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“In questa sezione troverete tutte le ultime notizie, mostre, partecipazioni alle manifestazioni , i relativi report e quelle che spesso sono considerazioni o riflessioni sulla professione, sulla realtà che ci circonda e sul mondo, insomma il mio piccolo e personale speak corner”.

    LUCCA, LA PIOGGIA E I COSPLAYER NAZISTI

    Andata anche quest'anno.
    Oramai è come spuntare un calendario o togliere i petali ad una margherita, ogni anno che passa, nonostante in certi casi (come questo) non avessi novità da supportare e promuovere, non sono riuscito a non venire, e le motivazioni sono le solite: la nostalgia, la breve distanza, il senso di appartenenza, gli amici, i colleghi, la curiosità.

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    BD EN PERIGORD

    Il fatto stesso di aver creato l'evento su FB la mattina stessa della partenza per questo festival, per ricordarne agli amici francesi la mia partecipazione, la dice lunga sullo stato di questo periodo, la poca enfasi che mi circonda riguardo fatti di questo genere, non per sminuire la portata del festival, dove sono già stato ed ho amici che mi aspettano, ma proprio perché come si dice: non ci sono, e se ci sono vorrei essere altrove.
    Del resto per ora va così.

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    EVREUX 

    Distogliermi dall'estate e dal suo svilupparsi nei soli tre mesi a disposizione, è una pratica tanto sadica quanto colpevole, alla quale però quest'anno mi sono voluto sottoporre, non fosse altro perché l'invito a questo festival mi è arrivato così tanto tempo fa, che mi sono lasciato sorprendere dalla premura e le attenzioni dell'invito.

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    GRENOBLE, E POI L'ESTATE...

    Ero quasi tentato di non scrivere questo report, tanto sono stanco per l'essere arrivato alla fine di quest'anno di lavoro oberato di impegni e viaggi, ma non mi sembrava giusto, per l'editore

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    NANJING, AGAIN CHINA -3a Parte

    Giovedì

    Il tempo non è decisamente dalla nostra, anche oggi piove, non si può dire di avere visto Nanjing sotto il sole, è capitato davvero, poche volte, peccato, perché con i molti viali alberati il gioco di ombre sarebbe stato molto bello.

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    NANJING, AGAIN CHINA - 2a Parte

    Lunedì

    Ci alziamo un po' più tardi ma è tutta un'illusione, l'orario del risveglio è lo stesso, ma il sonno almeno è stato continuo, o ci abituiamo ad orari e consuetudini o siamo semplicemente più stanchi.
    Colazione con Nicolas, neanche ci mettessimo d'accordo, e partenza verso il lago interno alla città, sembrava che oggi la giornata fosse migliore ed invece è grigia come il giorno prima e comincia anche a piovere seppur debolmente.

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    NANJING, AGAIN CHINA - 1a Parte

    Un titolo in inglese per sottolineare il nostro essere internazionali of course, che è invece inversamente proporzionale alla realtà, o almeno, come ci sentiamo realmente.

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    TORINO, IL SUO SALONE E IL FASCIO

    Terza settimana di fila, e dopo Napoli e Albissola adesso tocca a Torino ed il suo Salone del Libro, la più importante manifestazione dell'editoria italiana. Quest'anno, causa il clima politico teso e incattivito e la polemica dell'editore fascista inserito all'interno della manifestazione, non si è parlato altro che di questa aspetto, tanto fastidioso quanto strumentale.
    Già che ci sono voglio dire la mia.

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    ALBISSOLA TRA TERRE DI MARE E PONTI CROLLATI

    Il titolo è catastrofista e ingiusto per l'occasione, ma devo dire che è utile per contestualizzare il mio primo pensiero, e cioè come bypassare il ponte Morandi crollato a Genova, e non incorrere in inutili perdite di tempo ottimizzando il viaggio.

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    NAPOLI COMICON &C.

    Come natura vuole, la primavera è l'artefice di ogni risveglio letargico, anche il mio, anche se a dire la verità io avrei dormito volentieri ancora un po' ma, come oramai è consuetudine, il nostro lavoro ci impone tour e partecipazioni promozionali per i nostri libri. Tanto è difficile venderli che prima o poi dovremmo trasformarci in venditori porta a porta.
    Sono reduce da una simpatica inaugurazione di una mostra flash a Grosseto, inaugurata il 24 Aprile all'interno del Festival Resistente che si concluderà il 27 Aprile, cioè sarà già conclusa al momento della pubblicazione di questo report. Una mostra fatta in collaborazione con l'ISGREC, l'istituto degli studi storici di Grosseto, ente con il quale avevo già collaborato in occasione del libro "Di altre storie e di altri eroi".

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    Manifesti della mostra organizzata da l'ISGREC a Grosseto.

    A lato dell'IPad vedo l'elenco dei report fatti e le date che si susseguono mi ricordano l'incalzante frequenza con la quale ho partecipato a festival e manifestazioni nel periodo autunnale, e mi stresso soltanto a leggerle; l'ultima in ordine cronologico è Angouleme, fine Gennaio, quasi tre mesi fa, e un ricordo che al di là dell'ottimo andamento del libro promosso (Mimbrenos, il mio primo western), non è memorabile.
    Ma cerchiamo di girare pagina, anche se il mio status non è entusiasmante e, a dire la verità, sarei rimasto volentieri a casa, ma oramai questo tipo di lamenti fanno parte del tedioso momento che sto attraversando, mentre invece l'agenda vede un Maggio con molti impegni e con probabile sorpresa finale, una presenza addirittura extra-continentale.
    Ma vedremo, e ad ogni modo dovrò, come sempre , fare buon viso a cattivo gioco, ammesso che poi il gioco sia così cattivo.

    In realtà a Napoli vado sempre volentieri, non essendo una tappa abituale, ogni volta entrare nella città partenopea coincide con una sorta di piacevole condizione turistica, ma sono proprio io che in questo periodo di totale indeterminazione faccio fatica ad appassionarmi, a trovare stimoli convincenti e progettualità lavorative. Si va, in balia della corrente, aspettando un approdo che al momento non è visibile all'orizzonte, e non è neanche spiacevole come condizione, se non fosse come un limbo asettico.
    Asettico come la giornata di questa mia partenza, conseguente seguito della precedente, che era partita con i migliori auspici sotto i raggi di un bel sole primaverile, e terminata con qualche goccia e un'anemia lattiginosa che sbianca il cielo anche stamani.
    L'Intercity proviene da Sestri Levante e arriverà diretto a Napoli dopo cinque ore filate e poche fermate, il treno è già piuttosto pieno, e i miei compagni di viaggio sono una improbabile coppia di mezza età che fino a questo momento si è lamentata solo di rapporti familiari difficili: lei sembra una zietta inglese con un cesto d'insalata di capelli rossi in testa, lui ha la faccia non propriamente vispa con un mento a grondaia, e da come si agita dimostra una notevole difficoltà a stare fermo e, se non ricordo male, è sceso proprio a Cecina per accendersi una sigaretta al momento della sosta del treno, segno evidente di una dipendenza da cronico tabagista.
    Accanto a me invece, sono salite a Campiglia una coppia di napoletane veraci della serie "gemelle diverse", nel senso che pur condividendo delle analogie, sono diverse per età e taglia, una extra-large, l'altra extra-minimum, ma entrambe super truccate e dai capelli corvini, sopracciglia rasate ma accuratamente disegnate, oltre che una maniacale attenzione alle unghie, rigorosamente curate e laccate. Su una di loro, tatuata sull'avambraccio tra decori floreali, ombrellini, ciliegine, ferri di cavallo e bocce di profumo spicca un'ode degna del miglior D'Annunzio Ti amo perché io ho te, tu hai me, ed insieme abbiamo tutto, sono commosso da cotanta profondità e genuina condivisione, e a stento mi rimetto a scrivere.
    Sono in buona compagnia, il viaggio può cominciare anzi, è già cominciato.

    Mi metto a leggere un libro di un amico scoperto tardi ma che si sta rivelando una persona preziosa.
    Del resto meglio leggere qualcosa, se continuo a scrivere per l'intero viaggio (e ne sarei anche capace), finirei per uccidervi definitivamente.
    Ma per fortuna il libro mi piace e poco prima di arrivare, mi accorgo di essere a poche decine di pagine dalla fine.
    A Napoli Centrale, poco prima di scendere chiedo ad una signora napoletana quale linea di metro prendere per andare a Campi Flegrei, si tratta della Linea 1, mi dice amorevolmente e carica di entusiasmo. Sicuro dell'indicazione, appena trovo la relativa biglietteria, immaginando un certo viavai, acquisto senza battere ciglio cinque biglietti (convinto, erroneamente, che mi serviranno), salvo poi scoprire che la linea da prendere è la 2, non è una metro ma un trenino gestito dalle Ferrovie e che non utilizza i biglietti acquistati dal sottoscritto, adatti quindi ad altra linea e altro gestore. Scendo nel piano a livello della linea, dove per fortuna la biglietteria mi riprende i biglietti, dirigendomi di nuovo alla linea giusta, incontro Loris Cantarelli di Fumo di China, ci mettiamo a parlare e prendiamo il solito treno, scendiamo nella stessa stazione, per la cronaca: Piazza Leopardi, perché abbiamo alberghi vicini, ci aspettiamo a vicenda per un veloce check-in-in e ci incamminiamo verso la Fiera d'Oltremare, sede della manifestazione.
    Sono in orario anzi in tempo per una bevuta nella zona PRO, dove con stupore scontro che il mio pass Artist però, non ha accesso. Dovrà essere una questione da sistemare, mi dico.
    Mi faccio portare la birra dal gentile Cantarelli e mi metto a parlare con qualche collega, incontro il buon Alfonso Rizzo, notorio cacciatore di disegni  che, giocando in casa ripasserà per farsi fare un nuovo disegnino, trovo Glauco Guardigli editori della Bonelli con cui ci ripromettiamo di vederci la sera e poi, di ritorno allo stand Tunuè dove ero aspettato, incontro Raffaele De Falco, amico prezioso e gentilissima persona, con cui mi fermo a fare quattro chiacchiere insieme allo sceneggiatore Giuseppe De Nardo, poi mi metto a lavorare, anche se interrotto da molti amici e conoscenti che si fermano a parlare. Uno tra questi è Mauro Uzzeo, giovane rampollo che conosco da quando era pischello ed oggi come sceneggiatore si sta facendo strada nella Nuova Bonelli.
    Incontro finalmente Sergio Brancato, che mi ha scritto una bellissima ed appassionata prefazione per "Hasta la Victoria!" edita da Mondadori Comics, ci conoscevamo ed apprezzavamo a distanza ma non ci eravamo incontrati de visu.
    Faccio il mio tour di firme e poi mi dirigo verso Magic Press al quale ho promesso qualche firma per "La lama e la croce", ultima fatica pubblicata da Mondadori Comics. Ma allo stand Bonelli mi metto a parlare con Michele Masiero direttore Bonelli, Riccardo De Marino e di nuovo Glauco, due saluti a Ivo Milazzo incontrato casualmente e poi  Giancarlo Soldi, il regista degli ultimi due documentari sul fumetto italiano più interessanti, la sua bella faccia sorridente da puttino seicentesco mi mette sempre molta allegria, ed adoro parlare con lui, è una di quelle persone che con dal primo momento è scaturita una sintonia immediata.
    Incontro anche il duo più felice del mondo, perché sono i soli che in Bonelli godono di una relativa tranquillità, che di questi tempi di vacche magre e al limite dell'anoressia, non è poco, perché il loro Dragonero ha vendite stabili e una programmazione accurata, e sono il duo Vietti -Enoch, accompagnati da Marina Sanfelice della casa editrice di via Buonarroti.
    Ma la giornata è finalmente finita, ci ritroviamo con Glauco e, seppur tentati da una festa organizzata dal Comicon all'Istitute Français, decidiamo entrambi prima di farsi una bella pizza da Ciarly, per poi raggiungere gli altri con un taxi.
    Riusciamo di straforo a farci regalare due posti e mangiamo una fantastica pizza condita in modo leggero e composta di una pasta magnifica.
    Poi all'Istituto dove arriviamo a buffet già assaliti, ma io e Glauco siamo già pieni come otri e ci accontentiamo solo delle bevute mentre gli altri si accalcano ai buffet tra tartine, affettati e mozzarelle di bufale.
    Qui indicherò, con un elenco della serva tutte le persone che abbiamo incontrato e parlato: Igort, De Felice, Barbara Baldi, Alino, Alina, Claudio Curcio, Sualzo, Bilotta, Cantarelli, Soldi, Laura Scarpa e molti altri.
    Ci sarebbe anche il tempo per un'altra festa, ma mi sono alzato alle 5,50 di mattino, e non fa per me.
    La Suite Partenopea mi aspetta.
    Good night.

