Primavera… ad Eurre

Eccoci di nuovo qua, in partenza per un altro festival BD.

Sono felice di tornare ad Eurre dove ho lasciato amici che da molti anni apprezzano il mio lavoro e sono stati tra i primi ad invitarmi al loro “piccolo” festival (ma spiegherò meglio dopo cosa intendo, per piccolo), ma al tempo stesso dispiaciuto perché ho dovuto rinunciare a Nemoland 2017, la manifestazione organizzata dalla mia scuola, l’Accademia Nemo, oramai alla sua undicesima edizione.


Quest’anno i due grandi ospiti erano l’amico Eric Goldberg (alla sua seconda edizione) ed il maestro giapponese Kazuhide Tomonaga, il regista di Lupin III, accompagnato da Takashi Namiki e Kaneko, i nostri amici giapponesi che da anni ci aiutano nell’organizzare quella parte “nipponica” del nostro festival che ormai, da anni, si è guadagnata un posto importante.
Ma come mi capita sempre più frequentemente, certe coincidenze sono spesso fastidiose perché tendono immancabilmente ad accavallare occasioni importanti tra di loro facendoti perdere momenti a cui terresti, non toccando invece periodi in cui goderesti di una libertà enorme, e su queste cose, Murphy con le sue Leggi, ci si è costruito una fortuna.

Affiche Eurre 2017

Il manifesto del Festival.

Ad Eurre incontrerò Pascale e Florent, una bellissima coppia che insieme organizzano il festival in un posticino che, la prima volta che ci arrivai, mi fece venire i dubbi sulla possibile affluenza di visitatori nei giorni del festival, tanto era sperduto e piccolo, in pratica un micro borgo fatto di una manciata di case ed una specie di rocca, perso tra le campagne del Drome.
Mai niente di più sbagliato, il fine settimana richiamati da una promozione efficace, una tradizione di attenzione a manifestazioni del genere e l’amore dei francesi verso l’arte in tutte le sue declinazioni possibili, mi ha insegnato a non dare mai giudizi avventati su location ed altro, ed attendere sempre lo svolgimento degli eventi, prima di farsi delle idee sbagliate.
Sarò l’unico italiano, per cui andrò di francese a tutto spiano, incontrerò le amiche Stéphanie Dunand-Pallanz  e Sophie Tourrel, Frank Giroud un famoso sceneggiatore, il collega di molte dediche il simpatico Xavier Delaporte è il mio sceneggiatore francese (de “La Venus du Dahomey“),Laurent Galandon, che abitando lì vicino non è potuto mancare, e molti altri che al momento dimentico.

La partenza, a causa della combinazione andata/ritorno dei biglietti aerei è addirittura di giovedì pomeriggio, per cui pernotterò a Grenoble presso il mio editore e con lui raggiungeremo la località, per poi ritornare di Lunedì, in occasione del 1o Maggio, dimezzando così l’effetto festivo della Festa dei Lavoratori, comportandomi, appunto, da lavoratore. Più coerente di così…

Arrivo a Firenze di mercoledì sera, giusto il tempo per incontrare i miei ospiti, cenare con loro e passare presso il cinema Odeon per presenziare (solo in senso figurato, io di elettronica e suono ne capisco quanto Tarzan) il check per l’audio della strumentazione microfonica, in modo di essere pronti il giorno dopo per l’inizio degli incontri, poi a letto allo Strozzi Palace Hotel, a solo trenta metri dal cinema Odeon, mai collocazione è stata più comoda di quella.
La mattina ho giusto il tempo per salutare collaboratori, invitati, studenti dei vari corsi e fare quelle minime p.r. prima dell’inizio e per trascorrere un paio d’ore alla lezione di Eric Goldberg, sempre interessante e viva, e poi il saluto a tutti e mi proietto verso la chiamata del Taxi.
A Firenze è sempre una lotteria sapere se in quel giorno la reperibilità del mezzo pubblico è ordinaria o, come capita a secondo particolari situazioni, si corre il rischio di non trovarne affatto. Ma anche in queste occasioni, generalmente la scarsità di taxi si manifesta quel giorno che non hai tempo da perdere, conti i minuti e rischi di perdere irreparabilmente il tuo mezzo; se hai tempo, agisci con anticipo e ti premunisci con accortezza, generalmente ti arriva in due minuti, non c’è traffico e devi grattarti gli zebedei in sala d’attesa di fronte al gate.
E poi ditemi se uno come Murphy, alla fine, non finisce per starvi sulle palle.
Oggi è un giorno così, il vantaggio è che spippolo sull’IPad, inganno il tempo e mi avvantaggio sul mio report.
Adesso non mi rimane che partire.

