, con aria di bieca soddisfazione: " mi scusi sa, temo che quel posto sia il mio...".
    Alzati Lazzaro.

    Comunque, sul tratto Lione-Parigi abbiamo ballato, e per dare un'ordine di grandezza all'intensità della turbolenza, mentre digitavo sul tablet, spesso non riuscivo a beccare il tasto giusto.
    Arrivo in perfetto orario, discesa nei tempi giusti ed il ricordo della medesima esperienza era esatto. Pochi metri e il gate per Firenze era proprio sopra di me:  comodo.
    L'imbarco neanche era iniziato, molta gente, Parigi non è un condominio ed il De Gaulle rappresenta esattamente l'importanza europea a livello di smistamento passeggeri di un aeroporto come quello, e quindi stare in piedi per stare in piedi, mi metto in riga nella fila che si era già composta.
    Salgo paradossalmente tra i primi passeggeri dopo quelli di Sky Priority, è appena entrato sul l'aeromobile mi pare di ricordare il capo steward, poi sposto lo sguardo sull'altro a metà del corridoio e la conferma arriva immediata, sono salito sullo stesso aereo (infatti lo chiedo allo steward che mi dà conferma, dicendogli anche se credevo potevo rimanere direttamente al mio posto, tra l'altro ero nella fila 16 e adesso sono nella 17, in effetti una logica esiste, ed ecco in effetti spiegata l'ubicazione strategica dell'arrivo, uscito dal basso (le uscite hanno un corridoio sottostante la porta d'imbarco) ed entrato nuovamente da sopra. Questa coincidenza, l'ultima volta che avevo fatto lo stesso scambio, non l'avevo notata, probabile fosse cambiato l'equipaggio, vai a sapere.

    Bene, ho scritto fin troppo, l'aereo rulla sulla pista, sono le 21,00 e siamo in perfetto orario, la carica dell'Ipad segnala rosso e tra poco mi abbandonerà comunque, l'esperienza del primo festival autunnale si ferma qui.
    Venerdì si riparte, direzione: Blois.

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    TRILOGIA DI SETTEMBRE: ...e tre!

    Quindici giorni di relativo relax, non che questo sia lavorare, e ripartiamo per l'ultimo appuntamento di questo mese tutto orientato alle pubbliche relazioni ed alle celebrazioni del compleanno di Nathan.
    Giusto il tempo per riuscire a realizzare almeno le matite delle ultime venti pagine de "La lama a la croce", il racconto che, secondo una programmazione che credevo di non riuscire a rispettare.

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    TRILOGIA DI SETTEMBRE: Noci

    Il tempo di rimanere qualche giorno a casa, e si riparte.
    Questa volta la destinazione è Noci, una ridente cittadina in quel della Puglia, una regione che a dire la verità non conosco per niente e che, se il tempo regge (ma non ho molte speranze,  viste le previsioni pessimistiche del web e degli esperti) mi piacerebbe, impegni permettendo, conoscere meglio.

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    TRILOGIA DI SETTEMBRE:Sassari

    Ci siamo, si  riparte.
    Contrariamente alle marmotte, noi (ed il plurale è majestatis), andiamo in letargo d'estate, ci rifugiamo (ormai il plurale è d'obbligo) nelle nostre tane, non a dormire, ma a lavorare. L'estate per sua natura è lavorativamente più tranquilla, anche perché io disdico tutti gli inviti ad eventuali festival, concentro le mie corvèe di realizzazione delle tavole dei futuri libri (si continua col plurale), e ci godiamo quel poco di mare che tutti questi impegni mi concedono.

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    Benvenuti!

    I°giorno di scuola.1964

    Quello che vedete, è il nuovo abito che indosserà il mio sito nei prossimi anni, cambio di look (odiosa parola), per adeguarsi ai tempi, essere più eleganti, più leggibili, più belli, insomma.
    Speriamo di esserci riusciti.

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    La fila

    Attesa Rockwell
    Un salto e via, quella è l'idea.
    C'è sempre voluto pochi minuti, parcheggio, consegno e riparto, per cui anche nei pochi minuti rimanenti prima della chiusura, sono convinto di farcela.
    Sicuro.

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    QUALCOSA E' CAMBIATO.

    Parafrasando un titolo di un film piuttosto conosciuto, mi accingo a fare una riflessione su una notizia di qualche giorno fa, in cui si annunciava che per la prima volta al mondo, l'acquisto di musica vecchia (intendendo ovviamente CD, vinili e quant'altro), aveva superato quella delle nuove produzioni.
    La cosa è davvero bizzarra se si pensa alla cavalcata di ogni forma di ricerca del nuovo in tutte le direzioni, e vedere che il pubblico preferisce il vintage, in una delle arti più rappresentative: fa pensare.

    E' da tempo che sento dire in giro che la musica degli anni '60, '70 ma anche precedente, era migliore di quella odierna, che era già stato tutto inventato e di musicisti di sì tale fatta, non se ne producevano più. Ma al di là del fatto che sembrano sempre frasi nostalgiche e un po' retrò, un conto è affermarle con un certo senso di sufficienza, magari perché legate alle nostre passioni giovanili, altro è constatarlo direttamente nei dati incontrovertibili delle vendite.

    Intendiamoci, non so se la nostra affermazione sopra citata sia vera, e non vorrei darla per buona solo perché commercialmente comprovata (il dato in sé potrebbe anche significare altro), però una riflessione la merita.
    E siccome io per quanto ami la musica non mi posso definire un esperto, translo tutta la questione nell'argomento che meglio conosco, il "fumetto", con tutti i relativi distinguo, che non sono pochi.
    Anche perché perfino l'arte o la fotografia, potrebbero essere incluse all'interno della riflessione visto che, a parer mio, i "problemi" sono i medesimi.