    Il sabato mi sveglia con un bel sole cristallino, è meno caldo e l'aria è sicuramente più leggera.
    È piacevole fare colazione sotto la tenso-struttura del bar convenzionato con il B&B, un bel cornetto alla crema  ed un cappuccino ed iniziamo la giornata di slancio, come diceva una pubblicità di decenni fa.
    Di fronte agli ingressi della Fiera d'Oltremare, molto numerosi come quelli dello stadio San Paolo di fianco alla struttura, le fiumana di gente in attesa è impressionante.
    Da domandarsi se, a farli entrare tutti, la struttura li potrebbe contenere... la risposta è sì, li contiene.

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    L'enorme folla di visitatori di fronte ai cancelli d'ingresso della Fiera d'Oltremare.

    Incontro gente e vedo persone, elencarle in ordine cronologico sarebbe lungo, mi ricordo soltanto che Marco Gasperetti, gentilmente mi offre un caffè che io accetto volentieri, ho ancora diversi minuti che mi separano dall'orario alle firme concordato, e traccheggio volentieri fino a quel momento.
    Poi si comincia, accanto a me per l'intera manifestazione oramai c'è Khalina Muhova una bravissima illustratrice bulgara che disegna splendidamente, ed insieme condividiamo le innumerevoli dediche della mattina.
    All'ora di pranzo insieme al buon Guardigli, eletto a maggioranza a mio pigmalione della manifestazione, decidiamo all'unanimità di andare a pranzo insieme da Ciarly, il Ristorante-Pizzeria fuori la fiera che ci ha ospitato il giorno prima, insieme a Italo Mattone, Davide Rigamonti e Mariano De Biase tutti componenti del nuovo progetto Odessa della Bonelli. Qui spero di non aver tediato sulle mie teorie sul futuro del fumetto il buon Mattone che, pazientemente ha ascoltato i miei sproloqui, spero di non averlo né annoiato troppo, né avvilito; è un giovane fumettaro che si è affacciato alla professione in un momento non troppo brillante, ma non per questo deve rovinarsi l'umore per colpa del sottoscritto. L'orario è probabilmente troppo presto per i miei appetiti, ma perfetto per coordinamento sugli orari popolari, per cui non fatichiamo a trovare il tavolo libero a differenza di quelli che arriveranno da lì ad un'ora. Una delle abitudini del ristorante però, sono un paio di zonzelle e stuzzichini prima dell'ordine effettivo, con relativo rilassamento da parte del nostro famelico appetito, per cui avvedutamente invece dell'ingolfante pizza (seppur buonissima), opto per uno spaghetto ai frutti di mare che mi delizia ma non mi intasa. Tanto per parlare fino.
    Si rientra e sfruttiamo il cambio del pass.
    Allora, come vi avevo già detto nell'area PRO, curiosamente, col pass "artist" mi avevano vietato l'ingresso allo spazio riservato agli addetti ai lavori. Non ne conosco il motivo, ma sono propenso ad immaginare che, visto il proliferare degli "artist " (veri o presunti tali), l'organizzazione abbia optato per un ulteriore stretta di cinghia, onde operare una revisione sostanziosa delle uscite per bevute gratis che, seppur sembri una malignità, proprio per l'intrinseca cattiveria, potrebbe avvicinarsi al vero.
    Io, per non saper né leggere né scrivere ma, muovendo le pedine giuste, mi sono fatto cambiare il pass da artist a pro (cosa che pareva impossibile), potendovi così accedere, non chiedetemi come, perché ho giurato fedeltà e sono pronto ad usare la pillola al cianuro pur di non rivelarla.
    Incontro Marco Grasso, organizzatore di Etna Comics con cui scambiamo quattro chiacchiere, poi di nuovo la sessione di firme del pomeriggio.
    Una breve sosta, e poi una sosta all'area PRO giusto per ristorarsi, una chiacchierata con Luca Scornaienchi e Stefano Piccoli per poi andare allo stand Magic Press e finire la giornata con dediche su Cuba e "La lama e la croce".
    Alla fine della giornata tutti pronti per il gran finale, le premiazioni del Comicon sono un l'momento importante perché, gioco-forza (e qui l'area "chiusa" della manifestazione aiuta), non si accede al buffet finale senza prima essersi sorbiti la cerimonia di premiazione che, si sa, è una gran rottura di coglioni per chi NON vince. Il gran cerimoniere è il nuovo direttore artistico della manifestazione: Matteo Stefanelli coadiuvato da una buona regia con filmati, schermate ed ospitate.
    Le premiazioni non sono fondamentali e se volete saperne di più andate ad informarvi sul sito del Comicon.

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    La passerella finale dei premiati, e un bel gruppo di intervenuti in un interno: Silvia, il sottoscritto, Fabio Genovesi ed Elena.

    Alla fine del cerimoniale, vedo vicino a me Fabio Genovesi (che era uno dei membri della giuria), è uno scrittore che leggo e apprezzo da sempre, per avere letto molte delle sue cose, non ultima il bel "Il mare dove non si tocca", siamo amici su Facebook e lui, al tempo, mi fece posto tra i suoi contatti pur avendo il full sul suo account. Io non amo intromettermi, odio l'invadenza, che spesso sconfina nella cafonaggine quando entri a gamba tesa nella vita delle persone, ma è lì a pochi passi da me, e decido di presentarmi. E come spesso accade in queste occasioni, lui si ricorda di me, mi conosce e ci troviamo subito on-line, come si dice oggi, la frequenza è la stessa e ci intendiamo o al volo. Due convenevoli e la promessa di tornare a parlare tranquillamente al piano di sopra.
    Poi, tutti al buffet che, i più avveduti, si sono premuniti di assalire subito dopo la fine della cerimonia e qui, obiettivamente, bisogna essere dei professionisti di questi attacchi da guerrigliero. La fila era lunga, ma in compagnia del buon Loris Cantarelli, siamo riusciti a non farci fregare il nostro vettovagliamento finale, e a sfangare la serata, almeno sotto la voce: cibo ed alimentazione.
    C'è da dire che per accedere al buffet, c'era un ulteriore step da superare, uno step bypassabile con un braccialetto che, se non posseduto, inficiava l'accesso alla sala al piano superiore, in questo ambiente come in quasi tutta questa idiota società fatta di piedistalli ridicoli e gerarchie inutili, c'era quella degli eletti, degli Dei, delle divinità inarrivabili e VIPS e non per i comuni mortali che, miserrimamente, sono dovuti tornare nelle squallide ed umili pizzerie dei dintorni.
    Al piano nobile c'erano gli altri, tutti gli altri, quelli che contano, devo farvi i nomi? No, non ve li faccio, sarebbero troppi e molti forse vi direbbero anche poco.
    Mi apparto in un angolo per gustarmi la scelta alimentare e non parlare di fumetti, per qualche minuto vorrei mangiare il risotto o le orecchiette, la mozzarella e la crostata salata che mi ero fatta servire poi, in un modo o nell'altro (ma sempre piacevolmente) sono arrivati nell'ordine Emanuele Di Giorgi, Silvia Bellucci, un editor de il Castoro con cui abbiamo parlato di premi e non, e poi Vietti e Ticci, di nuovo Cantarelli, Federico Bertolucci e Antonio Vincenzi in arte "Sualzo", Max Clemente, i gemelli Cestaro e poi mi metto a cercare Fabio Genovesi, con cui finalmente mi metto a parlare compiutamente dopo la promessa che ci eravamo fatti qualche tempo prima, ci scambiamo cellulari e foto ed è un piacere poter conversare con una persona gradevole e di spessore, con cui si percepisce una unità di condivisioni (territoriali e non) che ci accomunano. Poi torniamo a parlare con altri colleghi fino allo sfinimento, ma la serata è finita anche se vorrei bruciare qualche altra cartuccia, ma mi astengo da ulteriori sforzi, contro ogni pronostico la serata è stata piacevole (il trucco è non aspettarsi mai troppo), ma sono stanchissimo e, uno dei vantaggi, è avere la camera soli cinque minuti dalla mostra.
    Saluto tutti e me ne vado, e so che rimpiangeranno la mia assenza, ma dovranno farsene una ragione, e pur rammaricato per loro, me ne vado a letto. Tardi.

    Mi sveglio con la stessa considerazione di sempre, sbuffo e impreco quando devo partire, perché la mia pigrizia la fa sempre da padrona, ma poi quando ci sono non mi dispiace di esserci. Del resto in queste occasioni, indipendentemente dagli impegni fissati e gli orari da ottemperare, tutto il resto è un incognita, non sai mai chi incontri e che relazioni intraprendi. Non è che non lo sappia, ma ogni volta è come se dovessi averne una riprova.
    Mi preparo ed esco per fare la colazione al Sandomingo, il baretto convenzionato col B&B, mi rilasso un po' e mi dirigo verso la fiera. Agli ingressi non c'è la monumentale calca del giorno prima, ma c'è pur sempre molta gente, dal punto di vista numerico mi pare che gli organizzatori non possano che essere soddisfatti.