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Due vedute di Eurre.

All’arrivo a Ginevra, sotto un cielo coperto e grigio, invece di Michel Jans c’è ad aspettarmi JeanJacques, un simpatico collaboratore della Mosquito, la mia casa editrice, ed insieme ci dirigiamo al parcheggio. La temperatura è invernale e sulle cima delle montagne é caduta una neve che le ha imbiancate ed appaiono giusto pronte per una sciata fuori stagione.
JJ è molto simpatico e da sempre abbiamo stretto un’intesa amichevole e confidenziale ed entrambi ci immergiamo immediatamente in una conversazione full time in francese fino alla nostra destinazione, e cioè casa sua e di Patricia, non dormirò infatti da Michel come pensavo, ma da loro.
Al nostro arrivo ad Allevard, raggiungiamo una bella villetta immersa nel verde di un quartiere tranquillo in un paesino di montagna tranquillo anch’esso, ma che come tutti i paesini francesi consta di Sala delle Feste, stadio, cinema, museo, piscina ed un’infinità di altre strutture ad uso sociale e, faccio presente, ha solo 4000 abitanti.
Mi sistemo in una bella cameretta al secondo piano, in una sobria villetta con parquet in legno, ordinata e molto accogliente, con un ampio studio composto di un’intera libreria che copre interamente tutta la superficie della stanza e che gli invidio non poco per l’ordine con cui è organizzata e poiché straripante di fumetti e serie BD al gran  completo.
Il giorno dopo partiremo in direzione Grenoble-Valence-Eurre.
Ceniamo insieme parlando amabilmente, oramai sembro un francese da generazioni e, pare, comprendo e dialogo su tutti gli argomenti che tocchiamo, il tutto bagnato da un intenso Rum indiano che riscalda l’ambiente e, verso mezzanotte, sinceramente stanco, me ne vado a letto.

Per tutta la notte credo sia caduta un’incessante pioggerellina lenta, debole ma fastidiosa che non ha rinunciato a ricordarci che l’inverno, anche se sul calendario ha finito il suo tempo, in realtà é ancora capace di far sentire i suoi morsi.
La mattina partiamo tutti alla volta di Grenoble dove pranzeremo a casa di Michel, editore in Chief della Mosquito, rivedo il patron della casa editrice sempre volentieri, ci conosciamo da anni ed il nostro legame è forte e stretto da stima ed affetto reciprochi. Non conoscevo però il suo lato culinario, in assenza della moglie Josephine infatti, si dimostra un valente chef cucinandoci della carne e delle patate gratinate proprio buone e, con amabilità, ci aggiorniamo sui nostri lavori, i nostri progetti e i prossimi steps che dovremo fare insieme.
Poi ci rimettiamo in marcia insieme a Patricia e JJ, alla volta della stazione TGV di Valence, qui dovremo prendere Eve Tharlet, una disegnatrice/illustratrice con la quale dovremo andare nel pomeriggio a fare una sessione speciale di dediche a Loriol, in una Mediateca Pubblica.

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La locandina dell’incontro alla Mediateca di Loriol, con il mio nome storpiato alla francese.

