TRILOGIE FRANÇAISE: GRENOBLE BD

Andando avanti a trilogie, permettetemi un francesismo per differenziare questa da quella di Settembre.
Impegni presi, parole date e, anche se il periodo è poco favorevole (troppe cose da fare e poco tempo per farle), c’è anche da dire che l’autunno è generalmente un periodo in cui ogni fine settimana in Francia ci sono dagli otto ai dodici (fino addirittura a ventiquattro) festival BD, e in molti dei quali oramai sono non dico un ospite fisso, ma quanto meno una presenza costante.
Quello di Grenoble, organizzato dalla Mosquito (la mia casa editrice) è uno di quelli ai quali non posso mancare, ed infatti sono qui a smanettare sull’Ipad, per scrivere il primo di tre report in rapida successione che pubblicherò ad ogni modo a fine Novembre, alla fine di tutto, festivals e lavoro.
Grenoble BD, che ha sostituito da qualche anno “La 5 Jours del la BD” suo festival precedente, per me oramai non ha più molti segreti, conosco gli amici che incontrerò e l’unica sorpresa è sapere con quali altri autori dovrò dividere il desk delle dediche, ma neanche quella è in realtà una sorpresa, perché è sufficiente andare su Opale BD, portale d’informazione di tutti i festival francesi in programmazione, per sapere quali sono gli autori invitati.
Quest’anno, tra i molti, incontrerò insieme a molte altre conoscenze, le due “inseparabili” Stéphanie Dunand-Pallanz e Sophie Turrel, incontrerò nuovamente Rubén Pellejero, il grande disegnatore catalano con il quale ho condiviso la bellissima esperienza cinese, e fresco autore del ritorno alle stampe di Corto Maltese, e l’italiano Sergio Tisselli, con il suo Tex  pubblicato da Mosquito.

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Insomma, si riparte, a Novembre ormai non è più una novità, ma quest’anno per la realizzazione del secondo volume “La lame et la croix” sono andato molto lungo, nel senso che vuoi per la lunghezza del secondo volume (72 pagine), vuoi perché la programmazione alla fine non è mai rispettata in toto, gli ultimi mesi sono stati congestionati da giornate di lungo lavoro è un po’ di sana ansia (è giusto non farsela mancare mai, non foss’altro per il pepe che dissemina sulla vita), per l’insicurezza di rispettare i tempi di consegna e mancare l’uscita in anteprima ad Angouleme, come da programma.
Sono a pagina 62 e quindi sono piuttosto tranquillo, anche se le ultime tavole sono complicate, per combattimenti, cavalli, armature e particolari di ogni tipo, oramai riesco a vedere la luce in fondo al tunnel e quindi parto a cuor relativamente leggero.

Gli aeroporti oramai sono per me delle sale di scrittura, con il mio fido tablet ottimizzo le attese scrivendo i miei report senza togliere tempo prezioso ad altro certo, come ormai il 90% del genere umano (l’altro 10% si spera che lavori) non stacca gli occhi dal video che ha di fronte, che sia del tablet, dello smartphone o del portatile, i nostri occhi sembra che non cerchino altro, se un alieno sbarcasse adesso è dovesse dedurre chi siamo dal nostro comportamento, forse riterrebbe la vita sul globo pallosa e per niente interessante, se tutta la nostra attenzione è rivolta a dei pixel animati su degli schermi asettici.

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Nell’ordine, in alto con l’amico Ruben Pellejero, e in basso la mostra a lui dedicata dagli organizzatori.

A proposito di schermi, forse sono disattento io, o forse effettivamente non ne avevo visti dal vivo, ma prendendo un caffè al bar dell’aeroporto, il mio sguardo è stato attratto dal vetro del frigorifero che conteneva i gelati della Sammontana, il vetro, pur mantenendo la trasparenza e quindi permettendo la vista dei gelati contenuti, stava proiettando un filmato animato realizzato ad hoc dall’azienda stessa… forse sono ingenuo e provinciale, ma non ricordando di averne visti altri, e comunque immaginando che se una simile tecnologia può essere utilizzata a basso costo per un contenitore di gelati, allora forse la data dell’anno che stiamo vivendo non è casuale.
È il 2016 signori miei, l’anno in cui si svolgeva la storia raccontata dal Blade Runner di Ridley Scott e forse, abituati oramai a vedere fantascienza ovunque, non ci rendiamo conto che la fantascienza la stiamo vivendo oggi è in ogni momento della nostra vita… non ci sono replicanti, è vero (ma chi può davvero dirlo?), ma si tratta solo di un dettaglio.