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    Porto la valigia allo stand e cazzeggio un po' con amici e colleghi, e mi accorgo di quanto non abbia né visto mostre, né cercato novità o quant'altro, la cosa non mi piace molto ma non posso che prenderne atto, e non che gli stand non siano riforniti, è proprio che mi manca il richiamo della foresta, non sento più ululare i lupi: è silenzio.
    Mi metto allo stand a fare dediche, non che la gente si accapigli, ma qualcosa si fa, la mattinata non è tonica ma, considerazione fatta anche durante la mia partecipazione di sette anni fa, non c'è proporzionalità tra la gente che c'è e le vendite dei libri, il rapporto è estremamente deficitario.
    Le ragioni si prestano a tutte le possibili interpretazioni, io sono propenso a credere che il rapporto tra la domanda (un pubblico in recessione) e l'offerta (sempre maggiore e sproporzionata alla domanda), portino tutto il gioco al ribasso. Fetta della torta più piccola con maggiori competitors, uguale a meno vendite di singoli volumi.
    Ma non è detto che sia così.
    Accanto a me c'è ancora Khalina ma dopo un po' si alterna Simona Binni, ricomponendo così, anche in questo caso, la coppia lucchese.
    Tra una dedica e l'altra, Simona mi chiede che ne penso di un libro considerato un capolavoro, un autore di sicuro successo e dal segno originale ed innovativo, e in un colpo solo ho la risposta al mio non sentire più l'ululato, il richiamo all'acquisto, la pulsione verso la/le novità. Ho sempre pensato di essere un lettore piuttosto onnivoro e riuscire a digerire molte cose, talvolta anche obbligandomi a spuntini indigesti pur di aggiornarmi e cercare di capire, e credo anche di avere delle conoscenze estetiche e artistico-tecniche che che mi permettano di amalgamare il tutto, ma sarà la vecchiaia, l'assoluta mancanza di empatia con quello che vedo, e di conseguenza di soggiacere solo a quell'idea di spendere il tempo in maniera più gradevole possibile, che non vedo perché debba iniziare un libro che ha un disegno che non mi dice niente, non evoca nessuna emozione e sembra un gioco di cartellonistica stradale. Certo, la storia sarà sicuramente bellissima e memorabile, ma perché il disegno deve fare necessariamente cacare?
    Non attendo risposte, perché non me ne frega niente.
    E, diplomatico, mi tengo sul vago.
    Terminate le firme, dopo avere mangiato un quarto di pizza gentilmente offerto dalla casa editrice, mi faccio una birretta nell'area pro insieme ad Elena e a ..., una telefonata, qualche chiacchiera e poi mi dirigo verso lo stand. Ormai l'occhio va a l'orologio, c'è ancora tempo ma è cominciato il count down.
    Vicino allo stand incontro Italo Mattone, il disegnatore al quale il giorno prima ho letteralmente assassinato tutte le speranze di un futuro migliore, perché sulla constatazione dell'attuale stato delle cose, la mia visione diciamo pure che non sia rosea. Mi scuso con lui, che è intelligente ed ha capito le mie constatazioni, ma gli confermo che, di fronte ai problemi, piuttosto che negarli, la soluzione migliore è quella di prenderne atto e guardarsi intorno per sapere come muoversi.
    Il collega però mi mette sull'avviso, visto l'orario di partenza del treno, mi conviene partire per tempo, il trenino che collega Campi Flegrei con piazza Garibaldi (la fermata della Stazione Centrale), al tempo del Comicon rischia, ad una certa ora, di intasarsi per la troppa affluenza di persone e per la regolamentazione che il personale spesso attiva, bloccando i flussi di passeggeri e quindi facendo sballare orari e coincidenze.
    Per cui prendo il bagaglio, saluto tutti e mi dirigo verso la stazione, per me il Comicon 2019 è terminato, direi confermando però tutte le aspettative.
    Preferisco aspettare in stazione Centrale, piuttosto che rodermi l'anima per ritardi e complicazioni. Adesso sono su l'Intercity  dove pare che le Ferrovie abbiamo fatto un po' di casino cambiando il numero del treno e riposizionando i numeri delle poltrone assegnate per i passeggeri con il risultato che in certi caso, i posti assegnata sono perfino doppi. Ma la cosa pare non riguardarmi.
    Continuo a scrivere questo report cullato dal rollio del treno e, neanche a farlo apposta, mi addormento. Ma è Renato Chiocca che mi sveglia, l'organizzatore di Lievito, un festival molto importante nel programma culturale della città di Latina, nel quale sono stato inserito la giornata di Lunedì.

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    Il libro di Fabrizio Gargano e il depliant con gli innumerevoli appuntamenti del festival Lievito.

    Arrivo a Latina, e appeno vedo Renato Chiocca mi scappa da ridere, è uno dei ragazzi della Tunuè che conosco da tempo, un euforico personaggio dal l'entusiasmo contagioso ed il sorriso accattivante, un affabulatore impenitente che venderebbe il ghiaccio agli eschimesi, un tipo davvero simpatico, ed è lui uno degli organizzatori del programma di Lievito, la manifestazione all'interno della quale sono stato inserito con un incontro.
    Vengo consegnato nelle mani di Fabrizio Gargano e la simpatica moglie Gisa che gentilmente mi portano non albergo.
    Sono abbastanza stanco, la notte prima non ho dormito poi molto, e mi metto spaparanzato a vedere la semifinale del torne maschile di Volley di A1, Perugia-Modena (per la cronaca ha vinto Perugia al quinto set), e poi decido di andare a fare quattro passi in centro, e sono davvero quattro visto che l'albergo è situato proprio lì.
    Latina, fin da subito si dimostra quella che è, una città nuova, nata dal niente e senza quel substrato di stili che compongono generalmente le nostre città, gli manca  quella sovrapposizioni di epoche che invecchiano, e quasi sempre abbelliscono con l'anarchia dei substrati architettonici della storia le nostre città. Ma in questo è anche l'unica splendida testimonianza di forse l'unica cosa buona lasciataci dal ventennio fascista: l'architettura. Latina (come molte città satellite: Sabaudia, Aprilia, Pomezia), e nata con il nome di Littoria, per magnificare la grandezza del genio fascista ad uso e consumo di immagine del regime, ma ha permesso a Piacentini, Terragni &Co. di lasciare una testimonianza tangibile di quel razionalismo architettonico molto in voga negli anni 20-30 con palazzi e costruzioni edificate su linee orizzontali e verticali, in spazi di grande ordine e pulizia, eleganti e formalmente apprezzabili ma l'ultimo riconoscibile stile architettonico italiano ascrivibile alla nostra cultura nazionale.

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    Alcuni scorci di Latina.

    La serata la trascorro in compagnia di Fabrizio Gargano, un simpatico ed educato autore con il quale non è affatto difficile entrare in sintonia, e ha la caratteristiche che all'età di ben cinquantadue anni ha prodotto il suo primo graphic-novel (30 giorni edito da ALT!), e con il quale l'indomani presiederemo insieme un incontro all'interno del programma della manifestazione.
    La serata scorre tra piacevoli chiacchiere di fronte alle domande che Fabrizio mi pone con la curiosità di chi, da lettore, vuol conoscere un mondo che da poco sta vivendo dall'interno, e con la curiosità di chi in quel mondo ci entrato da poco e ne viene affascinato dai retroscena. La serata continua così, in gradevole compagnia e tra amabili conversazioni.

    La mattina del Lunedì si alterna tra luce ed acqua, in una stagione che dalla primavera sembra voler fare qualche passo indietro ed arretrare verso l'inverno.
    Alle 11,30 sono atteso al Polo Artistico Statale di Latina, e Renato insieme alla bella fidanzata Arianna mi passano a prendere per portarmici. Nell'aula magna ci saranno almeno tre classi di liceo accompagnate dai relativi insegnanti, c'è anche un monitor collegato ad un PC e se avessi portato una penna digitale avrei anche potuto mostrare delle immagini, ma improvvido e non avvisato di tale opportunità, abbiamo dovuto sostenerci con delle immagini catturate da Facebook che, una volta tanto ha avuto una funzione didattica. Ma alla fine è andata meglio così, una cosa più strutturata avrebbe avuto meno senso di un incontro basato più su l'improvvisazione, come in realtà è stato.
    Gli studenti hanno avuto l'educazione di ascoltare per l'oretta e mezzo che mi sono trattenuto, ma anche se qualcuno di loro hanno dichiarato di leggere qualche manga, il livello di interesse, nonostante gli interventi di Renato e la mia buona volontà nel coinvolgerli, hanno mostrato un livello di attenzione standard. Ma purtroppo, parlare con questa generazione di fumetti e relative dinamiche, è come parlare di fisica quantistica ad una convention di veterinari, proprio non conosco di cosa si sta parlando, tanto è distante dai loro interessi. Ma, almeno a sprazzi, ho intuito dalle espressioni dei loro volti e nei momenti in cui il loro livello di attenzione era abbastanza alto, un certo interesse lo hanno mostrato e una studentessa, alla fine, mi avvicina per farmi vedere un suo disegno e chiedermi che ne penso. Non è molto ma vale la pena accontentarsi, e questo è già abbastanza.

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    L'incontro al Polo Artistico Statale di Latina.

    Sono andato a pranzo con Emanuele Di Giorgi, direttore della Tunuè, e successivamente in camera, perché volevo finire di leggere il libro 30 giorni di Fabrizio Gargano col quale mi sarei dovuto relazionare, e volevo anche riposarmi un po'.
    Verso le 17,30 mi sono avviato verso il Teatro D'annunzio luogo dell'incontro, qui nella sala congressi, insieme a Fabrizio e Renato come moderatore, abbiamo dato vita ad un incontro che parlasse del nostro lavoro, del coinvolgimento emotivo e creativo, dell'importanza dei luoghi rappresentati o immaginati e uno sguardo che girasse intorno ai nostri libri, con il finale dedicato al firma copie.
    La gente intervenuta era consistente, la sala quasi piena, ma è al momento delle firme è saltato subito all'occhio come Fabrizio fosse il beniamino di casa, amici e conoscenti erano lì per la celebrità locale che, per la prima volta, si era cimentata in una vera e propria prova professionale, le dediche sono state svariate ed il merito va a lui se l'interesse è stato così alto. Qui ho incontrato nuovamente Luciano Cisi, appassionato fumettofilo che avevo avuto modo di conoscere anni prima e che, gentilmente, realizza delle foto che mi invia seduta stante.
    Divisi da impegni derivanti dalla manifestazione, siamo andati in un wine-bar per la cena, Renato, Arianna, Simona (un'amica) ed il sottoscritto, e qui intorno alla mia zuppa bazzoffia, la conversazione è stata piacevole e simpatica, Arianna ci stupito con le sue rivelazioni socio-ginecologiche, mentre Simona ci ha illuminato su argomentazioni intorno al tessuto sociologico autoctono.
    La serata finisce qui, anche se alla fine della cena abbiamo raggiunto Fabrizio e Gisa impegnati in un'altra cena-degustazione a base di olio extravergine, vini locali e prosciutto cotto nel vino, anch'essa legata al festival Lievito, qui ci siamo fermati il giusto per salutarli e scambiaci ancora i convenevoli, ma la tappa successiva è stata quella di salutare tutti e andare a letto.
    Domani si rientra.