Il tempo è cambiato e, come da previsioni e anche perché siamo scesi verso sud, abbiamo abbandonato le nubi per farci illuminare da uno splendido sole che, come da copione, ha anche aumentato la temperatura ambientale a livelli ai quali ci eravamo abituati nelle ultime settimane. Nella Biblioteca abbiamo incontrato Pascale, la moglie di Florent, uno degli organizzatori del Festival e abbiamo cominciato a far le dediche, in modo calmo, senza fretta ma incessantemente per tre ore, circondati da bambini ed adulti incuriositi.
A fine pomeriggio ci siamo diretti ad Eurre dove, insieme ai bénévoles dell’organizzazione che avevano nel frattempo allestito la sala delle feste del microscopico paese, ci siamo seduti intorno ad un tavolo ed abbiamo cominciato a mangiare le pizze che ci erano state portate da una pizzeria Indiana (quando si dice che oramai il più famoso piatto italiano ha decisamente conquistato il mondo) e, tra l’altro, non era neanche male. Tra una chiacchiera ed una risata ognuno ha salutato l’altro è si è diretto verso casa, ed io sono stato accompagnato a La Saliere, l’hotel vicino ad una rotatoria dove mi ricordavo di essere già stato.
Domani cominciamo.

La mattina è di festa: presentazione del festival da parte del presidente ed autorità municipale e poi un piccolo tour a vedere le mostre, non ultima quella dei ragazzi delle elementari.
Ora, l’esposizione delle tavole, o meglio, delle storie realizzate dai ragazzi é esplicativa, e lo é perché quello che salta all’occhio é la capacitá di raccontare, la conoscenza dei meccanismi del fumetto e delle sue regole di rappresentazione, frutto di un insegnamento ed una vicinanza al medium agevolata dalla scuola. Non si tratta infatti di semplici “disegnini” di fattura infantile, ma sono storie di senso compiuto raccontate con dovizia di particolari, personaggi e quant’altro.
Questo meccanismo, perpetrato da sempre, permette la costruzione di giovani lettori, giovani addetti ai lavori e giovani autori di domani, permettendo alla BD di essere un ingranaggio importante per il comparto editoriale, oltre che una perfetta macchina di produzione culturale.
Fine del pippone esemplificativo.

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Il salone prima dell’inizio delle danze.

Pranzo ed aperitivo si svolgono in contemporanea all’aperto, sotto la tenso-struttura fuori dal salone delle feste, la presentazione della struttura del “castello” rappresentativo di Eurre, tutto ricoperto di tartine e una mezz’oretta dopo, l’apparizione dei recipienti ricolmi di insalate e cous cous facenti parte del pranzo del sabato.
Avevo già avuto modo di salutare amici vecchi e nuovi, e pranzando insieme a Laurent Galandon, Olivier Berlion, Pago e Damien Vidal, simpatico collega che avevo avuto modo di conoscere a Villefranche un paio d’anni addietro.
Alla fine tutto dentro per l’inizio della sessione di dediche che si protrae fino alle 19,00 e, si sa, di questo c’è ben poco da dire: ti siedi, tiri fuori tutti gli strumenti necessari, fai accomodare il primo lettore della fila e cominci a disegnare, alzandoti solo per impellenti bisogni fisici.
Punto.

La sera birretta d’aperitivo sotto il sole calante di una bellissima giornata di un tempo che finalmente è tornato ad essere primaverile, alcune chiacchiere tra di noi (ripeto: una necessaria full-immersion di francese no-stop), conosco un simpatico autore di nome Alain Junot che fa l’archeologo ed ha unito lavoro e competenze professionali insieme alla passione della BD per realizzare insieme ad un disegnatore una serie al tempo dell’Antica Roma che gli permette di divulgare in modo intelligente le sue conoscenze, e poi mi viene presentata una signora di nome Maria che parla un po’ d’italiano, e questo ovviamente con l’intento di agevolarmi nella lingua facendomi sentire un po’ meno “straniero”, situazione a dire il vero, non solo che non mi pesa affatto ma che al contempo preferisco per migliorare il mio francese.

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La fine del primo giorno di festival, piccolo aperitivo prima della cena, in primo piano a sinistra il gentile Damien Vidal, con nonchalance mi sorregge il bicchiere per poter permettermi di fare la foto.