Ok, adesso vi lascio, la HOP! la compagnia col salto, dell’area Air France, sta preparando il desk per l’imbarco, all’orizzonte mi appresto a salire su un misero ATR-72, un turboelica con una sessantina di posti, e mi appresto a lasciare una temperatura piuttosto mite per il periodo, per entrare a pieno titolo nell’inverno.
Appena arrivò vi dirò che effetto fa.

All’arrivo, in perfetto orario, mi aspettavo Henri o Didier, e mi vedo arrivare Daniel, ci metto un po’ a focalizzare il personaggio, ma poi mi ricordo, è l’appassionato di rock che costruisce splendide chitarre elettriche in plexiglas, giuro, da vedere.
Ad attendermi c’è anche Lu Ming, un artista cinese che ho conosciuto a Pechino e che ha lavorato con Mosquito, un talento di rara perizia, che disegna in una mezza tinta creata dalle nuances dei pantoni, con un disegno di impianto realistico che solo i cinesi sanno realizzare. Ci mettiamo ad una brasserie dell’aeroporto e per pranzo mi sbofonchio una tartare, tanto per entrare nel clima transalpino.
Poi diretti a casa di Michel Jans, a Saint Egrève, è la prima volta che ci vado. Ci prendiamo un caffè, incontriamo Capucine Mazille, una illustratrice anch’essa ospite della manifestazione e mi accomodo all’albergo, La Maison des etudiates nella zona dedicata agli ospiti, ovvero ai professori invitati a fare lezione nell’ateneo.
Qui, rilassato, riesco anche a trovare l’energia e l’originalità per scrivermi alcuni dialoghi del mio prossimo lavoro, neanche tanto male a dire la verità, e sono anche piuttosto soddisfatto… adesso non resta che inserirli nei contesti giusti.
A cena invece du Petit Lac, consueto appuntamento  degli ultimi anni, che pare sia stato venduto, si va al restaurant Le Grand Soleil, in pieno centro, il locale è carino, attendiamo un po’ gli ultimi arrivi della serata: Rubén Pellejero e la moglie Mercedes, il disegnatore Bosch, Mandryka, e poi iniziamo a cenare. Joel Alessandra ha declinato all’ultimo momento l’invito, peccato, mentre il povero Tisselli è stato tradotto in Germania, a Francoforte dove dovrà attendere per sei ora la coincidenza suo malgrado, arrivando a notte fonda. La serata tuttavia è guastata dalla confusione di un gruppo di trentenni che festeggiano un compleanno, sono una dozzina e fanno un casino infernale, e poi si dice gli italiani… al nostro tavolo tra catalano, italiano, cinese ed il francese sembra di essere ad un congresso dell’ONU, si fa fatica a parlare, ad ascoltare ed a a mantenere la concentrazione, mi assento un po’ isolandomi tra una chiacchiera e l’altra, io inoltre mi sono alzato alle cinque, ho preso nell’ordine treno, aereo e automobile, praticamente l’intero parco di mezzi semovibili creati dal genere umano e sono stanco, che dite?
Ecco, appunto, indovinato, me ne vado a letto.
Ma non è ancora finita, il catalano Boix, un sanguigno e generoso spagnolo che muore dalla voglia di farsi sentire e farsi conoscere, nonostante navighi oltre i settanta, saputo che lavoro per la Bonelli ci tiene a parlare ancora con me mi chiede gentilmente di rimanere ancora un po’, la sua vita l’ha dedicata a Phantom, in Italia conosciuto come l’Uomo Mascherato che pare nei paesi scandinavi non abbia mai perso il suo appeal e viene prodotto da editori locali con staff di disegnatori da ogni paese. Ma sopratutto chiede lumi sulle politiche bonelliane di Tex, pare abbia realizzato un paio di tavole di prova del ranger nostrano e gli sia stato risposto picche. Mi intrattengo ancora un po’ spiegando che le scelte dei disegnatori (anche per tutti gli innumerevoli spin-off del personaggio) seguono delle logiche di non “immediata comprensione” oltre che essere tortuose ed indefinibili, quello che talvolta non va bene oggi va bene domani è quello che andava bene ieri, magari non è più adatto oggi, inoltre non conosco il suo disegno e non ho visto le prove e non posso essergli molto d’aiuto.

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La piacevole sorpresa della vela realizzata con l’illustrazione della copertina del secondo volume de “La lama e la croce”.