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    La presentazione alla sala congressi al teatro D'annunzio, in ordine da sx: Fabrizio Gargano, io e Renato Chiocca.

    Sono sull'Intercity 510 diretto a nord, dopo aver terminato il libro dell'amico che mi ha tenuto compagnia chiudendo, come due parentesi, questo viaggio, e sono arrivato così alle conclusioni, sempre ammesso che da un viaggio, e per di più di lavoro, si debbano trarre delle conclusioni.
    Il Napoli Comicon, è una di quelle manifestazioni che, per colpa del suo stesso successo e nell'inevitabile cambio di proporzioni tra spazi e spettatori, ha perso quel fascino che aveva quando si svolgeva all'interno e sulle mura dello splendido Castel Sant'Elmo, ma è riuscito a mantenere una compattezza a livello organizzativo con i suoi ospiti, nonostante l'asetticità da spazio espositivo della Fiera d'Oltremare. Le cene e gli incontri riescono a mantenere uniti gli invitati, permettendo così occasioni di condivisione che, in un lavoro di relazione come il nostro, sono utili oltre che piacevoli e divertenti.
    A differenza di Lucca Comics (ma con questa manifestazione per chiunque ogni parallelo è quasi sempre inutile, per storia e quindi per tradizione), non esiste la medesima proporzionalità tra affluenza di pubblico e venduto, anche se ad onore del vero l'impatto visivo dei visitatori di sabato mattina all'entrata è stato davvero impressionante come le cifre che mi hanno detto (ma non sono ufficiali) ovvero di 140.000 biglietti venduti.
    La premiazione, che a dire il vero è sempre stato l'ultimo dei miei pensieri, ma visto che sono stato presente vale la pena parlarne, mi ha lasciato perplesso, ma questa non è una novità. I premi hanno il potere di accontentare solo i vincitori, lasciandosi immancabilmente polemiche alle spalle, perché qualsiasi formula si adotti, si tratta sempre di "giudizi e valutazioni" soggettivi che vanno bene per alcuni e non per altri, e a poco vale il giudizio di una giuria, seppur scelta con criteri validi, se la si chiama a giudicare dei libri precedentemente selezionati da altri, perché in questo caso è da stabilire chi possiede il reale potere: il giudice o il selezionatore?
    Perciò non entro nel merito delle scelte che rispetto, anche perché non conosco, salvo rare eccezioni, quasi nessuno dei premiati: ma io non faccio testo è risaputo.
    La sosta a Latina invece ha avuto il potere di farmi "scoprire" (il virgolettato è d'obbligo trattandosi di un giorno soltanto) una città che non conoscevo, un po' distante dai circuiti turistici e quindi abbastanza sconosciuta, rivelandola però con caratteristiche di grande vivibilità, ampi spazi, una struttura aperta e luminosa, grandi piazze e strade larghe che trasmettono l'idea che il regime doveva avere dell'Italia che immaginava e che, indipendentemente dall'idea politica, poteva anche essere condivisibile.
    Gli incontri pubblici sono stati piacevoli, avere il contatto con il pubblico o comunque con la realtà che ci circonda è sempre utile per ridimensionarsi e rapportarsi col mondo  intorno a noi, e anche se i risultati non ci confortano (e le mie conclusioni ve le risparmio), vale sempre la pena il confronto, ci aiuta a migliorare e a non isolarsi su posizioni distanti dalla realtà.
    Il vero mondo sta là, e non nelle nostre stanze dove talvolta ci rifugiamo alla ricerca di sicurezze che non troveremo altrove, per cui questi viaggi sono salutari per avere una visione che non ci allontani troppo dalla realtà, quella realtà che noi alla fine abbiamo la presunzione di voler raccontare con i fumetti, seppur mistificata da artifici narrativi o invenzioni letterarie.
    Dobbiamo esserci, anche se alla partenza qualcuno mi sentirà sempre lamentare.

    Nota a margine che vuole, dopo continui pessimismi, essere però auspicante.
    Appena rientrato a casa, nell'intento di controllare e mettere ordine (onde evitare ingolfamenti) nella corrispondenza digitale noto, nel mio gruppo Facebook Autore-Disegnatore, una richiesta di accettazione.
    E' uno degli studenti del liceo artistico di Latina, e in quel momento mi si dipinge un ebete sorriso sul volto, sono contento, come lo si è quando la sorpresa ci aggredisce.
    Il cinismo non paga mai.
    La disillusione talvolta ci nasconde quel fiorire dell'ottimismo necessario per vedere il futuro con i toni luminosi di un prato fiorito, e immaginarlo migliore di quello che ci aspettiamo e, per quanto pochi possano essere i fiori che in quel prato nasceranno, varrà sempre la pena accudirli per farli crescere.
    Una cosa è certa, non dobbiamo mai smettere di seminare.

     

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    Angouleme 2019

    Abbiamo saltato un anno, che dal punto di vista della monotonia delle frequenze è anche un bene, se non fosse che il bagno di folla per edonisti all'ultimo stadio come siamo io ed i rappresentanti della mia categoria, alla fine manca.

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    Più Libri, Più liberi e sempre Più impegnato

    Vedere casa e salutarla ancora, è stato tutt'uno. Oramai anche immaginare una tranquilla serata da trascorrere stravaccati sul divano a vedere un film, sta diventando una chimera.

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    Rive de Gier con Tom Waits

    No, intendiamoci, non sarò insieme al cantautore americano (che tra l'altro adoro, magari), ma la serata del venerdì, cioè stasera, dovremmo andare ad un concerto dove si canteranno le canzoni del musico degli emarginati e dei losers, otre che caratterista indimenticabile di alcuni film cult degli ultimi decenni.

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    BD COLOMIERS 2018

    Non siamo ancora saturi di avventure, e vogliamo terminare l'anno con il botto, ci siamo presi con ottimistico entusiasmo molti impegni in questa ultima tranche dell'anno, perfino troppi, in un contesto all'interno del quale non abbiamo praticamente il tempo materiale per portare avanti il lavoro.
    Che fini strateghi.
    Siamo fatti così, non vogliamo lasciare niente, preferendo inusitati impegni piuttosto che una pianificazione ragionata, poi ci lamentiamo per lo stress.

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    LUCCA COMICS&GAMES 2018

    Da domani comincia il tour des forces delle cinque giornate meno cruenti di quelle milanesi, ma sicuramente altrettanto stancanti.

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    ROMA - Una giornata particolare.

    C'ero solo quattro giorni fa, ma ancora sono in viaggio per la capitale, e il parafrasare il titolo del film del compianto Ettore Scola, mi è utile per sottolineare una di quelle giornate che, almeno sulla carta, si preannunciano "speciali".

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    Romics Caput Mundi

    Oggi è davvero l'inizio di tutto.
    Dal 6 Ottobre infatti inizierà un tourbillon di appuntamenti, interviste, festival, esposizioni, incontri e quant'altro che mi vedrà protagonista fino almeno alla metà di  Dicembre, se nel frattempo non se ne sovrappongono altri.

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    PRIMA TAPPA: OLONNE-SUR-MER

    Non so mai se sono contento o meno di ricominciare i miei pellegrinaggi per festival, da un lato la pigrizia strategica unita agli impegni che in questo periodo cominciano ad addensarsi per finire in una malloppa indistinta, come sempre, durante il periodo autunnale, dall'altra, il bisogno di evadere, la necessità di ritrovare lettori e consensi ai propri lavori, il desiderio di riappropriarsi del proprio ruolo, da molti mesi abbandonato per dedicarsi alla graphic-novel che mi ha assorbito molto, di tempo, di testa e di energie.

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    Graphic-novel again

    Dire che avevo trascurato questo spazio è dire poco e forse, definirlo un vero e proprio abbandono è un termine più calzante, visto che sono trascorsi circa otto mesi dall'ultimo post.
    Imbarazzante, lo riconosco.

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    BD dans l'Ain - Bellegarde 2017

    Quattro giorni fatti di impegni ed ulteriori viaggi, giusto poche ore prima di riprendere la valigia (tra l'altro mai riposta), per ripartire per Ginevra.
    Bellegarde sur Valserine è un piccolo borgo tra le alture non distanti da Ginevra, che all'incirca dieci anni fa mi regalò la consapevolezza che, forse, potevo davvero inoltrarmi con tranquillità

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    BÉDÈCINE ILLZACH 2017

    Si riparte.
    Novembre non è mai stato un mese tra i più tranquilli, festival a raffica ed impegni vari lo trasformano nel primo mese freddo per la temperatura e caldo per festival, scadenze varie e programmazioni prenatalizie.

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    LUCCA COMICS&GAMES 2017

    Ci risiamo, puntuali come i compleanni, arriva inesorabile il rituale di fine Ottobre che si perpetua in modo uguale, per adesso, come sempre. Lucca è un appuntamento irrinunciabile (quasi), in parte perché almeno per me, la vicinanza geografica lo permette, dall'altra perché in questi anni volenti o nolenti abbiamo sempre avuto qualcosa da promuovere e che meritasse questo sforzo.

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    Primavera... ad Eurre

    Eccoci di nuovo qua, in partenza per un altro festival BD.

    Sono felice di tornare ad Eurre dove ho lasciato amici che da molti anni apprezzano il mio lavoro e sono stati tra i primi ad invitarmi al loro "piccolo" festival (ma spiegherò meglio dopo cosa intendo, per piccolo), ma al tempo stesso dispiaciuto perché ho dovuto rinunciare a Nemoland 2017, la manifestazione organizzata dalla mia scuola, l'Accademia Nemo, oramai alla sua undicesima edizione.

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    UNA GIORNATA PARTICOLARE

    Il 30 Marzo 2017 è stata una mattina in cui oltre che un incontro all'Istituto Agrario Leopoldo II di Lorena, nel pomeriggio, all'ultimo momento, ero anche stato chiamato per partecipare ad una trasmissione televisiva su una tv locale, TV9. Come si dice: la previsione di una giornata piuttosto piena.