    La constatazione, riguardante il "Fumetto", perché è solo di una constatazione che si tratta è che, non vedendo all'orizzonte grandissime novità, grandissimi autori, grandissime innovazioni, vuoi perché è stato fatto davvero molto, si può dire di tutto, vuoi perché le produzioni sono migliaia (un po' meno i lettori), vuoi perché nella velocità del consumo i tempi di riflessione, valutazione e realizzazione di un opera sono minori, il tutto sembra andare verso una lenta normalizzazione, che tradotto si può interpretare come banalità, quanto meno deja vu.

    Per dirla volgarmente in soldoni e volendo fare proprio dei nomi, per rendere ancora più chiaro il concetto, io di gente come: Alex Toth, Sergio Toppi, Hugo Pratt, Edgar P. Jacobs, Moebius, Will Eisner, Dino Battaglia, Alberto Breccia, Alex Raymond, Andrea Pazienza, Milton Caniff, Schulz, Franquin, Hergé, Guido Crepax, Uderzo, Joe Romita, certo, direte voi, sono personaggi che hanno segnato un epoca...è vero e allora? Il discorso non vale forse anche per Simone & Garfunkel, Elvis, Deep Purple, PInk Floyd, Jimi Hendrix, Beatles e compagnia cantando, non si tratta delle stesse cose, degli stessi periodi?

    Intendiamoci, oggi ci sono belle storie, realizzate da bravissimi professionisti e colleghi, ma quel "quid", quella novità che ti "sfrizzola il velopendulo" e che una volta ti faceva sobbalzare, almeno per uno come me che ha visto molto (e che per altri hanno ascoltato molto), difficilmente, raramente...direi mai, capita.
    Capita talmente poco che, anche qui a mio modestissimo parere, per cercare variazioni sul tema il gioco degli ultimi anni (non pochi per la verità), mi pare sia stato quello di abbassare il livello, nel nostro esempio: grafico.
    Della serie che, vista l'impossibilità o l'enorme difficoltà di andare in "avanti", tanto valeva andare lateralmente, se non addirittura tornare un pochino indietro, e sdoganare chi, un tempo, nessuno si sarebbe sognato di far pubblicare, ottenendo così cose peggiori sì, ma proprio per questo diverse.
    Per cui oggi diventa "interessante" quello che ieri neanche veniva preso in considerazione, diventa nuovo quello che "non sarebbe stato all'altezza", ma il tutto diventa possibile nel mare magnum di un'editoria che bene o male "sfrutta" il bisogno, il desiderio e la pervicacia di chi, anche gratuitamente, non rinuncia a pubblicare i suoi artefatti.

    Tutto questo produrre porta solamente verso un alzamento di quantità, ma non necessariamente verso un miglioramento della qualità, e questo credo avvenga più o meno per tutto. E qui mi fermo perché andare oltre vorrebbe dire toccare anche altri temi che sconfinerebbero nell'economia e ci porterebbero chissà dove.

    L'aumento di qualità produce anche la riduzione entropica del potenziale creativo complessivo (lo so, è azzardato come parallelismo), per cui in futuro sarà, temo, difficile produrre cose nuove, perché di nuovo e da scoprire, ci sarà sempre meno, sfruttato e consumato com'è. Dovremo accontentarci di quello che accade nella moda, ciclicamente, si re-inventa qualcosa che c'è già stato, e l'abilità starà tutta li.

    Ma noi (almeno io sicuro), purtroppo, ci divertiremo sempre meno.

    Arte,Musica e Cinema
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    COLOMIERS, LA PRIMA VOLTA

    Me l'avevano detto Patricia e Jean-Jacques , due collaboratori della Mosquito simpatici ed estremamente disponibili, entrati tra le mie amicizie dalla porta principale: Colomiers è un Festival ben organizzato,

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    LUCCA 2015

    Il tempo intercorso dalla manifestazione al mio report, è indicativo del periodo che sto attraversando.
    Anzi, diciamo pure che non vedo l'ora di attraversarlo.
    Purtroppo non è solo dovuto a intasamenti di lavoro, quelli ci sono e sapevamo che ci sarebbero stati, il fatto è che è subentrato un fatto personale di estrema gravità (ma che si sta per fortuna risolvendo), che stava per compromettere la mia partecipazione a Lucca 2015. Non che il mondo si sarebbe accorto della mia assenza, per carità, siamo talmente transitori e degni di così relativa importanza che, nel marasma generale, tra strombazzamenti di annunci, proclami, promozioni, novità editoriali e non, presenzialismi al limite della tolleranza e gigionamenti vari, la mia assenza avrebbe avuto la stessa rilevanza di uno spermatozoo rimbalzato sull'ovulo.

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    3x1 OFFERTA SPECIALE

    3x1 OFFERTA SPECIALE: tre impegni per una settimana. 
    Non posso iniziare che da qui, dalla frenesia di questo periodo che non dà respiro e che mi fa girare come una trottola impazzita.
    Forse si tratta di pessima programmazione o di trascurata pianificazione, ma vi garantisco che capita, capita anche perché come un'ineluttabile Legge di Murphy, quando avete mille impegni dai quali non riuscite a venirne fuori, è matematico che ne escano altri a complicarvi ulteriormente la vita.
    Non succede mai il contrario.

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    LA DESERTIFICAZIONE...

    LA DESERTIFICAZIONE DELL'IMMAGINARIO

    Lo so, sono partito in modo apocalittico, e so perfettamente che dipingerò a tinte ben più fosche di forse (o come spero) sarà la realtà, ma credo che, iperboli o meno, l'argomento possa comunque indurre a qualche riflessione.

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