La Maison des Etudiantes è una bella struttura dotata di molti confort, ma le camere che ci assegnano, credo siano anche più spaziose di quelle normali date ai semplici studenti, tuttavia queste hanno un bagno che sembra ricavato da quello di una roulotte, sarà più o meno un metro e mezzo quadrato ed ha un lavandino talmente piccolo che quando ti lavi i denti finisci sempre per sputare, anche se fossi dotato di ottima mira, sul gruppo erogatore, quello sì di grandezza normale, tanto il lavandino è piccolo.
La notte passa abbastanza tranquilla , ma contraddistinta da molti risvegli, le veneziane fanno filtrare moltissima luce, per cui alle prime luci dell’alba do anch’io il buongiorno al mattino, l’unica cosa positiva è che si sogna molto, e i continui risvegli permettono di ricordarli.
Colazione presso l’esposizione a base di croissant freschi e baguette a di giornata e cominciamo, sono accanto a Tisselli e di fronte a Lu Ming, la gente comincia ad accalcarsi di fronte a me, formando con un bel colpo d’occhio una fila numerosa di lettori in attesa di dedica che lucidano abbondantemente il mio ego e la giornata, senza alti e bassi, praticamente scorre così.
La sera siamo al ristorante Phnom Phen, un locale con cucina mista cambogiana e vietnamita che è praticamente una tappa fissa dei festival di Grenoble al punto che negli anni ne ho visto piano, piano la lenta ristrutturazione, siedo accanto a Jean-Jacques e Rubén e di fronte a Tisselli, e con il francese è facile fare due risate, la sua simpatia è contagiosa e garbata, ed il suo sorriso contamina anche il depresso più congenito.
Il rientro è composto da un gruppo che ha preferito farsi due passi a piedi tra le fredde strade della città, tra locali con giovani che si bevono le ultime birre della serata prima di andare a ballare, e qualche prematuro ubriaco che comincia a fare le prove della nottata, passeggio conversando amabilmente con Rubén, anche il nuovo disegnatore di Corto Maltese è una presenza tranquilla e rassicurante, sembriamo vecchi amici che si fanno confidenze notturne e anche con lui è un bel parlare.
Domani mattinata di lavoro e poi il pomeriggio si riparte.

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File e dediche di Grenoble BD.

Il tempo pare clemente a Grenoble, anche stamani niente pioggia e qualche raro sprazzo di sole. La colazione è fatta nell’area sottostante la manifestazione, e qui ritroviamo anche gli amici di Bellegarde che ritroverò tra soli quindici giorni, ma tra loro oltre ad Andrè e Michel c’è anche Thierry Martinet con il quale abbiamo condiviso l’esperienza cinese, e quel sodalizio formatosi in terra mandarina, oramai è pari ad una confraternita, se si considera che a condividere la colazione c’era anche Michel Jans, Bettina Egger e Rubén, tutti facentene parte, potete immaginare come l’atmosfera si sia subito riscaldata di affetti ed esperienze condivise.
Ma la mattinata scorre tranquilla. Molte dediche, e molte delle quali, come sempre, a beneficio dei volontari che generalmente per ultimi si fanno dedicare gli albi personali, qualcuno addirittura provenivano dal giorno precedente, visto che spesso si antepongono le dediche dei normali avventori, sacrificando i “benevoles” per ultimi.
Oramai a Grenoble sono di casa, negli ultimi dieci anni sarò mancato si è no solo un paio di volte per cui ho moltissimi amici che mi aprezzano e mi stimano ed è un bel ritornare tra loro.
Quest’anno con me e accanto a me avevo Sergio Tisselli (che ha pubblicato con Mosquito il Tex che ha realizzato per la Sergio Bonelli Editore nella versione Color, in un formato però che meglio esalta le qualità del lavoro, e cioè nella dimensione del cartonato e non del pocket all’italiana), Tisselli che nonostante l’età e l’esperienza è abbastanza novizio a queste scorrerie d’oltralpe, per quanto abbia, secondo me, un disegno piuttosto adatto al mercato francese, specialmente quello esigente dei collezionisti, lui che ha un acquerello fluido e coinvolgente che ben si adatta ai gusti transalpini. E in questi giorni ho letto nel suo entusiasmo per la novità e per un apprezzamento al proprio lavoro, la gioia dell’autore poco abituato ad una full immersion di dediche, tra lettori esigenti e bramosi di novità. Dentro ad ogni autore si cela il bambino che ha bisogno che la mamma gli dica “bravo” ed il mercato francese per del sue modalità intrinseche, fa la facente funzione materna, con i suoi lettori che, se ti apprezzano, hanno mille modi di dimostrartelo mettendosi in fila ed attendendo pazientemente il loro turno, ed organizzando manifestazioni ad hoc per soddisfare queste esigenze. Ecco, Sergio aveva trovato la sua mamma, glielo si leggeva negli occhi, nella modalità della chiacchiera e nell’uso di un francese che non conosce ma che scazza con disinvoltura di chi se ne frega perchè è contento di essere lì, e sono molto felice per lui.