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    FestiBD Moulins

    È sempre piuttosto interessante partire alla volta di un nuovo festival, perché le dinamiche sostanziali oramai le conosciamo ed hanno più o meno gli stessi meccanismi, quello che cambia è il panorama, la città e la speranza, almeno per me, è quella di incontrare aree di potenziali lettori sempre nuovi, che non ti conoscono e che hanno l'opportunità di scoprire il tuo lavoro.
    In contemporanea si sta svolgendo anche BD e Beaujolais, a Villefranche, manifestazione alla quale ho già partecipato e dove ho già molti amici, ma Medina&C. che mi ha contattato a Blois, quest'anno li ha bruciati sul tempo.
    A Firenze, sono tre giorni che splende un sole primaverile, il cielo terso fa da sfondo a panorami da cartolina, e la primavera sembra voler bruciare i tempi, per cui, partire con queste prerogative, mette inevitabilmente di buon umore, anche se le previsioni francesi, almeno dal meteo che ho consultato, prevedono pioggia.
    Non capisco perché i francesi, sempre così in tendenza, sul clima debbano per forza ostinarsi a fare il contrario.
    Il volo è Air France in direzione Parigi e poi cambio per Lione, oramai è una rotta che conosciamo bene e che ha, nonostante lo scalo, pochi momenti morti che, quando il volo fila liscio è una fortuna, ma quando s'inciampa in qualche ritardo promette ansia.

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    Il manifesto del Festival realizzato da Pierre Alary.

    La prospettiva è quella di un weekend all'insegna del francese tout court, sono l'unico italiano e le speranze si parlare con questa lingua è solo con l'amico e collega Vincent Pompetti, un italo- belga che conosco da anni, per il resto sarà una full-immersion francofona, e comunque sarà un modo per perfezionarla ulteriormente. Vive la France! ( e credo sarà proprio il caso di incoraggiarli, vista la rintronata del 6a1 che si è preso il PSG con il Barcellona in Champions League).

    L'aereo ritarda un po', circa una ventina di minuti, il vantaggio è che non devo essere io ad aspettare l'autista che in effetti mi aspetta in mezzo ad un nugolo di persone con in mano un pannello con su scritto FestiBD, il suo nome è Thomas.
    Ci attendono due ore di auto per autostrade, superstrade e strade semplici dell'immensa campagna francese, sotto un sole che mi accompagna dall'Italia a dispetto delle mendaci previsioni meteo, ne indovinassero una...
    Parliamo, ne abbiamo di tempo: il mercato francese, le sue origini italiane (i suoi provengono dalla Sicilia che ahimè per lui, conosce poco), il PSG e un po' di calcio, di lui e di me e poi, vuoi il caldo, vuoi il sole che non dà tregua, vuoi pure la giornata intensa del giovedì, comincio a caracollare e alterno sprazzi di (rara) lucidità, a sonnecchiamenti altalenanti.

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    Uno scorcio di Moulins e il palazzo dei Borboni.

    Moulins al nostro arrivo, mi da l'impressione di una bella cittadina,  non è così piccola come pensavo ed ha invece una bella estensione urbana (dicono ventimila abitanti circa), si percepiscono forme architettoniche di un certo rilievo storico e poi approdiamo di fronte al nostro Hotel de Paris, che sarà la struttura che ci ospiterà durante il soggiorno.
    Pochi minuti per apprezzare la bellezza è la ricchezza degli arredi della camera dall'ampiezza di un monolocale, del resto il nostro hotel ha ben quattro stelle meritate che punteggiano il blasone all'esterno dell'ingresso, con tre belle e luminose finestre che danno su un interno tranquillo, un bagno dotato di vasca oltre che un ampia doccia, un letto sovrastato da una quantità di piumotti e cuscini che al momento di andare a letto m'impegneranno non poco nello smontaggio dell'intera struttura, ma che nell'insieme è proprio un gran bel vedere.

     

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    L'Hotel de Paris e la magnifica camera messami a disposizione.

    Squilla il citofono, già mi aspetta l'auto per portarmi al vernissage dell'inaugurazione della manifestazione.
    In questa nuova struttura abbastanza periferica di cui sinceramente mi sfugge l'utilizzo, viene celebrato il rito dell'inaugurazione, politici locali e regionali, sindaci nuovi ed ex, capi dell'associazione e vari personaggi a diverso titolo ringraziano, pontificano e, come al solito prolungano l'attesa dell'assalto all'arma bianca verso il buffet, posizionato più in alto del pavimento, in modo che tutti gli astanti vedano in bella mostra, campeggiare salatini, tartine ed ogni tipo di appetizers degni di questo nome, oltre una serie di bottiglie di vino declinate nei tre colori primari della categoria: nero, bianco e rosè.
    L'attesa è spasmodica, si vedono le facce di chi, oltre che per obbligo e buona creanza è chiamato a partecipare all'avvenimento, ma di cui l'unico ed effettivo desiderio è quello di dare sfogo a quell'atavica fame che alberga nei peggiori reconditi anfratti del nostro stomaco e si palesa rabbiosamente in quei momenti in cui, per costume o per fortunata circostanza: il cibo è gratis.
    Curiosa è un'anziana signora vestita in abiti piuttosto giovanili che per prima si è posizionata in un punto di strategica importanza per l'assalto finale ma che, al momento del "via", con nonchalance e signorile noncuranza fa finta di niente, si guarda intorno attendendo che il volgare gesto lo compia prima qualcun altro e poi, sfruttando la posizione, si getta su tutto quel ben di Dio.
    Alla fine della serata era ancora lì...

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    L'inaugurazione con le autorità locali, e il presidente della manifestazione di quest'anno: Pierre Alary.

    Io mi sento piuttosto solo, stranamente non conosco nessuno e di quei colleghi di cui so la partecipazione, e che conosco personalmente, ancora non si vedono.
    Mi unisco al balletto, visto che non c'è altro da fare.
    Gironzolo, sbevacchio e mangiucchio qualcosa, in questi divertissements i francesi sono bravi, tartine, bicchierini e intruglietti gustosi fatti di salsine e salsette non sono secondi a nessuno, poi mi apparto in una zona bar adiacente, c'è più fresco e meno gente ed il rapporto cibo/famelici è perfino migliore, e mentre mi concentro a leggere notiziole su giornali e magazine locali riguardanti la manifestazione, osservo un tizio rotondetto e rubizzo che, circospetto, si avvicina.
    Come un rapace in zona di caccia si guarda intorno, osserva, e poi allunga la mano e si infila in bocca qualsiasi tartina gli si pari di fronte, e devo dire ce ne sono parecchie allineate sui vassoi, infatti lui si ferma, continua a guardarsi intorno e, ferino, colpisce!
    Poi, evidentemente, per mascherare il suo unico interesse, e cioè ingozzarmi alle spalle del festival e risparmiare sulla cena, decide di intavolare un discorso con me, giusto per sviare i sospetti sui suoi reali obiettivi e, purtroppo per lui, poco concentrato sulla domanda mentre invece la sua attenzione andava sulla scelta del bicchierino a base di tonno o la tartina con la salsa rosè, l'unica cosa che gli viene in mente di chiedermi, ovviamente in madrelingua è qualcosa tipo:" Ma ci si riesce a vivere di fumetti?"
    Avrei voluto piangere.
    Venire nella patria della BD, dove l'autore è quasi un guru dotato di poteri speciali, dove la categoria in ogni dove bistrattata gode di una stima e di una reputazione (temo ancora per poco) invidiabile, e sentirsi fare una domanda del genere mi sarei volentieri sciolto in lacrime.
    Gli ho risposto, freddo e sistematico, tanto a lui di ciò che gli stavo dicendo non gli fregava assolutamente niente, il suo sguardo allupato si era già posato su una saporita tartare a base di pomodoro che dopo pochi  secondi era già scomparsa nella sua bocca.

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    Le Grand Café.

    La serata doveva concludersi al Gran Café, una bella struttura fine '800 ampiamente restaurata tutta stucchi e decori con enormi specchi alle pareti che ne amplificavano all'infinito l'ampiezza, qui ho visto arrivare Frederic Brremaud e poco dopo anche gli altri amici che conoscevo, Vincent Pompetti e Tarek, due autori che conosco da anni e che sapevo partecipanti alla manifestazione.
    In loro compagnia oltre che a quella simpatica di Carine, l'organizzatrice che a Blois mi aveva chiesto la disponibilità alla partecipazione, abbiamo consumato una veloce cena e poi siamo rientrati all'albergo a piedi, passeggiando amabilmente per le vie della cittadina e vedendo in notturna la bellezza del Municipio illuminato, il duomo ed altre amene strutture.
    Poi diretto a letto, una bella doccia in quello splendido bagno e poi a scrivere queste rapide note sull'IPad.
    Domani siamo in pista.

    La sale delle feste, luogo imprescindibile per ogni località francese, è all'interno di un nuovissimo complesso in via di esecuzione, prevede una mediateca ed altri edifici di utilità pubblica (che solo a vederne l'ampiezza e la consistenza, mi è venuto subito da pensare in Italia quanta gente ci avrebbe "mangiato sopra", guarda come sono/siamo ridotti), i lavori non sono ancora terminati e ci sono ancora le transenne, speriamo che la manifestazione sia stata ben pubblicizzata perché immaginarla in un luogo che sembra non ancora finito potrebbe essere un problema.
    Non lo è.
    Infatti il sabato è di fuego.

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    La "sala delle feste" e lo spazio dediche, per ultimo l'unico disegno dedicato al "cattivo" Aren Wetten Von Kreuz, della serie "La lame et la croix".

    Non credevo, ma sin dall'apertura, si è creata una fila che non è mai diminuita per l'intera giornata, al punto che all'interruzione si sono dovuti distribuire i numerini per non perdere la precedenza acquisita.
    Alla manifestazione partecipano colleghi che conosco da tempo, ed è un piacere ritrovare Pixel Venguer, un autore molto interessante ed innovativo che conobbi a Brignais quasi una decina di anni fa (ed il piacere ulteriore è quello di constatare che anche lui si ricordava piacevolmente dell'occasione), ma divido quasi tutto il mio tempo con l'amico Tarek, sceneggiatore ed artista poliforme di una simpatia esuberante e che adesso si dedica perfino all'Arte con la "A" maiuscola, proponendo i suoi dipinti di fattura etnico-metropolitana in gallerie, e il sodale Vincent Pompetti, un bravissimo disegnatore di origine abruzzese e che adoro per la semplicità, la modestia e la pacatezza, un amico con il quale adoro intrattenermi perché ha la splendida capacità di rilassarmi con la sua calma, e anche con Alexis Nolent in arte Matz, lo sceneggiatore molto conosciuto ed apprezzato, salito alla ribalta perché da una sua storia, qualche anno fa, venne estratto un film (Jimmy Bobo - Bullet to the Head) che venne prodotto da Hollywood ed interpretato da Sylvester Stallone.
    Per il resto, il report della giornata di dediche è poco interessante, perché praticamente non ho alzato mai il culo dalla sedia. Amen.