Maria è una produttrice di aglio francese che, per la particolarità e le caratteristiche del seme, vende in tutta Europa e spesso viaggia per l’Italia, conoscendo abbastanza bene la lingua, ed è così che passiamo alcuni minuti insieme tutto volti alla conoscenza del tubero, a me sconosciuto, se non come condimento in alcuni piatti importanti e noto soprattutto per lo sgradevole odore che lascia al nostro alito, da cui l’attento utilizzo in particolari circostanze pubbliche.
A cena tutti a la Saleine, l’albergo che accoglie tutta l’allegra brigata (a conti fatti, noi autori siamo in ventiquattro) ma assieme a noi oltre che molti organizzatori ci sono anche “bouquiniste” (venditori di BD usate e d’occasione) ed espositori della manifestazione oltre a diversi volontari.
Io siedo insieme alle amiche Sophie e Stéphane, la simpatica Eve e Xavier, accanto a me c’è Pago e JJ e Patricia e tutta la famiglia di Nicolas Juno, Florent (il presidente) e la serata trascorre tranquilla tra una risata, una chiacchiera e apprezzando il classico cena francese, aperitivo a base di insalatina e formaggio, pollo con patate e legumi, un fromage blanche (una specie di yogurt più denso ma con minor sapore che viene mischiato con lo zucchero) e il dolce con la raffigurazione del manifesto del festival. Queste serate sono carine e conviviali ma, per certi versi abbastanza complicate almeno per me, il rumore di sottofondo è alto, le conversazioni si accavallano velocemente e non è facile a volte seguire i fili dei ragionamenti, ma sono sempre molto simpatiche, fraternizziamo ed io, a dire la verità, sono trattato come un francese.
Poi, carichi come zampogne, c’è ne andiamo a letto.

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Alcuni momenti del festival.

La mattina della domenica è accompagnata dalla simpatico incontro di possessori di Renault d’epoca, che si sono dati appuntamento per la riunione annuale nel nostro albergo, e questo scatena una conversazione  tra due colleghi(?) che hanno esperienze di guida rally e che parlano, con una certa competenza di questo ed io, piacevolmente colpito, ascolto.
JJ ci viene a prendere con la sua confortevole Touran, e all’orario prestabilito ci facciamo trovare nel salone delle feste, dove i preparativi per il pranzo sono già frenetici, un enorme pentolone di almeno un metro e venti di diametro è già a bollire con il condimento per les moules (le cozze), in effetti, per quanto non siamo in una località di mare, la domenica ad Eurre è tradizione il pranzo a base di zuppa di cozze con patate fritte e, non lontano da là, un gazebo con una ragazza che continuativamente realizza impasto per le crêpes impilandone una sul’altra. Ma dopo una breve occhiata all’interno del salone, ci accorgiamo che esattamente allo scoccare dell’orario d’inizio della manifestazione la fila, almeno in corrispondenza della mia posizione, conta almeno già cinque persone, non ho neanche il tempo di salutare i colleghi che mi metto a lavoro e, si sa, il culo non si smuove di  lì fino all’ora di pranzo.
Praticamente, dopo aver interrotto forzatamente la fila per regalarmi la meritata pausa, mi sono alzato per dirigermi a pranzo, dove fortunatamente Michel mi aveva riservato un posto accanto a lui nello spazio autori. Infatti in corrispondenza della cassa, dove i visitatori della manifestazione potevano ordinare i loro piatti, la fila si sviluppava per diverse decine di metri. Ad Eurre, come in molti altri festival autori e visitatori si mischiano in una simpatica promiscuità senza creare problema alcuno, e la cosa regala un bel colpo d’occhio di convivialità.
Pranzo amabilmente insieme a Xavier Delaporte e Michel, parlando un mix di francese (che non ho mai abbandonato per tutti e cinque i giorni) ed italiano, e con la famiglia di Juno, un nuovo autore Mosquito (jeunesse) che al seguito si è portato una tranquilla ed unita famiglia fatta di tre splendidi ragazzi carini e rispettosi che sarebbero l’orgoglio di ogni padre.
Poco tempo, giusto un’oretta per rifocillarsi e poi dritti al desk, dove già tre persone, erano pazientemente in fila da chissà quanto per non perdere la priorità; tenete presente che in Francia non si sgarra, se uno desidera due dediche, appena fatta la prima, si rimette in fila per la seconda, ed è così che hanno fatto più persone in questo fine settimana; così come non esiste mettere il foglietto con il nome per poi andarci a fare i propri comodi, qui si aspetta pazientemente il proprio turno perché il bello non è il mero “possesso” della dedica quanto vederla realizzata sotto i propri occhi e possibilmente parlare con l’autore.
Cose già dette? Pazienza, le sentirete di nuovo, certe cose del resto sono sempre utili per capire le differenze e, come ben sappiamo, sono nei particolari che si nascondono i concetti più chiarificatori di molte questioni.
Dovremmo partire alle 17,00 ma per venire incontro alle persone che si sono messe in fila ed esaudire le loro richieste finiamo per partire un’ora dopo.
Ma in effetti sono stanco, quattro giorni di francese continuo e sessioni di dediche no-stop, sono dure, ma la compagnia piacevole di JJ e Patricia, anch’essi stanchi perché hanno lavorato per l’intera giornata insieme ai volontari dell’organizzazione, fa trascorrere piacevolmente anche l’ora e mezzo di viaggio che ci riportaad Allevard.
Dopo un pasto semplice ma gustoso e quattro chiacchiere intorno alla marea di materiale (praticamente tutto quello pubblicato da Hugo Pratt, con tanto di originali e disegni del maestro di Malamocco), andiamo tutti a letto.
In camera, sul vetro del velux, si sente picchiettare la pioggia che ha ripreso nuovamente a scendere, siamo solo a poco più di cinquecento metri di altitudine, ma paesaggio e clima sembrano invernali, ed è così che ci addormentiamo.