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Ristorante Marrakech, mi si intravede mentre converso con Tisselli, alla mia sinistra Toledano e accanto a lui l’immarcescibile Fabien Lacaf.

Pranzo al ristorante “Marrakech”, ed ho detto tutto, inutile dilungarsi con il menù, in compagnia di Tisselli, Boix e Toledano, due italiano e due spagnoli per una festa in lingua latina.
Partenza nel pomeriggio alle 15,00 insieme al giovane Toledano, abbiamo aerei in terminal diversi ma che partono più o meno alla stessa ora, ci accompagna Didier, un collaboratore della manifestazione, appassionato ed amico che ho incontrato in  molte altre occasioni, ma sono di poca compagnia mi siedo dietro all’auto strategicamente e mi metto a dormire, praticamente mi sveglio all’aeroporto.
Ho un paio d’orette d’attesa ma col wi-fi di sei ore garantito dall’aerostazione, oramai anche le attese si fanno sopportabili, l’unica preoccupazione è il cambio a Parigi, ho poco tempo appena un ora tra l’arrivo è l’imbarco, ma spero che il gate non sia troppo lontano, anche l’anno scorso ho avuto un viaggio del genere e mi pare non fosse eccessivamente lontano.
Sperem.
Sull’aereo non posso non notare e constatare che a tutte le latitudini, certi modi di fare si rincorrono come fosse un abitudine mondiale, e cioè quel comportamento che definiamo “gnorri”, e cioè quelli che, pur sapendo che il loro posto è un altro, si siedono accanto al finestrino, per poi alzarsi quando arriva il legittimo occupante. Mi chiedo sempre se sono sviste casuali o se l’abusivo lo fa sempre sperando che l’altro (evidentemente più intelligente di lui) soprassieda e lo lasci al suo posto per non scomodarlo. Succede raramente, e in effetti le volte che mi è capitato, ho letto negli occhi del seduto, una sorta di implorazione come volesse dirmi “e dai, sù, via il superiore… che ti costa, lasciami qui e prendi il mio, evitando la scomodità di farmi alzare…” , sì in effetti spesso l’ho letta.
Preghiera inascoltata, mi sono rotto i coglioni di fare sempre il superiore, ho diritto anch’io di fare il meschino, anche perché con questa scusa certi personaggi alla fine l’hanno vinta e, con aria di bieca soddisfazione: ” mi scusi sa, temo che quel posto sia il mio…”.
Alzati Lazzaro.

Comunque, sul tratto Lione-Parigi abbiamo ballato, e per dare un’ordine di grandezza all’intensità della turbolenza, mentre digitavo sul tablet, spesso non riuscivo a beccare il tasto giusto.
Arrivo in perfetto orario, discesa nei tempi giusti ed il ricordo della medesima esperienza era esatto. Pochi metri e il gate per Firenze era proprio sopra di me:  comodo.
L’imbarco neanche era iniziato, molta gente, Parigi non è un condominio ed il De Gaulle rappresenta esattamente l’importanza europea a livello di smistamento passeggeri di un aeroporto come quello, e quindi stare in piedi per stare in piedi, mi metto in riga nella fila che si era già composta.
Salgo paradossalmente tra i primi passeggeri dopo quelli di Sky Priority, è appena entrato sul l’aeromobile mi pare di ricordare il capo steward, poi sposto lo sguardo sull’altro a metà del corridoio e la conferma arriva immediata, sono salito sullo stesso aereo (infatti lo chiedo allo steward che mi dà conferma, dicendogli anche se credevo potevo rimanere direttamente al mio posto, tra l’altro ero nella fila 16 e adesso sono nella 17, in effetti una logica esiste, ed ecco in effetti spiegata l’ubicazione strategica dell’arrivo, uscito dal basso (le uscite hanno un corridoio sottostante la porta d’imbarco) ed entrato nuovamente da sopra. Questa coincidenza, l’ultima volta che avevo fatto lo stesso scambio, non l’avevo notata, probabile fosse cambiato l’equipaggio, vai a sapere.

Bene, ho scritto fin troppo, l’aereo rulla sulla pista, sono le 21,00 e siamo in perfetto orario, la carica dell’Ipad segnala rosso e tra poco mi abbandonerà comunque, l’esperienza del primo festival autunnale si ferma qui.
Venerdì si riparte, direzione: Blois.

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