    Quello che c'è da dire invece è sull'Associazione VILTAIS (il quale motto è Vivere ed Agire),  mi chiedevo cosa fosse e a cosa servisse l'edificio (nuovo e moderno) che oltre al vernissage dell'inaugurazione, ospita gli autori ed organizzatori per i pranzi, una struttura accogliente a metà tra un albergo ed un ostello. Si tratta di una struttura di accoglienza all'interno della quale si ospitano giovani, famiglie ed immigrati in difficoltà, li si supporta, gli si insegna la lingua e gli si aiuta ad integrarsi nelle realtà sociali e si fanno lavorare. Molti dei ragazzi ospitati sono i volontari delle manifestazione e Medina stessa, il mio contatto con il quale ho comunicato per la messa a punto della mia partecipazione, è arrivata all'età di sedici anni dalla Bosnia in guerra e, come molti altri ragazzi, adesso lavora all'interno dell'associazione.
    Ecco, adesso potrei scegliere tra la filippica del confronto tra due paesi, tra due modi di concepire l'accoglienza e le finalità di uno stato e di amministrazioni moderne e calate sul territorio ma, ovviamente eviterò. Non che in Italia non esistano associazioni ce si occupino di accoglienza, ci mancherebbe, oltre al fatto che il problema massificato che noi abbiamo dello sbarco di immigranti, non è minimamente immaginabile a quello francese, ma vedere com'è possibile la gestione dell'inserimento di "persone in difficoltà" è comunque illuminante e socialmente possibile è, per certi versi confortante. Ad ognuno di voi le relative considerazioni .

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    La sede dell'Associazione Viltais.

    Finiamo alle 18,00 per fortuna, il tempo per rilassarsi un po' in albergo e poi dritti alla premiazione di autori selezionati per i premi della manifestazione, qui ci aspetta un altro discorso (di non so quale figura politica) ed un ulteriore vernissage prima della cena, accompagnato da una di quelle orchestrine francesi che si rifanno alla musica "dixieland" d'ispirazione blues, che in realtà non ci ha lasciato che alla fine della serata.

    Serata che ha avuto il suo culmine nella cena, appunto, nella splendida cappella restaurata adiacente all'Hotel de Paris, una fantastica struttura adattata a ricevimento e cene di rappresentanza che oltre ad una serie di volte affrescate presenta delle magnifiche vetrate alle pareti, un luogo davvero cult che ha donato alla circostanza una ufficialità ed un segno di distinta originalità degno delle migliori occasioni.
    Il tutto poi, guarnito da una cena in tipico stile francese, con portate davvero esclusive e che si facevano notare per un impiattamento (la nostra terminologia è migliorata con la visione di Masterchef) degni di una haute cuisine, senza contare che la qualità e la bontà dei piatti era davvero di prim'ordine.
    Poi, inevitabilmente, a letto distrutti.

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    Il municipio illuminato, le volte della cappella all'interno della quale è stata servita la cena, la band in stile "Dixieland"e l'antipasto a base di pesce.

    La domenica mattina è scorsa tranquilla, non c'è stata la ressa del giorno prima, pur facendo le nostre dediche, ma la giornata, almeno per me, dimezzata dalla necessità di partire subito dopo il pranzo in direzione di Lione, ha la valenza di un trasferimento (ancora con il fedele Thomas, oramai chauffeur ufficiale del sottoscritto), il bello della manifestazione è e resta alle mie spalle.
    Saluto i miei amici e m'incammino verso la nuovissima Citroen Picasso che mi ospiterà per il tragitto, cullandomi nel mio reiterato dormiveglia pomeridiano, mi aspettano un paio di ore di macchina.

    Che dire del festival, è stata una bella sorpresa, bella la cittadina ricca di storia e di bellezze architettoniche, molto efficiente l'organizzazione, l'accoglienza poi, veramente di primissimo ordine, l'Hotel de Paris lussuoso senza ostentazione offre un soggiorno davvero perfetto, spero sinceramente di poter tornare, perché la simpatia di Medina, Carine, Juliette &Co. merita di essere rinnovata.
    Bellissimo e, per certi versi umiliante, il riscontro di una realtà utile, efficace ed estremamente necessaria come l'Associazione VILTAIS che, anche attraverso addirittura un magazine promuove e pubblicizza i suoi interventi sul territorio, una realtà a metà tra il pubblico ed il privato che meriterebbe essere copiata, solo se ne avessimo l'intelligenza, le capacità e la volontà per farlo.
    Ecco, appunto, resterà solo un bell'esempio per noi, almeno al momento, irraggiungibile, ma almeno rimane anche la consapevolezza che da qualche parte esiste un altro modo di fare integrazione.

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    ANGOULEME + PARIS 2017

    Ormai non è più una novità, e sappiamo che in questo periodo dell'anno la destinazione è la ridente cittadina francese che ci vede ospiti nell'ultimo weekend di Gennaio, sicuramente non il periodo più agevole per condizioni climatiche (vai a capire con quali criteri i nostri cugini hanno scelto il periodo per organizzare quella che sarebbe diventata per portata editoriale la più importante kermesse fumettistica europea), noi saremo quelli che siamo, ma anche loro...

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    TRILOGIE FRANÇAISE: BELLEGARDE

    E tre...
    Terzo impegno per il rush autunnale di festival, l'ultimo del 2016, e questa volta è come andare a casa di amici, tanto sono Michel Suro e Thierry Matrinet (quest'ultimo facente parte anche della confraternita della spedizione in terra cinese).

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    TRILOGIE FRANÇAISE: BLOIS

    Solo cinque giorni dopo Grenoble, si riparte alla volta di Blois, in un viaggio che non nasconde una certa apprensione, non tanto per la distanza (anche), quanto per l'impervio percorso con cambi di vettore e quindi coincidenze da rispettare, in un alchimia che deve avere un dosaggio abbastanza preciso per non rischiare di rovinare la miscela, compromettere tutto e complicarmi la vita. Blois con circa centosettanta autori invitati ( ma arriva tranquillamente a duecento con quelli invitati direttamente dagli editori) e con 22.000 visitatori nei tre giorni di manifestazione si colloca tra uno dei più

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    TRILOGIE FRANÇAISE: GRENOBLE BD

    Andando avanti a trilogie, permettetemi un francesismo per differenziare questa da quella di Settembre.
    Impegni presi, parole date e, anche se il periodo è poco favorevole (troppe cose da fare e poco tempo per farle), c'è anche da dire che l'autunno è generalmente un periodo in cui ogni fine settimana in Francia ci sono dagli otto ai dodici (fino addirittura a ventiquattro) festival BD, e in molti dei quali oramai sono non dico un ospite fisso, ma quanto meno una presenza costante.
    Quello di Grenoble, organizzato dalla Mosquito (la mia casa editrice) è uno di quelli ai quali non posso mancare, ed infatti sono qui a smanettare sull'Ipad, per scrivere il primo di tre report in rapida successione che pubblicherò ad ogni modo a fine Novembre, alla fine di tutto, festivals e lavoro.
    Grenoble BD, che ha sostituito da qualche anno "La 5 Jours del la BD" suo festival precedente, per me oramai non ha più molti segreti, conosco gli amici che incontrerò e l'unica sorpresa è sapere con quali altri autori dovrò dividere il desk delle dediche, ma neanche quella è in realtà una sorpresa, perché è sufficiente andare su Opale BD, portale d'informazione di tutti i festival francesi in programmazione, per sapere quali sono gli autori invitati.
    Quest'anno, tra i molti, incontrerò insieme a molte altre conoscenze, le due "inseparabili" Stéphanie Dunand-Pallanz e Sophie Turrel, incontrerò nuovamente Rubén Pellejero, il grande disegnatore catalano con il quale ho condiviso la bellissima esperienza cinese, e fresco autore del ritorno alle stampe di Corto Maltese, e l'italiano Sergio Tisselli, con il suo Tex  pubblicato da Mosquito.

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    Insomma, si riparte, a Novembre ormai non è più una novità, ma quest'anno per la realizzazione del secondo volume "La lame et la croix" sono andato molto lungo, nel senso che vuoi per la lunghezza del secondo volume (72 pagine), vuoi perché la programmazione alla fine non è mai rispettata in toto, gli ultimi mesi sono stati congestionati da giornate di lungo lavoro è un po' di sana ansia (è giusto non farsela mancare mai, non foss'altro per il pepe che dissemina sulla vita), per l'insicurezza di rispettare i tempi di consegna e mancare l'uscita in anteprima ad Angouleme, come da programma.
    Sono a pagina 62 e quindi sono piuttosto tranquillo, anche se le ultime tavole sono complicate, per combattimenti, cavalli, armature e particolari di ogni tipo, oramai riesco a vedere la luce in fondo al tunnel e quindi parto a cuor relativamente leggero.

    Gli aeroporti oramai sono per me delle sale di scrittura, con il mio fido tablet ottimizzo le attese scrivendo i miei report senza togliere tempo prezioso ad altro certo, come ormai il 90% del genere umano (l'altro 10% si spera che lavori) non stacca gli occhi dal video che ha di fronte, che sia del tablet, dello smartphone o del portatile, i nostri occhi sembra che non cerchino altro, se un alieno sbarcasse adesso è dovesse dedurre chi siamo dal nostro comportamento, forse riterrebbe la vita sul globo pallosa e per niente interessante, se tutta la nostra attenzione è rivolta a dei pixel animati su degli schermi asettici.

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    Nell'ordine, in alto con l'amico Ruben Pellejero, e in basso la mostra a lui dedicata dagli organizzatori.

    A proposito di schermi, forse sono disattento io, o forse effettivamente non ne avevo visti dal vivo, ma prendendo un caffè al bar dell'aeroporto, il mio sguardo è stato attratto dal vetro del frigorifero che conteneva i gelati della Sammontana, il vetro, pur mantenendo la trasparenza e quindi permettendo la vista dei gelati contenuti, stava proiettando un filmato animato realizzato ad hoc dall'azienda stessa... forse sono ingenuo e provinciale, ma non ricordando di averne visti altri, e comunque immaginando che se una simile tecnologia può essere utilizzata a basso costo per un contenitore di gelati, allora forse la data dell'anno che stiamo vivendo non è casuale.
    È il 2016 signori miei, l'anno in cui si svolgeva la storia raccontata dal Blade Runner di Ridley Scott e forse, abituati oramai a vedere fantascienza ovunque, non ci rendiamo conto che la fantascienza la stiamo vivendo oggi è in ogni momento della nostra vita... non ci sono replicanti, è vero (ma chi può davvero dirlo?), ma si tratta solo di un dettaglio.

    Ok, adesso vi lascio, la HOP! la compagnia col salto, dell'area Air France, sta preparando il desk per l'imbarco, all'orizzonte mi appresto a salire su un misero ATR-72, un turboelica con una sessantina di posti, e mi appresto a lasciare una temperatura piuttosto mite per il periodo, per entrare a pieno titolo nell'inverno.
    Appena arrivò vi dirò che effetto fa.