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Dediche al femminile.

La mattina, ben prima della sveglia, il silenzio invece è assordante, ma è solo in bagno che mi accorgo che la pioggia della sera si è trasformata in neve, e siamo solo al Primo Maggio: incredibile. Partiamo per l’aeroporto di Ginevra sotto una neve che a tratti si trasforma in pioggia, e viaggiamo per un po’ di tempo sulla linea di demarcazione che divide la neve dalla pioggia, linea disegnata sul crinale delle montagne intorno a noi, imbiancate come fossero inondate da una massa enorme di zucchero a velo.
La giornata è grigia, non fredda ma ha l’aspetto invernale.
Saluto JJ per la splendida compagnia, per le continue e mai noiose conversazioni che mi hanno fatto trascorrere cinque giorni intensi, ma al tempo stesso appaganti.
L’idea di di ripartire domani per Firenze mi angustia un po’, mi concederei volentieri una giornata di riposo, ma non ho tempo per altro, il volo Easyjet per Pisa mi aspetta.

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Risveglio con neve a bassa quota.

E mi sa che Pisa dovrà aspettarmi ancora un po’, visto che a causa del maltempo ci hanno fatto atterrare a Bologna, è così siamo riusciti a prolungare la “vacanza” che, a dire il vero, mi sembrava già abbastanza lunga. Il maltempo che pare ci avesse fatto partire in ritardo e di cui ci avevano preventivamente comunicato, deve essere stato monumentale per evitarci l’atterraggio. Non oso immaginare la quantità di tuoni, fulmini, uragani e trombe d’aria necessarie per giustificare un cambiamento così radicale di un piano di volo, prima di scatenare tutte le mie maledizioni conosciute all’intera compagnia low-cost.
Adesso siamo qui, in attesa di sapere se dobbiamo salire tutti su un pullman e benedire le prossime ore con un viaggio autostradale, oppure attendere un nuovo piano di volo che ci permetta, finalmente, di arrivare alla nostra destinazione naturale, sperando che gli dei dell’Olimpo abbiano placato le loro ire dando tregua alla città della torre.

Alfine siamo partiti, in pratica per un volo che invece di un’ora e mezza é durato semplicemente il doppio. Abbiamo fatto una sosta a Bologna, non si sa bene perché visto che molte persone che erano ad attendere i relativi passeggeri hanno comunicato ai medesimi che gli aerei atterravano, pare, con regolarità.
Visto il pieno di carburante fatto, che il pilota a Ginevra se lo fosse dimenticato?
Boh.
Fatto sta che l’unica nota positiva è che sopra le nuvole, come sempre, risplende un bel sole che prelude all’estate, quando sotto invece sembra si faccia di tutto per non dimenticare l’inverno.
Lo so, ci accontentiamo di poco, e al momento si balla anche un po’ tanto che faccio perfino fatica a premere i tasti giusti sull’IPad e indovinate in questo frangente che mi viene in mente?
Un bel piatto di pasta, che banalità, eh?

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