    All'arrivo, in perfetto orario, mi aspettavo Henri o Didier, e mi vedo arrivare Daniel, ci metto un po' a focalizzare il personaggio, ma poi mi ricordo, è l'appassionato di rock che costruisce splendide chitarre elettriche in plexiglas, giuro, da vedere.
    Ad attendermi c'è anche Lu Ming, un artista cinese che ho conosciuto a Pechino e che ha lavorato con Mosquito, un talento di rara perizia, che disegna in una mezza tinta creata dalle nuances dei pantoni, con un disegno di impianto realistico che solo i cinesi sanno realizzare. Ci mettiamo ad una brasserie dell'aeroporto e per pranzo mi sbofonchio una tartare, tanto per entrare nel clima transalpino.
    Poi diretti a casa di Michel Jans, a Saint Egrève, è la prima volta che ci vado. Ci prendiamo un caffè, incontriamo Capucine Mazille, una illustratrice anch'essa ospite della manifestazione e mi accomodo all'albergo, La Maison des etudiates nella zona dedicata agli ospiti, ovvero ai professori invitati a fare lezione nell'ateneo.
    Qui, rilassato, riesco anche a trovare l'energia e l'originalità per scrivermi alcuni dialoghi del mio prossimo lavoro, neanche tanto male a dire la verità, e sono anche piuttosto soddisfatto... adesso non resta che inserirli nei contesti giusti.
    A cena invece du Petit Lac, consueto appuntamento  degli ultimi anni, che pare sia stato venduto, si va al restaurant Le Grand Soleil, in pieno centro, il locale è carino, attendiamo un po' gli ultimi arrivi della serata: Rubén Pellejero e la moglie Mercedes, il disegnatore Bosch, Mandryka, e poi iniziamo a cenare. Joel Alessandra ha declinato all'ultimo momento l'invito, peccato, mentre il povero Tisselli è stato tradotto in Germania, a Francoforte dove dovrà attendere per sei ora la coincidenza suo malgrado, arrivando a notte fonda. La serata tuttavia è guastata dalla confusione di un gruppo di trentenni che festeggiano un compleanno, sono una dozzina e fanno un casino infernale, e poi si dice gli italiani... al nostro tavolo tra catalano, italiano, cinese ed il francese sembra di essere ad un congresso dell'ONU, si fa fatica a parlare, ad ascoltare ed a a mantenere la concentrazione, mi assento un po' isolandomi tra una chiacchiera e l'altra, io inoltre mi sono alzato alle cinque, ho preso nell'ordine treno, aereo e automobile, praticamente l'intero parco di mezzi semovibili creati dal genere umano e sono stanco, che dite?
    Ecco, appunto, indovinato, me ne vado a letto.
    Ma non è ancora finita, il catalano Boix, un sanguigno e generoso spagnolo che muore dalla voglia di farsi sentire e farsi conoscere, nonostante navighi oltre i settanta, saputo che lavoro per la Bonelli ci tiene a parlare ancora con me mi chiede gentilmente di rimanere ancora un po', la sua vita l'ha dedicata a Phantom, in Italia conosciuto come l'Uomo Mascherato che pare nei paesi scandinavi non abbia mai perso il suo appeal e viene prodotto da editori locali con staff di disegnatori da ogni paese. Ma sopratutto chiede lumi sulle politiche bonelliane di Tex, pare abbia realizzato un paio di tavole di prova del ranger nostrano e gli sia stato risposto picche. Mi intrattengo ancora un po' spiegando che le scelte dei disegnatori (anche per tutti gli innumerevoli spin-off del personaggio) seguono delle logiche di non "immediata comprensione" oltre che essere tortuose ed indefinibili, quello che talvolta non va bene oggi va bene domani è quello che andava bene ieri, magari non è più adatto oggi, inoltre non conosco il suo disegno e non ho visto le prove e non posso essergli molto d'aiuto.

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    La piacevole sorpresa della vela realizzata con l'illustrazione della copertina del secondo volume de "La lama e la croce".

    La Maison des Etudiantes è una bella struttura dotata di molti confort, ma le camere che ci assegnano, credo siano anche più spaziose di quelle normali date ai semplici studenti, tuttavia queste hanno un bagno che sembra ricavato da quello di una roulotte, sarà più o meno un metro e mezzo quadrato ed ha un lavandino talmente piccolo che quando ti lavi i denti finisci sempre per sputare, anche se fossi dotato di ottima mira, sul gruppo erogatore, quello sì di grandezza normale, tanto il lavandino è piccolo.
    La notte passa abbastanza tranquilla , ma contraddistinta da molti risvegli, le veneziane fanno filtrare moltissima luce, per cui alle prime luci dell'alba do anch'io il buongiorno al mattino, l'unica cosa positiva è che si sogna molto, e i continui risvegli permettono di ricordarli.
    Colazione presso l'esposizione a base di croissant freschi e baguette a di giornata e cominciamo, sono accanto a Tisselli e di fronte a Lu Ming, la gente comincia ad accalcarsi di fronte a me, formando con un bel colpo d'occhio una fila numerosa di lettori in attesa di dedica che lucidano abbondantemente il mio ego e la giornata, senza alti e bassi, praticamente scorre così.
    La sera siamo al ristorante Phnom Phen, un locale con cucina mista cambogiana e vietnamita che è praticamente una tappa fissa dei festival di Grenoble al punto che negli anni ne ho visto piano, piano la lenta ristrutturazione, siedo accanto a Jean-Jacques e Rubén e di fronte a Tisselli, e con il francese è facile fare due risate, la sua simpatia è contagiosa e garbata, ed il suo sorriso contamina anche il depresso più congenito.
    Il rientro è composto da un gruppo che ha preferito farsi due passi a piedi tra le fredde strade della città, tra locali con giovani che si bevono le ultime birre della serata prima di andare a ballare, e qualche prematuro ubriaco che comincia a fare le prove della nottata, passeggio conversando amabilmente con Rubén, anche il nuovo disegnatore di Corto Maltese è una presenza tranquilla e rassicurante, sembriamo vecchi amici che si fanno confidenze notturne e anche con lui è un bel parlare.
    Domani mattinata di lavoro e poi il pomeriggio si riparte.

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    File e dediche di Grenoble BD.

    Il tempo pare clemente a Grenoble, anche stamani niente pioggia e qualche raro sprazzo di sole. La colazione è fatta nell'area sottostante la manifestazione, e qui ritroviamo anche gli amici di Bellegarde che ritroverò tra soli quindici giorni, ma tra loro oltre ad Andrè e Michel c'è anche Thierry Martinet con il quale abbiamo condiviso l'esperienza cinese, e quel sodalizio formatosi in terra mandarina, oramai è pari ad una confraternita, se si considera che a condividere la colazione c'era anche Michel Jans, Bettina Egger e Rubén, tutti facentene parte, potete immaginare come l'atmosfera si sia subito riscaldata di affetti ed esperienze condivise.
    Ma la mattinata scorre tranquilla. Molte dediche, e molte delle quali, come sempre, a beneficio dei volontari che generalmente per ultimi si fanno dedicare gli albi personali, qualcuno addirittura provenivano dal giorno precedente, visto che spesso si antepongono le dediche dei normali avventori, sacrificando i "benevoles" per ultimi.
    Oramai a Grenoble sono di casa, negli ultimi dieci anni sarò mancato si è no solo un paio di volte per cui ho moltissimi amici che mi aprezzano e mi stimano ed è un bel ritornare tra loro.
    Quest'anno con me e accanto a me avevo Sergio Tisselli (che ha pubblicato con Mosquito il Tex che ha realizzato per la Sergio Bonelli Editore nella versione Color, in un formato però che meglio esalta le qualità del lavoro, e cioè nella dimensione del cartonato e non del pocket all'italiana), Tisselli che nonostante l'età e l'esperienza è abbastanza novizio a queste scorrerie d'oltralpe, per quanto abbia, secondo me, un disegno piuttosto adatto al mercato francese, specialmente quello esigente dei collezionisti, lui che ha un acquerello fluido e coinvolgente che ben si adatta ai gusti transalpini. E in questi giorni ho letto nel suo entusiasmo per la novità e per un apprezzamento al proprio lavoro, la gioia dell'autore poco abituato ad una full immersion di dediche, tra lettori esigenti e bramosi di novità. Dentro ad ogni autore si cela il bambino che ha bisogno che la mamma gli dica "bravo" ed il mercato francese per del sue modalità intrinseche, fa la facente funzione materna, con i suoi lettori che, se ti apprezzano, hanno mille modi di dimostrartelo mettendosi in fila ed attendendo pazientemente il loro turno, ed organizzando manifestazioni ad hoc per soddisfare queste esigenze. Ecco, Sergio aveva trovato la sua mamma, glielo si leggeva negli occhi, nella modalità della chiacchiera e nell'uso di un francese che non conosce ma che scazza con disinvoltura di chi se ne frega perchè è contento di essere lì, e sono molto felice per lui.

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    Ristorante Marrakech, mi si intravede mentre converso con Tisselli, alla mia sinistra Toledano e accanto a lui l'immarcescibile Fabien Lacaf.

    Pranzo al ristorante "Marrakech", ed ho detto tutto, inutile dilungarsi con il menù, in compagnia di Tisselli, Boix e Toledano, due italiano e due spagnoli per una festa in lingua latina.
    Partenza nel pomeriggio alle 15,00 insieme al giovane Toledano, abbiamo aerei in terminal diversi ma che partono più o meno alla stessa ora, ci accompagna Didier, un collaboratore della manifestazione, appassionato ed amico che ho incontrato in  molte altre occasioni, ma sono di poca compagnia mi siedo dietro all'auto strategicamente e mi metto a dormire, praticamente mi sveglio all'aeroporto.
    Ho un paio d'orette d'attesa ma col wi-fi di sei ore garantito dall'aerostazione, oramai anche le attese si fanno sopportabili, l'unica preoccupazione è il cambio a Parigi, ho poco tempo appena un ora tra l'arrivo è l'imbarco, ma spero che il gate non sia troppo lontano, anche l'anno scorso ho avuto un viaggio del genere e mi pare non fosse eccessivamente lontano.
    Sperem.
    Sull'aereo non posso non notare e constatare che a tutte le latitudini, certi modi di fare si rincorrono come fosse un abitudine mondiale, e cioè quel comportamento che definiamo "gnorri", e cioè quelli che, pur sapendo che il loro posto è un altro, si siedono accanto al finestrino, per poi alzarsi quando arriva il legittimo occupante. Mi chiedo sempre se sono sviste casuali o se l'abusivo lo fa sempre sperando che l'altro (evidentemente più intelligente di lui) soprassieda e lo lasci al suo posto per non scomodarlo. Succede raramente, e in effetti le volte che mi è capitato, ho letto negli occhi del seduto, una sorta di implorazione come volesse dirmi "e dai, sù, via il superiore... che ti costa, lasciami qui e prendi il mio, evitando la scomodità di farmi alzare..." , sì in effetti spesso l'ho letta.
    Preghiera inascoltata, mi sono rotto i coglioni di fare sempre il superiore, ho diritto anch'io di fare il meschino, anche perché con questa scusa certi personaggi alla fine l'hanno vinta e, con aria di bieca soddisfazione: " mi scusi sa, temo che quel posto sia il mio...".
    Alzati Lazzaro.

    Comunque, sul tratto Lione-Parigi abbiamo ballato, e per dare un'ordine di grandezza all'intensità della turbolenza, mentre digitavo sul tablet, spesso non riuscivo a beccare il tasto giusto.
    Arrivo in perfetto orario, discesa nei tempi giusti ed il ricordo della medesima esperienza era esatto. Pochi metri e il gate per Firenze era proprio sopra di me:  comodo.
    L'imbarco neanche era iniziato, molta gente, Parigi non è un condominio ed il De Gaulle rappresenta esattamente l'importanza europea a livello di smistamento passeggeri di un aeroporto come quello, e quindi stare in piedi per stare in piedi, mi metto in riga nella fila che si era già composta.
    Salgo paradossalmente tra i primi passeggeri dopo quelli di Sky Priority, è appena entrato sul l'aeromobile mi pare di ricordare il capo steward, poi sposto lo sguardo sull'altro a metà del corridoio e la conferma arriva immediata, sono salito sullo stesso aereo (infatti lo chiedo allo steward che mi dà conferma, dicendogli anche se credevo potevo rimanere direttamente al mio posto, tra l'altro ero nella fila 16 e adesso sono nella 17, in effetti una logica esiste, ed ecco in effetti spiegata l'ubicazione strategica dell'arrivo, uscito dal basso (le uscite hanno un corridoio sottostante la porta d'imbarco) ed entrato nuovamente da sopra. Questa coincidenza, l'ultima volta che avevo fatto lo stesso scambio, non l'avevo notata, probabile fosse cambiato l'equipaggio, vai a sapere.

    Bene, ho scritto fin troppo, l'aereo rulla sulla pista, sono le 21,00 e siamo in perfetto orario, la carica dell'Ipad segnala rosso e tra poco mi abbandonerà comunque, l'esperienza del primo festival autunnale si ferma qui.
    Venerdì si riparte, direzione: Blois.

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    TRILOGIA DI SETTEMBRE: ...e tre!

    Quindici giorni di relativo relax, non che questo sia lavorare, e ripartiamo per l'ultimo appuntamento di questo mese tutto orientato alle pubbliche relazioni ed alle celebrazioni del compleanno di Nathan.
    Giusto il tempo per riuscire a realizzare almeno le matite delle ultime venti pagine de "La lama a la croce", il racconto che, secondo una programmazione che credevo di non riuscire a rispettare.

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    TRILOGIA DI SETTEMBRE: Noci

    Il tempo di rimanere qualche giorno a casa, e si riparte.
    Questa volta la destinazione è Noci, una ridente cittadina in quel della Puglia, una regione che a dire la verità non conosco per niente e che, se il tempo regge (ma non ho molte speranze,  viste le previsioni pessimistiche del web e degli esperti) mi piacerebbe, impegni permettendo, conoscere meglio.

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    TRILOGIA DI SETTEMBRE:Sassari

    Ci siamo, si  riparte.
    Contrariamente alle marmotte, noi (ed il plurale è majestatis), andiamo in letargo d'estate, ci rifugiamo (ormai il plurale è d'obbligo) nelle nostre tane, non a dormire, ma a lavorare. L'estate per sua natura è lavorativamente più tranquilla, anche perché io disdico tutti gli inviti ad eventuali festival, concentro le mie corvèe di realizzazione delle tavole dei futuri libri (si continua col plurale), e ci godiamo quel poco di mare che tutti questi impegni mi concedono.

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    Benvenuti!

    I°giorno di scuola.1964

    Quello che vedete, è il nuovo abito che indosserà il mio sito nei prossimi anni, cambio di look (odiosa parola), per adeguarsi ai tempi, essere più eleganti, più leggibili, più belli, insomma.
    Speriamo di esserci riusciti.

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    La fila

    Attesa Rockwell
    Un salto e via, quella è l'idea.
    C'è sempre voluto pochi minuti, parcheggio, consegno e riparto, per cui anche nei pochi minuti rimanenti prima della chiusura, sono convinto di farcela.
    Sicuro.

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    QUALCOSA E' CAMBIATO.

    Parafrasando un titolo di un film piuttosto conosciuto, mi accingo a fare una riflessione su una notizia di qualche giorno fa, in cui si annunciava che per la prima volta al mondo, l'acquisto di musica vecchia (intendendo ovviamente CD, vinili e quant'altro), aveva superato quella delle nuove produzioni.
    La cosa è davvero bizzarra se si pensa alla cavalcata di ogni forma di ricerca del nuovo in tutte le direzioni, e vedere che il pubblico preferisce il vintage, in una delle arti più rappresentative: fa pensare.

    E' da tempo che sento dire in giro che la musica degli anni '60, '70 ma anche precedente, era migliore di quella odierna, che era già stato tutto inventato e di musicisti di sì tale fatta, non se ne producevano più. Ma al di là del fatto che sembrano sempre frasi nostalgiche e un po' retrò, un conto è affermarle con un certo senso di sufficienza, magari perché legate alle nostre passioni giovanili, altro è constatarlo direttamente nei dati incontrovertibili delle vendite.

    Intendiamoci, non so se la nostra affermazione sopra citata sia vera, e non vorrei darla per buona solo perché commercialmente comprovata (il dato in sé potrebbe anche significare altro), però una riflessione la merita.
    E siccome io per quanto ami la musica non mi posso definire un esperto, translo tutta la questione nell'argomento che meglio conosco, il "fumetto", con tutti i relativi distinguo, che non sono pochi.
    Anche perché perfino l'arte o la fotografia, potrebbero essere incluse all'interno della riflessione visto che, a parer mio, i "problemi" sono i medesimi.

    La constatazione, riguardante il "Fumetto", perché è solo di una constatazione che si tratta è che, non vedendo all'orizzonte grandissime novità, grandissimi autori, grandissime innovazioni, vuoi perché è stato fatto davvero molto, si può dire di tutto, vuoi perché le produzioni sono migliaia (un po' meno i lettori), vuoi perché nella velocità del consumo i tempi di riflessione, valutazione e realizzazione di un opera sono minori, il tutto sembra andare verso una lenta normalizzazione, che tradotto si può interpretare come banalità, quanto meno deja vu.

    Per dirla volgarmente in soldoni e volendo fare proprio dei nomi, per rendere ancora più chiaro il concetto, io di gente come: Alex Toth, Sergio Toppi, Hugo Pratt, Edgar P. Jacobs, Moebius, Will Eisner, Dino Battaglia, Alberto Breccia, Alex Raymond, Andrea Pazienza, Milton Caniff, Schulz, Franquin, Hergé, Guido Crepax, Uderzo, Joe Romita, certo, direte voi, sono personaggi che hanno segnato un epoca...è vero e allora? Il discorso non vale forse anche per Simone & Garfunkel, Elvis, Deep Purple, PInk Floyd, Jimi Hendrix, Beatles e compagnia cantando, non si tratta delle stesse cose, degli stessi periodi?

    Intendiamoci, oggi ci sono belle storie, realizzate da bravissimi professionisti e colleghi, ma quel "quid", quella novità che ti "sfrizzola il velopendulo" e che una volta ti faceva sobbalzare, almeno per uno come me che ha visto molto (e che per altri hanno ascoltato molto), difficilmente, raramente...direi mai, capita.
    Capita talmente poco che, anche qui a mio modestissimo parere, per cercare variazioni sul tema il gioco degli ultimi anni (non pochi per la verità), mi pare sia stato quello di abbassare il livello, nel nostro esempio: grafico.
    Della serie che, vista l'impossibilità o l'enorme difficoltà di andare in "avanti", tanto valeva andare lateralmente, se non addirittura tornare un pochino indietro, e sdoganare chi, un tempo, nessuno si sarebbe sognato di far pubblicare, ottenendo così cose peggiori sì, ma proprio per questo diverse.
    Per cui oggi diventa "interessante" quello che ieri neanche veniva preso in considerazione, diventa nuovo quello che "non sarebbe stato all'altezza", ma il tutto diventa possibile nel mare magnum di un'editoria che bene o male "sfrutta" il bisogno, il desiderio e la pervicacia di chi, anche gratuitamente, non rinuncia a pubblicare i suoi artefatti.

    Tutto questo produrre porta solamente verso un alzamento di quantità, ma non necessariamente verso un miglioramento della qualità, e questo credo avvenga più o meno per tutto. E qui mi fermo perché andare oltre vorrebbe dire toccare anche altri temi che sconfinerebbero nell'economia e ci porterebbero chissà dove.

    L'aumento di qualità produce anche la riduzione entropica del potenziale creativo complessivo (lo so, è azzardato come parallelismo), per cui in futuro sarà, temo, difficile produrre cose nuove, perché di nuovo e da scoprire, ci sarà sempre meno, sfruttato e consumato com'è. Dovremo accontentarci di quello che accade nella moda, ciclicamente, si re-inventa qualcosa che c'è già stato, e l'abilità starà tutta li.

    Ma noi (almeno io sicuro), purtroppo, ci divertiremo sempre meno.

    Arte,Musica e Cinema
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    COLOMIERS, LA PRIMA VOLTA

    Me l'avevano detto Patricia e Jean-Jacques , due collaboratori della Mosquito simpatici ed estremamente disponibili, entrati tra le mie amicizie dalla porta principale: Colomiers è un Festival ben organizzato,

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    LUCCA 2015

    Il tempo intercorso dalla manifestazione al mio report, è indicativo del periodo che sto attraversando.
    Anzi, diciamo pure che non vedo l'ora di attraversarlo.
    Purtroppo non è solo dovuto a intasamenti di lavoro, quelli ci sono e sapevamo che ci sarebbero stati, il fatto è che è subentrato un fatto personale di estrema gravità (ma che si sta per fortuna risolvendo), che stava per compromettere la mia partecipazione a Lucca 2015. Non che il mondo si sarebbe accorto della mia assenza, per carità, siamo talmente transitori e degni di così relativa importanza che, nel marasma generale, tra strombazzamenti di annunci, proclami, promozioni, novità editoriali e non, presenzialismi al limite della tolleranza e gigionamenti vari, la mia assenza avrebbe avuto la stessa rilevanza di uno spermatozoo rimbalzato sull'ovulo.

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    3x1 OFFERTA SPECIALE

    3x1 OFFERTA SPECIALE: tre impegni per una settimana. 
    Non posso iniziare che da qui, dalla frenesia di questo periodo che non dà respiro e che mi fa girare come una trottola impazzita.
    Forse si tratta di pessima programmazione o di trascurata pianificazione, ma vi garantisco che capita, capita anche perché come un'ineluttabile Legge di Murphy, quando avete mille impegni dai quali non riuscite a venirne fuori, è matematico che ne escano altri a complicarvi ulteriormente la vita.
    Non succede mai il contrario.

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    LA DESERTIFICAZIONE...

    LA DESERTIFICAZIONE DELL'IMMAGINARIO

    Lo so, sono partito in modo apocalittico, e so perfettamente che dipingerò a tinte ben più fosche di forse (o come spero) sarà la realtà, ma credo che, iperboli o meno, l'argomento possa comunque indurre a qualche riflessione.

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